Sedano: terra, cultura, uomo.
Il sedano è un vegetale molto conosciuto e apprezzato, alla base di numerosissime ricette e presente nella maggior parte degli orti di appassionati e contadini.
Il suo nome deriva dal termine greco "selinon", pianta sacra tanto che Selinunte, antica città situata sulla costa sud-occidentale della Sicilia, aveva come derivazione del proprio nome "selinus" ovvero il sedano selvatico che era presente nella piana che la circondava e la cui immagine era impressa sulle sue monete.
Il sedano, Apium graveolens, è una specie erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Apiaceae e originaria della zona del Mediterraneo.
Già in antichità si apprezzavano e sfruttavano le sue numerose virtù terapeutiche: stimolante, fortificante e antireumatico, digestivo, saziante e diuretico (solo per citarne alcune). Un insieme forte di proprietà benefiche che destò l'interesse anche di numerosi autori antichi. Ippocrate di Cnosso, medico nell'antica Grecia, lo menzionò nella sua opera "De Diaeta" all'interno della quale gli attribuiva numerose proprietà benefiche, oltre a parlarne anche in altre opere. Pindaro, poeta greco antico, lo elevò come simbolo di vittoria nelle competizioni sportive e Plutarco, storico, sacerdote e filosofo greco antico, gli attribuì simbolismi connessi alla morte e alla caducità della vita, tanto che era anche utilizzato nei rituali funebri.
Omero gli attribuì addirittura proprietà divine come testimonia l'Iliade in cui è presente l'episodio all'interno del quale il nostro protagonista è utilizzato da Achille come rimedio miracoloso per guarire il proprio cavallo.
Fu molto presente anche all'interno della cucina dell'Antica Roma e, soprattutto, nelle sue simbologie di carattere religioso e culturale.
Era ampiamente utilizzato anche nel Medioevo e nelle epoche successive per le sue virtù terapeutiche. Tra queste spiccavano le virtù afrodisiache molto apprezzate e utilizzate, tanto che alcuni autori cristiani mettevano in guardia dal consumo. Questa diffusa credenza popolare divenne addirittura una moda nel Settecento, tanto da essere proposto e consumato in molti modi come ricostituente sessuale.
C'è da precisare però che inizialmente il sedano che veniva utilizzato era quello selvatico, solo a partire dal Cinquecento circa si hanno notizie certe sulla sua coltivazione, soprattutto inizialmente all'interno degli orti monastici italiani, a cui poi seguirono le terre di Grecia, Spagna, Francia, Germania, Inghilterra e poi Stati Uniti.
Il cambiamento di gusti alimentari ma, soprattutto, sociali avvenuto nel Rinascimento, che sintetizzo ora come un passaggio dalle spezie al profumo degli orti, contribuì in modo significativo alla sua circolazione insieme alle varie selezioni varietali.
Bartolomeo Scappi, cuoco italiano del Cinquecento, ne documentò la sua diffusione nelle cucine dei ceti elevati come ingrediente imprescindibile in numerosissime preparazioni.
Olivier de Serres, agronomo e botanico francese tra Cinquecento e Seicento, nella sua opera "Le Théatre d'Agriculture et Mesnage des Champs" lo definì fondamentale per gli orti dei nobili e le loro tavole.
Sono numerose anche le testimonianze in letteratura e arte di tutti i secoli e Paesi.
Un prodotto solo all'apparenza semplice ma ricco di storia e cultura, un dono della natura da non sottovalutare ma scoprire realmente e reinterpretare, sia in chiave culturale che culinaria.


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