La zuppa funebre tra storia e tradizioni.


Da sempre il cibo ha avuto una connessione con le varie forme di religione; i riti funebri sono sicuramente l'esempio più significativo di questo rapporto. Materie prime e piatti non solo sono stati nutrimento per i defunti nell'aldilà, ma anche dono per le divinità dell'oltretomba, veicolo per la sopravvivenza delle anime e modo per onorare la loro memoria.

Fin dall'antichità i riti funebri hanno avuto come parte integrante del loro svolgimento l'atto di alimentarsi o nutrire simbolicamente il defunto o, in alternativa, allestire banchetti in suo onore. Questo insieme di simboli e significati ha influenzato enormemente anche le pratiche legate al Cristianesimo, all'interno delle quali si sono innestate nel tempo anche credenze e riti di matrice popolare e/o contadina, assai differenti da un territorio all'altro.

In questo panorama assai ampio ci sono una serie di materie prime e di piatti che hanno un forte legame con il rito funebre o, più in generale, con la memoria dei defunti che si celebra all'inizio del mese di novembre.


(Hans Holbein il Giovane, Danza macabra,
xilografia, part., XVI secolo)


La zuppa funebre rientra indubbiamente all'interno di questo tema. E' in realtà una categoria di preparazioni che venivano (e vengono in alcuni casi ancora oggi) preparate per commemorare i fedeli defunti, soprattutto in occasione del 2 novembre; sono generalmente di matrice popolare. Il ruolo centrale e simbolico da esse assolto è associato agli ingredienti di cui sono costituite: prevalentemente legumi, cereali e/o semi. Materie prime associate alla morte, alla discesa agli inferi ma anche alla vita nuova, che torna e che trionfa, come evidente associazione del messaggio evangelico e, più anticamente, dei miti associati al rinnovamento dei raccolti e alla loro ciclicità. Una tradizione, quella di preparare minestre e zuppe come elementi di commemorazione, che è fortemente associata a molti territori italiani, ma che è anche collegata a pratiche di carità verso i poveri e i bisognosi. In Irpinia, per esempio, e in altre località si distribuisce una zuppa di legumi o altri ingredienti, come ceci, ai poveri.

Una tradizione che sbaglieremmo tuttavia a pensare tipica solo dei territori del Centro-Sud Italia, perché fortemente presente anche al Nord col nome di "minestra dei morti", piatto povero che ha nelle differenti versioni due ingredienti comuni: i fagioli e il grasso del maiale, solitamente lardo pestato ma dipende dalle località.

Vi sono anche piatti tipici che vengono preparati in occasioni di feste o ricorrenze importanti durante l'anno, tra cui la nostra protagonista. E' il caso della "zuppa alla canavesana", tipica del Piemonte, a base di verza cotta con pancetta e/o lardo a cui poi è aggiunto brodo ed è accompagnata da crostoni di pane abbrustolito e gratinato con formaggio.

Per quanto riguarda gli ingredienti che, come ho detto all'inizio di questo approfondimento, sono dei simboli potenti dei defunti e della loro commemorazione, le fave ne costituiscono un esempio significativo. Congiunzione del terreno con l'ultraterreno, simbolo di rincarnazione, alcune culture pensavano che contenessero le anime dei morti e che andavano consumate perché, in tal modo, potevano trasmettere la benedizione del defunto al nucleo familiare o, in generale, alla comunità alla quale apparteneva. Va detto che questi simbolismi si originarono anche e soprattutto dalle caratteristiche morfologiche di tali materie prime e/o dal loro ciclo vitale.

La zuppa funebre è quindi un piatto presente in molte località italiane e anche di altri Paesi, non solo occidentali. In Giappone, per esempio, durante l'Hozen Ryori, il pasto che costituisce il banchetto funebre, tra i cibi che vengono consumati è inserita anche la nostra protagonista.

Tornando al territorio italiano ci sono altri due esempi che desidero menzionare: la "zuppa dei morti" della Val Susa, preparata con grissini e la "Jota". Quest'ultima è un piatto tipico del Friuli-Venezia Giulia e di parte della Slovenia e dell'Istria, pietanza povera, come dice il nome stesso che significa "fatta di niente", ma che possiede comunque numerose varianti. Una possibile origine di questo piatto è riconducibile alla minestra che le classi più abbienti distribuivano ai poveri dopo il funerale., in conformità con una pratica citata in precedenza.

La zuppa funebre è l'ennesimo esempio di rapporto tra cibo e cultura umana e ponte tra passato e presente che, in questo caso, è anche tra un di qua e un di là che può essere indagato, in un certo senso, anche attraverso la storia delle preparazioni gastronomiche.

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