Tutto il gusto dell'inverno, deliziosi friarielli!

 

I friarielli sono un dono della natura semplice e squisito che è possibile gustare generalmente da ottobre fino a marzo. Dei veri e propri tesori di gusto, tradizioni alimentari e, non da ultimo, virtù benefiche!

Nei secoli scorsi era la collina del Vomero il luogo d'eccellenza della loro coltivazione, oggi l'area è più estesa e va dalla zona nord-est di Napoli alle province di Avellino e Benevento fino alla Piana del Sele.

Un vegetale che si lega ad alcune cucine del Sud Italia, in particolar modo a quella napoletana. Proviene dalla Brassica Campestris, un particolare tipo di broccolo. La differenza tra la cima di rapa e il nostro protagonista è che la prima comprende molte parti della pianta, mentre il secondo solo le infiorescenze acerbe. C'è da aggiungere anche che in altre zone sono spesso confusi con ortaggi locali simili ma con caratteristiche vegetative e di gusto differenti.




Un vegetale ricco anche di aneddoti e storie curiose sia sulla sua origine che sui vari utilizzi di cui è stato protagonista nei secoli. L'origine del suo nome infatti è incerta, alcuni sostengono che derivi da una parola che vuol dire "broccoletti invernali", mentre altri da un verbo napoletano che indica l'atto di friggerli.

Il suo consumo si lega profondamente con la capacità dell'uomo di sfruttare le risorse del territorio per poter portare qualcosa sulla tavola. Cibi e pietanze che hanno caratterizzato per secoli la cucina povera di molti Paesi oltre all'Italia e che ora si stanno riscoprendo e (sempre più) apprezzando come dei veri e propri tesori di gusto, storia e cultura alimentare!

Nel caso dei nostri protagonisti, per esempio, secondo la tradizione pare fossero gli scarti delle cucine reali che erano contesi dalle donne povere in cerca di cibo da portare in tavola.

La cucina partenopea vuole che questi gustosi vegetali vengano serviti come piatto unico, generalmente associati alla carne di maiale o messi sulla pizza, quest'ultima è la scelta che viene fatta con maggior frequenza e molto amata anche dagli estimatori di questi prodotti provenienti dal Nord.

I friarielli anticamente, dopo essere stati lavati (e, anzi, ancora bagnati) erano cotti nello strutto, un grasso assolutamente economico e alla portata delle famiglie povere, a esso era unito l'aglio, il sale e il peperoncino piccante. Un modo di cucinarli assolutamente non casuale ma dettato, non solo dalla povertà ma, soprattutto, dalla necessità di assumere cibi che potessero essere in qualche modo sostanziosi. I nostri protagonisti infatti, pur contenendo vitamine e sali minerali necessitavano della presenza di un grasso come lo strutto per poter essere un'alternativa accettabile per il sostentamento fisico.

C'è da precisare che sono molto amati non solo dalla cucina partenopea ma anche da quelle di altre regioni che, nel tempo, hanno elaborato numerose proposte tradizionali per poterli trasformare e, soprattutto, gustare. Sono inoltre presenti anche in Paesi differenti dall'Italia; la cucina cinese ne costituisce un esempio significativo.

Nel corso del tempo la loro presenza nella cucina e, soprattutto, all'interno della società fu documentata da numerosi libri e trattati. Nell'opera "Historia della vulgata", scritta da un monaco, la loro origine viene fatta risalire attorno all'anno 1694.

Oggi questi gustosissimi vegetali sono sempre più proposti e apprezzati, anche nella cucina moderna e in quella professionale dei ristoranti rinomati. Altrettanto numerose sono poi le reinterpretazioni che vengono proposte sia da cuochi che da food blogger che testimoniano, non solo la grande attenzione che ruota attorno ai friarielli, ma anche una curiosa ma positiva riscoperta delle tradizioni di un pezzo straordinario d'Italia.

Commenti

Post più popolari