venerdì 1 agosto 2014

I preferiti da Bertoldo: storia e vicissitudini dei fagioli.

"Qui giace Bertoldo che morì tra aspri e doli per poter mangiare rape e fagioli". Così recita la scritta sulla lapide di Bertoldo, contadino protagonista della novella di Giulio Cesare Croce in cui esso, non potendosi nutrire della sua zuppa a base di fagioli perché per i suoi meriti era stato invitato a vivere a corte, ne morì per la mancanza. Questo rivela come i fagioli fossero stati per molto tempo uno dei pochi prodotti della terra ad essere accessibili anche alle classi povere.
Ma non è sempre stato così. I fagioli furono uno dei prodotti giunti in Europa dal Nuovo Mondo, ce lo ricorda lo storico francese Toussant-Samat affermando "i fagioli sono apparsi molto tardi nelle pentole occidentali" . Portati in Spagna da Hernand Cortes, ne furono donati alcuni a Papa Clemente VII come particolare omaggio dal Nuovo Mondo; egli affidò la loro coltura al canonico Piero Valeriano, molto appassionato di botanica. Ben presto vennero coltivati nelle proprietà del Pontefice che li apprezzò molto e ne incoraggiò la diffusione. Fu proprio il canonico a convincere Caterina De Medici a portarli in Francia, quando partì per convogliare a nozze con il delfino Henri de Valois.
Grazie a ciò essi divennero parte integrante di un famoso piatto francese: il cassoulet, preparato a secondo dei luoghi come un umido di oca, anatra, maiale o castrato con contorno di fagioli bianchi.
Nello stesso periodo nel bellunese iniziarono e si diffusero le coltivazioni di questo ortaggio.
Il loro nome deriverebbe da héricot, dalla derivazione germanica di harigoté o héricoq, indicante una specie di ragout fatto di carne e vegetali.
Con l'introduzione di Caterina De Medici essi divennero un vegetale per ricchi e nobili perché erano molto rari e quindi costosi. Successivamente vari botanici ed esperti notando che si conservavano ottimamente una volta essiccati e possedevano un elevato potere saziante, decisero di estenderne le coltivazioni .

(Annibale Carracci, Il mangiatore di fagioli, Galleria
Colonna, Roma)

Ciò ebbe ingenti ripercussioni economiche e sociali: i prezzi calarono notevolmente e contemporaneamente i nostri protagonisti divennero alimento per poveri guadagnandosi inoltre la fama di formidabili "produttori di gas", da qui il soprannome gonfle-gus ovvero gonfia poveri.
 Nonostante questo cambiamento di pensiero molti gastronomi e medici attribuivano ad essi varie qualità terapeutiche. Bartolomeoo Scappi nel suo libro "Le delizie" assicurava che mangiarli giovava ai erni e alla milza e potenziava la sessualità nel maschio.
La denominazione appena citata (ovvero gonfia poveri) rimanda alla riflessione d'apertura di questo articolo, come del resto anche Croce documenta sapientemente.
Questa capacità saziante e quindi l'utilizzo esteso alle classi basse della popolazione non fu tipico solo del territorio italiano, negli anni della grande depressione degli Stati Uniti, i fagioli contribuirono in parte a risolvere il problema della fame e del consumo di fonti proteiche (dato che i prezzi che aveva raggiunto la carne erano esorbitanti).


Durante la Seconda Guerra Mondiale essi facevano parte della "razione c" in dotazione a tutti i soldati statunitensi destinati nei vari territori di guerra.
In ultima analisi essi entrarono anche nella simbologia popolare, specialmente in oriente: in Giappone venivano utilizzati come portafortuna e nei rituali per scacciare gli spiriti negativi, in India si pensava fossero dei catalizzatori di positività.
Inoltre furono molto presenti anche nei media: pensiamo nelle favole dei bambini la pianta di fagiolo gigante o, più recentemente, le abbuffate di Bud Spencer e Terens Hill.
Chissà cosa avrebbe detto Bertoldo se avesse saputo tutte queste curiosità?!

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