Cibo e musica italiana = matrimonio perfetto.
Lo sappiamo, gli italiani sono molto legati al cibo e alle sue differenti espressioni: materie prime, tradizioni popolari, rapporto col territorio, usanze di ogni famiglia, insomma, ci sono un'infinità di aspetti che potrebbero essere analizzati per definire questo legame. Inevitabilmente anche le differenti espressioni della cultura risentono di questo rapporto: arte, cinema, teatro, letteratura, hanno celebrato nel corso dei secoli differenti aspetti del mondo alimentare.
Naturalmente anche la musica, come ho già avuto modo di analizzare, rientra in tutto ciò. Nel corso del tempo infatti quella tipica del nostro Paese ha creato numerosi esempi in cui questo stretto legame si è espresso; numerosi tormentoni del secolo scorso sono ancora impressi nella nostra memoria e nel cuore.
E' doveroso però fare una distinzione iniziale, prima di addentrarci in una più approfondita riflessione. Il cibo si manifesta in questo caso attraverso la sua presenza su due livelli: nella vita privata degli artisti, come fonte di ispirazione e punto costante di riferimento; nelle produzioni musicali.
Ho già avuto modo di parlare del primo aspetto attraverso alcuni approfondimenti precedenti, nel viaggio di oggi vorrei citare brevemente Arturo Toscanini. Considerato uno dei più grandi direttori d'orchestra, nacque a Parma il 25 marzo 1867, morì a New York il 16 gennaio 1957. Due piatti sono particolarmente legati all'autore e alla sua vita: la minestra di fagioli, corroborante e gustosa che, da giovane, gli permise di ritornare in salute; la casseula, legata al periodo milanese, che rimpianse molte volte durante il suo esilio americano.
Un legame quindi con prodotti e preparazioni povere che sono profondamente radicate nei territori, nelle genti che vi abitano e, quasi inevitabilmente, nella vita degli artisti.
E le canzoni? Come il cibo può rientrare in queste forme italiane dell'arte? A mio avviso attraverso tre grandi categorie: materie prime, preparazioni gastronomiche e sensazioni a esso legate.
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| (Morandi e Mina, 1966) |
La prima categoria è particolarmente importante, non tanto per la sua presenza nelle canzoni ma, come ho precedentemente ricordato, per l'influenza nella vita privata e artistica dei vari cantanti e produttori. Un tormentone in cui il rapporto tra alimentazione e musica si esprime con particolare forza è "Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte" , singolo cantato da Gianni Morandi nel 1962 e composto per la parte musicale da Luis Enriquez, mentre per il testo da Franco Migliacci ed edito da Universal Music Group (associato ad un altro brano famoso, Meglio il madison, composto lo stesso anno e con le medesime caratteristiche citate prima); fu il quarantasettesimo singolo più venduto nel 1963.
Anche "La Terra dei Cachi" di Elio e le Storie Tese è un esempio di quanto detto in precedenza; singolo del 1996. Un testo emblematico che racconta le sfaccettature di una Italia travolta dagli scandali di diversa natura, ma anche gli stereotipi legati alle caratteristiche che contraddistinguono un italiano negli altri paesi; il produttore fu Otar Boliveck.
Altro esempio che voglio citare in questa categoria è "Acqua e sale" , singolo di Mina e Adriano Celentano scritto dagli Audio 2 e pubblicato per la prima volta nel 1998 dalla PDU. Qui, a farla da padrone è il connubio di due materie prime importantissime non solo nella realizzazione di ricette o nella trasformazione di moltissimi prodotti, ma anche per i significati profondi che hanno da sempre nella cultura del cibo e nella superstizione popolare, soprattutto in Italia.
