giovedì 13 novembre 2014

Le origini del senso del gusto.

Questo articolo ha la funzione di spiegare, seppur brevemente, alcuni processi culturali, antropologici e storici che stanno alla base del gusto di una determinata popolazione.  Sappiamo tutti come quest'ultimo non sia uniforme nel tempo e nello spazio ma in costante cambiamento, soggetto ad influssi sociali, economici e culturali. In riferimento a ciò, se ci pensiamo bene, il gusto dei nostri genitori non coincide col nostro. Esso esula dalla mera suddivisione scientifica nei cinque sensi o nei processi chimico-fisici che stanno alla base delle percezioni gustative ma si carica di esperienze, ricordi e si, anche sensazioni... di un profondo aspetto culturale insomma.
E' nella concezione aristotelica che si configurano i cinque sensi come strumenti per stabilire la qualità del cibo; ben più antica è la relazione tra percezione degli alimenti, vita, anima e religione. Questi ultimi aspetti hanno avuto ed hanno ancora un ruolo importante nel momento in cui si considera un cibo buono o comunque idoneo ad essere consumato.

(allegoria dei cinque sensi e dei quattro elementi,
Parigi, Louvre)

Per la scienza, come si vedrà meglio negli articoli successivi, il gusto e i sensi sono da sempre discriminanti fondamentali che hanno consentito all'uomo di sopravvivere attraverso il riconoscimento di sostanze dannose. Secondo Aristotele invece, il passaggio dalla percezione alla conoscenza avviene attraverso il sensus communis, che è a capo di tutte le esperienze sensorie; i sensi inoltre secondo ciò sono classificati in ordine di importanza, per la concezione dell'epoca: vista, udito, olfatto, gusto e tatto ed avrebbero un forte legame con i quattro elementi.
La teoria che i sensi siano alla base della conoscenza e quindi dell'esperienza umana permarrà anche successivamente. Durante il Medioevo però questa concezione si modificò assumendo anche e soprattutto connotati negativi, secondo la logica cristiana del tempo, i sensi erano diaboliche armi capaci di tentare l'uomo e distoglierlo quindi dalla retta via.
L'arte elabora e documenta tutto ciò in opere come quella presente qua sotto, di Jan Bruegel il Vecchio,"L'udito, il tatto e il gusto", 1616-1618  circa, Madrid, Prado.


Nell'opera il tipo di derrate alimentari e la loro collocazione in punti diversi e specifici assume diversi significati: sensualità, piacere peccaminoso ma anche e soprattutto il gusto, senso che presiede al banchetto. In particolar modo le provviste alimentari di vario genere collocate senza ordine a lato in primo piano, suggeriscono probabilmente l'idea dell'abuso sconsiderato dei piaceri dei sensi. Il Pavone sottolinea tutto ciò, essendo un rimando alla natura effimera della bellezza fisica e all'ingiustificata vanità che essa suscita.
Ritornando al tema principale, è chiaro come l'aspetto alimentare è il protagonista per eccellenza di tutti questi discorsi; è altrettanto palese come fattori di diversa natura influenzarono tutto ciò. L'argomento può sembrare pesante e poco interessante ma se ci pensiamo bene è alla base dell'elaborazione delle percezioni gustative e quindi delle preferenze alimentari di popoli o aree geografiche. Vedremo successivamente come cultura, etnologia e storia siano stati importanti in tutto ciò.

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