Brodo di polpo, una tradizione che non ti aspetti!

 

Ogni festa, lo sappiamo, racchiude in sé moltissime tradizioni di differente natura che sono frutto delle sedimentazioni storiche, di influenze e contaminazioni con altri popoli e culture oppure anche, più semplicemente, di fattori interni a un determinato tessuto sociale. Tutto ciò vale naturalmente anche per il mondo alimentare che, anzi, è ricchissimo di tesori preziosi di gusto e storia, spesso anche poco conosciuti!

Quando si parla di tradizioni gastronomiche legate alla Befana la nostra mente va infatti ai numerosissimi dolci che costellano i territori italiani e sono parte integrante della storia della gente che vi abita. Ci sono però anche tradizioni inattese, che si discostano dalla regola comune e costituiscono un unicum gustoso e interessantissimo, il protagonista di questo approfondimento è un esempio significativo di tutto ciò. 





Il brodo di polpo è infatti una tradizione napoletana particolare, uno street food oggi quasi dimenticato che però era molto apprezzato nei secoli scorsi dalla gente povera perché costituiva una fonte (seppure esigua) di sostentamento a buon mercato. Con pochi soldi infatti si poteva avere una tazza con un tentacolo di polpo cotto (ranfatella) che era parzialmente immerso nel suo brodo caldissimo. Proprio quest'ultimo era anche un valido corroborante contro i rigori invernali.

Anche Matilde Serao nella sua opera "Il ventre di Napoli" (1890) lo descrive:


"Con due soldi si compera un pezzo di polipo bollito nell'acqua di mare, condito con peperone fortissimo: questo commercio lo fanno le donne, nella strada, con un focolaretto e una piccola pignatta"


Una tradizione che era particolarmente attiva la notte del 5 gennaio, mentre i bimbi aspettavano l'arrivo della befana e i più grandi erano impegnati nella ricerca degli ultimi regali. 

Il "o bror 'e purp" è, in realtà, tra i piatti di strada più antichi di Napoli. Le sue origini sono secolari, addirittura si ritiene particolarmente legato all'antica Grecia anche se si diffuse e consolidò a Napoli solo intorno al XIV secolo. Un piatto che, per tradizione, come ho accennato prima era consumato da chi non si poteva permettere qualcosa di più sostanzioso, golosità apparentemente semplice ma molto gustosa che anticamente era preparata e consumata anche in occasioni particolari come la nascita di un bambino, come documenta Boccaccio nel 1339.

Un vero e proprio patrimonio culturale, rito e performance nella totalità della sua preparazione che veniva accompagnata da urla, slogan e piccoli siparietti con la funzione duplice di catturare l'attenzione degli avventori e, al tempo stesso, mostrar loro quanto era grosso e succoso il polpo da cui si ricavava il brodo e che costituiva parte integrante del gustoso piatto. Cibo e bevanda confortante che scaldava e, seppur minimamente, nutriva come affermò Giuseppe Marotta, scrittore, sceneggiatore e paroliere italiano della prima metà del secolo scorso che nella sua opera "L'oro di Napoli" definì il nostro protagonista "il tè del mare".

Un piatto del popolo insomma che oggi sta scomparendo perché sostituito da altri street food che dominano il cuore dei napoletani e, soprattutto, il palato dei tanti turisti che affollano le strade di questa magnifica città. 

Gusto e storie che andrebbero recuperate e che si legano, inaspettatamente, alla befana restituendoci tutta la bellissima e avvincente complessità delle cultura gastronomica dei nostri territori.

Commenti

Post più popolari