La seconda categoria, ovvero le preparazioni, ingloba non solo i nomi di piatti noti ma anche e soprattutto le implicazioni sociali, culturali e personali che suscitano in chi le canta (ma anche, naturalmente, in noi che le ascoltiamo). Uno degli esempi più importanti in questo senso, ma che ha anche un posto particolare nel cuore degli italiani è indubbiamente "Viva la pappa al pomodoro" cantata nel 1965 da Rita Pavone, musicata da Nino Rota e scritta da Lina Wertmuller. Quest'ultima, sempre attenta ai vari aspetti legati alle tradizioni nel nostro Paese, ha spesso creato opere di differente natura in cui compaiono tradizioni, abitudini e a volte stereotipi che ci caratterizzano, anche in campo alimentare. La pappa al pomodoro infatti è parte di una tradizione profonda radicata in un determinato territorio, quello toscano, e profondamente connessa al mondo contadino. Iniziò a esser conosciuta dall'inizio 1912 perché presente nel romanzo "Il giornalino di Gian Burrasca" dello scrittore Luigi Bertelli, famoso con lo pseudonimo di Vamba.
Altra canzone amata ancora oggi è "Gelato al cioccolato" cantata da Pupo nel 1980 e scritta da Cristiano Malgioglio, Clara Miozzi ed Enzo Ghinazzi.
Naturalmente in questa categoria non rientrano solo i cibi, ma anche preparazioni iconiche e che quindi costituiscono per certi aspetti l'essenza dell'italianità; il caffè è una di queste. Come non si può quindi non ricordare "Il caffè della Peppina" del 1971, presentata durante la tredicesima edizione dello Zecchino d'Oro?. Scritta da Tony Martucci, Walter Valdi e Alberto Anelli e cantata da Simonetta Gruppioni e Marina D'Amici. Il caffè, si sa, è nel cuore della cultura partenopea, " 'Na tazzulella 'e cafè", scritta e cantata da Pino Daniele nel 1977 ne è un esempio.
Tornando allo Zecchino d'Oro, altra canzone divenuta famosissima è "Le tagliatelle di nonna Pina" , scritta e composta da Gian Marco Gualandi e cantata da Ottavia Dorrucci, vincitrice della quarantaseiesima edizione.
La terza e ultima categoria su cui voglio brevemente riflettere riguarda tutte quelle canzoni che ruotano attorno alle esperienze e sensazioni legate al cibo.
Qualche esempio? "Champagne" di Mimmo Di Francia su versi di Depsa e Sergio Iodice e cantata da Peppino di Capri nel 1973 in occasione di Canzonissima. Un brano di successo che rimanda al ruolo e agli aspetti sociali legati al consumo di quella bevanda. Anche "Spaghetti a Detroit" del 1967 cantato da Fred Bongusto è interessante, musicato e scritto assieme a Franco Migliacci. Una citazione che ho voluto inserire perché emblematica per raccontare il ruolo che il cibo ha sull'identità italiana e, soprattutto, di sé. Racconta la storia d'amore a Detroit di un italiano con una cantante, conclusasi con il ritorno in Italia dell'uomo. Deluso per l'esperienza, elenca il tipico pasto di quel periodo.
"A Cimma" di De André è un altro brano interessante, presente nell'album "Le nuvole" e scritta con Ivano Fossati nel 1990. Con un testo in genovese, racconta della preparazione della cima, piatto tipico e gustoso. Un brano importante perché, oltre a tracciare un percorso di tipo culinario, evidenzia riti di matrice sociale e culturale. Altro aspetto importante è la presenza dei dialetti nei tessuti sociali italiani e la loro forte relazione con la cucina e il mondo del cibo in generale.
Concludo questa lunga carrellata con una canzone che vuol essere un collegamento al presente, "Milano, sushi e cola" è il singolo di debutto della rapper Myss Keta, pubblicato nel 2013. Ebbe un grande riscontro mediatico; racconta in modo irriverente la vita notturna di Milano. Emblematico il titolo, anche e soprattutto in riferimento ai gusti dei giovani e alle mode tuttora esistenti in ambito alimentare.
Con questo articolo ho voluto quindi analizzare alcune tematiche che sono state associate nel tempo alle varie canzoni italiane, testi che hanno descritto la società nelle sue mille sfaccettature, cibo compreso. Gusti, preferenze, mode, fascinazioni da territori stranieri, voglia di rivalsa ma, al tempo stesso, profondo legame col territorio. Si, è proprio vero, ciò di cui ci nutriamo ispira arte e artisti, influenzandone il lavoro e generando commistioni interessanti, perché sono parte di noi e documento vivo della nostra storia. Ieri come oggi.



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