Evviva la pappa al pomodoro!
"Evviva evviva! Oggi a desinare si è finalmente cambiato minestra! Abbiamo avuto una eccellente pappa al pomodoro alla quale le ventisei bocche dei convittori del collegio Pierpaoli han rivolto con ventisei sorrisi il più caldo e unanime saluto (...)"
Sono queste le parole contenute in "Il giornalino di Gian Burrasca" di Vamba, Luigi Bertelli (1912), romanzo scritto nel 1907 e uscito a puntate, prima testimonianza scritta di questa preparazione tipica della cucina regionale toscana.
Forse però alla mente di tutti appare con più facilità la scena di un allegro e scatenato Gian Burrasca (Rita Pavone) cantare "viva la pappa col pomodoro" nella miniserie diretta da Lina Wertmuller e trasmessa dal 19 dicembre 1964 al 6 febbraio 1965 e poi replicato alcune volte nei decenni successivi.
Di certo la pappa al pomodoro è un piatto profondamente legato alla cucina italiana, soprattutto in alcune aree ben precise del Paese. Un piatto gustoso che simboleggia sia l'arrivo della stagione calda e dei suoi gustosissimi prodotti, tra cui i pomodori, ma anche della cucina tradizionale con le sue ricette e i piatti da valorizzare e conoscere.
Di certo la nostra protagonista è una preparazione semplice, appartenente alla cucina povera e contadina, quella che utilizzava i prodotti oggi troppo spesso sottovalutati o, addirittura, considerati uno scarto ma che una volta erano tesori preziosi che l'orto e la dispensa potevano offrire.
Un piatto che, oggi più che mai, può e deve apparire moderno e attuale perché, come molte altre gustosissime elaborazioni regionali, è costituito da ingredienti semplici e pensato per non sprecare materie prime, a partire dal pane raffermo utilizzato per la sua preparazione. Una squisitezza che può insegnare molto sul tema della, spesso, controversa etica del cibo e della tavola.
I suoi ingredienti sono semplici e appartengono alla tradizione contadina: pane toscano (senza sale), brodo vegetale, aglio, pomodoro, basilico, sale, pepe e l'immancabile olio extravergine di oliva.
Un piatto che si lega indissolubilmente alla meravigliosa cucina toscana ma che, nonostante la sua origine povera, è relativamente recente. Il pomodoro infatti, nonostante fu uno dei prodotti a essere portati in Europa dal Nuovo Mondo, iniziò a essere utilizzato in cucina (soprattutto in quelle povere) relativamente tardi, attorno al Settecento inoltrato.
Il nome della nostra protagonista deriverebbe dal fatto che "pappa", nel gergo fanciullesco, è tutto ciò che costituisce il pasto ma anche, più probabilmente, deriva da "pasticcio". L'idea infatti di una sorta di pasticcio contadinesco appare assolutamente plausibile.
A differenza di quanto ho affermato all'inizio, desidero precisare che la pappa al pomodoro può essere preparata tutto l'anno: durante la bella stagione vengono utilizzati infatti i pomodori freschi, mentre in autunno/inverno la conserva di pomodoro, un tempo preparata in quasi tutte le famiglie.
Le zuppe poi si legano particolarmente non solo al mondo contadino, all'idea di povertà e semplicità ma anche al lavoro e all'esigenza di avere piatti pronti da consumare, che richiedessero poco tempo per essere scaldati e, soprattutto buoni e sostanziosi. Naturalmente è sempre bene ricordare che non esiste una sola ricetta ma tante varianti differenti da un territorio all'altro in funzione degli ingredienti disponibili o anche delle tradizioni alimentari in essi presenti.
Un piatto che, pur nella sua semplicità è gustosissimo, tanto da essere apprezzato nel tempo da personaggi celebri come Pellegrino Artusi e Giovanni Righi Parenti, grande esperto di cucina toscana.
Tradizioni di gusto e storia che oggi sono sempre più apprezzate e proposte, anche in chiave moderna o reinterpretandole come fanno alcuni ristoranti gourmet. Quello che conta però è, a mio avviso, mai dimenticarsi l'enorme patrimonio culturale e culinario di cui sono portatori e la loro importanza per la storia della cucina e dell'uomo.



Commenti
Posta un commento