Zuppa pasquale, la tradizione in una preparazione.


La Pasqua è, insieme al Natale, la festa per cui vengono preparati il maggior numero di cibi particolari. Se a essa si sommano poi il periodo che la precede, quaresima e Settimana Santa, e che la segue, periodo pasquale ma anche alcune feste dopo, il numero e la varietà di pietanze che da Nord a Sud sono state elaborate nel tempo è veramente vastissimo. Ognuna di esse è espressione del territorio geografico di appartenenza ma, aspetto più significativo, delle tradizioni che in esso dimorano e delle disponibilità alimentari locali.

Di certo, uno dei piatti che meno ci aspetteremmo di sentire associati a questa festa, la più importante del Cristianesimo, è senza dubbio una zuppa. Piatto spesso semplice e povero che viene consumato tutti i giorni e che è saldamente ancorato alla tradizione contadina può assumere talvolta, come in questo caso, un ruolo assolutamente inconsueto.

Bisogna certamente precisare che non esiste un solo tipo di zuppa ma, come ho voluto accennare nella mia presentazione, moltissime ricette che alcune aree geografiche italiane hanno elaborato nel tempo. Un vero e proprio mondo insomma che racchiude in sé anche proposte diversissime tra loro e che, in alcuni casi, non sono delle zuppe ma meritano comunque di essere citate.





Questo viaggio non può iniziare senza la "minestra maritata", tipica della cucina campana. Il nome deriva dall'abbinamento, matrimonio appunto, tra verdure e carne. Una zuppa molto antica, già conosciuta dagli antichi Romani. Infatti nell'opera "De Re Coquinaria" del famoso Marco Gavio Apicio del I secolo d. C. compare una minestra di verdure e maiale. Oltre a questa, però, non vi sono altre testimonianze della sua presenza ed evoluzione nel tempo. Nel napoletano fu introdotta presumibilmente per opera degli Aragonesi nel XIV secolo; sono presenti molti piatti simili in vari Paesi europei. Una pietanza non solo sinonimo di festa ma, soprattutto, di buon auspicio.

Anche il "brodetto pasquale", "er brodetto", rientra in questo mondo articolato, ed è tipico della tradizione romana. Anche questo deriva addirittura dall'antica Roma, mentre la prima testimonianza della sua presenza si ha attorno al Quattrocento nel "Libro De Arte Coquinaria" di Maestro Martino. Un piatto associato al mondo rurale e, in generale, ai ceti bassi perché era costituito da ciò che avanzava in cucina e quello che l'orto poteva offrire. Era consumato solo il giorno di Pasqua, non prima.

"La Pia" invece è una zuppa di grano molisana che è associata al comune di Sant'Agapito, in provincia di Isernia.

La "zuppa di Pasqua di Montalcino" è un'altra squisitezza che rientra in questa categoria; un piatto povero della tradizione contadina. L'ingrediente principale sono gli spinaci, una proposta che in realtà è un piatto unico, unione di carne di varia tipologia (gallina e agnello, per esempio) e verdure. Nella preparazione erano inserite anche le cosiddette "uova immature", oggi poco conosciute ma considerate una prelibatezza (quelle che si trovano dentro la gallina), e i fegatini di pollo.

In Lombardia e Toscana per questa festa molto importante sono diffusissimi anche i brodi, soprattutto quello di cappone.

La "tardura" invece è tipica dell'Emilia Romagna, una preparazione apparentemente povera e semplice. Appartiene certamente alla tradizione contadina ma è associata ai giorni di festa perché costituita da brodo di carne a cui sono aggiunti uova, parmigiano grattugiato e noce moscata.

In Veneto invece non possono mancare le "tagliatelle in brodo di carne", uno dei piatti più conosciuti della regione. Non a caso un famoso detto recita:


"tagliatelle, bo, vin tondo e fugassa"


ovvero, "tagliatelle in brodo di carne, vino corposo e focaccia", tutti cibi non solo sostanziosi ma dai forti simbolismi.

Piatti, tradizioni e storia che si associano a una festa molto importante ma, soprattutto, al desiderio di uomini e donne di festeggiare, anche e soprattutto attraverso lo straordinario mondo alimentare!
 

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