Corbezzolo, che colori quel frutto!

 

Il corbezzolo è una pianta molto particolare che colora i paesaggi invernali con i suoi frutti, aggiungendo piccoli punti di vivacità al paesaggio spento. Il suo nome (particolarissimo) è Arbutus Unedo e ne indica anche alcune delle sue caratteristiche: la prima parte della prima parola deriva da "ar" che nella lingua celtica voleva dire "aspro"; la seconda parte invece sta a significare "cespuglio". La seconda parola invece deriva dal latino "unus" ovvero "uno" ed "edo" cioè "mangio". Questo particolare nome venne dato da Plinio il Vecchio che non apprezzava il suo gusto insipido.





E' certamente una pianta tipica dell'area mediterranea i cui frutti di un bel rosso acceso si raccolgono in autunno inoltrato e colorano le piante e i paesaggi. Tra l'altro ci vuole quasi un anno affinché maturino.

Un aspetto curioso è che nell'antica Grecia i frutti del corbezzolo avevano lo stesso nome delle fragole.

Le tradizioni antiche gli attribuivano funzioni molto particolari come quelle di tenere lontani gli spiriti malvagi e le streghe. Era spesso raccolto come protettore della famiglia o anche per confezionare rimedi naturali. 

Tuttavia in Italia fu nell'Ottocento che il corbezzolo divenne una pianta particolarmente conosciuta perché assunta come simbolo dell'Italia unita. I cuoi cromatismi infatti richiamavano il tricolore: il verde delle foglie, il bianco dei fiori e il rosso dei frutti. Proprio per questo motivo Giovanni Pascoli gli dedicò l'ode "Al corbezzolo".

Una pianta che oggi è, purtroppo, dimenticata o sottovalutata anche se molte realtà stanno cercando di recuperarla e farla conoscere. In passato invece era molto conosciuta e apprezzata dalla gente povera per i suoi numerosi utilizzi; di questi confetture e mostarde sono certamente i più conosciuti.

Ad esse si aggiungono il vino di corbezzolo ottenuto dalla fermentazione dei frutti e in uso in diversi Paesi; l'acquavite presente in Sardegna, una soluzione alcolica ma anche il miele prodotto in diverse regioni tra cui: Sardegna, alcune zone della Toscana, la Corsica e le Marche. Oltre a ciò le foglie, ricche di tannini, erano utilizzate per la concia delle pelli.

Come ho già accennato, è utilizzato anche per preparare molti rimedi, anche grazie al suo alto contenuto in vitamina C, E e altre sostanze benefiche.

Alcune tradizioni antiche affermano che un consumo elevato di questi frutti possa procurare una leggera ubriachezza. Proprio per questo motivo la tradizione vuole che venisse usato per i riti legati a Dioniso.

Nella recente tradizione popolare invece simboleggia l'amore e la gelosia a causa dei suoi 2 colori: esterno rosso e polpa gialla.

Un frutto molto particolare che va ancora conosciuto a fondo per poter essere valorizzato e, soprattutto, far rivivere una parte di storia delle nostre tradizioni ormai sconosciuta e dimenticata.

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