Cibi, gusti e viaggi di Garibaldi, eroe italiano.

 

Giuseppe Garibaldi (Nizza, 4 luglio 1807 - Caprera, 2 giugno 1882) fu uno dei principali protagonisti del Risorgimento, figura nota e amata lungo tutto lo Stivale. Un uomo certamente particolare, schietto e risoluto, anche in cucina!

Dal punto di vista delle predilezioni culinarie fu infatti un personaggio semplice, senza particolari pretese. Amava molto i prodotti della campagna strettamente collegati alla tradizione contadina. Prediligeva infatti zuppe di verdure e legumi, formaggi ma certamente non poteva mancare sulla sua tavola il pesce, per segnare lo stretto legame con il mare e i suoi doni. Questi potevano essere di differente origine, sia nella natura che nelle simbologie sociali e culturali a essi collegati. Amava molto infatti, per esempio, sia lo stoccafisso che gli scampi. 


(Napoli, 1861)


Nel corso della sua vita si dedicò anche a differenti attività collegate al cibo o, comunque, alle materie prime che lo costituiscono. Agricoltura e apicoltura sono due esempi significativi di questo aspetto; l'ultima, inoltre, era particolarmente amata dall'eroe risorgimentale.

Nel corso della sua vita si abituò a consumare, anche per esigenze pratiche, cibi da marinai ovvero pietanze conservate che potevano quindi essere facilmente trasportate e stipate.

Fu anche un grande estimatore della polenta, era una preparazione cha amava moltissimo. Aspetto estremamente curioso della sua figura è che, nonostante fosse una personalità che spesso aveva a che fare con persone di cultura e politica, e quindi con piatti di un certo livello, non disdegnava affatto cibi e materie prime profondamente associati al popolo. La polenta, appena citata, è un esempio significativo di quanto appena affermato.

Il suo modo di mangiare era un vero e proprio pensiero: attento e per nulla incline agli eccessi o alle eccezioni, anche in corrispondenza di eventi particolari. Era infatti anche una persona molto responsabile nel consumo e nella lotta agli sprechi, una figura quindi assolutamente moderna in campo alimentare, un vero e proprio precursore della sensibilità verso il cibo e le materie prime che lo compongono che, ancora oggi, non abbiamo pienamente raggiunto.

Aveva certamente delle passioni: il caffè anzitutto ma anche il rosolio, suo liquore preferito.

In alcune scelte alimentari o, in generale, preferenze fu influenzato dai suoi viaggi e dalle esperienze in altri Paesi. Un esempio particolarmente importante è la sua permanenza per lungo tempo in America del Sud che determinò la sua passione per la carne. Tra l'altro un aspetto estremamente curioso è che, quando arrivò in quelle località, avviò una piccola attività di commercio di paste alimentari.

Altro alimento da lui particolarmente amato furono le olive, preparate in vario modo: in salamoia, molto mature o conservate sotto sale.

Per capire meglio questa personalità schietta e autentica anche dal punto di vista alimentare è utile ricordare che durante la spedizione nel Sud Italia consumava lo stesso cibo dei soldati: pane (gallette che si potevano conservare) e prodotti sottratti alle popolazioni locali e frutto di agricoltura e allevamento.

Quelli dell'America del Sud non erano gli unici cibi stranieri apprezzati dal nostro protagonista: vi era infatti un piatto appartenente alla cucina nizzarda che amava molto: la pissaladière. E' una variante della pizza costituita da pasta con sopra olive nere, acciughe e cipolle.

I biscotti Garibaldi, ancora in commercio e molto apprezzati, sono una particolarità inglese testimone concreta non solo dei viaggi di questo eroe ottocentesco, ma anche del suo stretto rapporto e profondo affetto con l'Inghilterra.

Un uomo particolare e risoluto insomma, anche nei gusti alimentari e nell'attaccamento alla terra, al mare e alle attività a essi associati. Un bell'esempio ancora oggi per le giovani generazioni e, non di meno, a tutte quelle persone famose che si scordano (troppo spesso) dell'importanza delle tradizioni e della storia alimentare.

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