Il gusto di una storia: viaggio attorno al carrubo e ai suoi frutti.

 

Il carrubo, pianta profondamente legata al paesaggio siciliano, è anche associata a vite, grano e ulivo nel definire non solo un grande insieme di immagini naturali, ma anche e soprattutto di cultura e tradizione. Quelle che ruotano attorno alla sua presenza nei luoghi in cui ha vissuto l'uomo. Il carrubo infatti è stato una pianta importantissima in passato per il sostentamento di generazioni di uomini e donne. Un elemento fondamentale per l'economia popolare che è stato oggetto nel tempo anche di credenze e superstizioni. Infatti, secondo la leggenda, nacque dal corno di un toro colpito da un fulmine; le due parole infatti, corno e fulmine, diedero origine al nome.




Le storie e leggende che hanno come protagonista il carrubo, come si è scritto, sono moltissime, già a partire dall'antichità, e influenzarono anche le credenze diffusesi con l'avvento del Cristianesimo. Il carrubo infatti era conosciuto anche come "pane di San Giovanni" perché una leggenda narra che durante la sua vita ascetica nel deserto il santo si sfamasse proprio grazie ai frutti di questo albero.

Una pianta spontanea, soprattutto nel bacino orientale del Mediterraneo. Si ritiene che la sua coltivazione prese avvio per merito dei Greci, ma furono gli Arabi che la diffusero e contribuirono in modo importante alla sua presenza fisica e culturale. In altri studi, invece, si evidenzia come la sua diffusione in aree come la Sicilia avvenne per merito dei Fenici; delle origini incerte insomma da definire ma che permisero il suo profondo legame con la vita umana.

Nel Medioevo con il suo frutto, la carrube, erano prodotti medicinali e preparazioni dolci. Non è un caso se ne nella tradizione popolare e nella cucina a essa associata la carrube era un ingrediente particolarmente importante per i dolci grazie al sapore dei baccelli che ricorda quello del cioccolato. La loro polpa era quindi macinata e la farina ottenuta, molto dolce, impiegata come surrogato del cacao. Un utilizzo particolarmente diffuso durante il periodo fascista, come conseguenza della politica autarchica ma anche a seguito della scarsità delle materie prime dovuta alle conseguenze della guerra e delle limitazioni imposte al nostro Paese.



La carrube era anche utilizzata come fonte di nutrimento animale, un frutto insomma destinato a determinati livelli della società.

Altri suoi utilizzi curiosi nel tempo furono per la preparazione di surrogati del caffè, dal pessimo sapore, ma anche per la realizzazione di sciroppi o di bevande alcoliche, ottenute attraverso la triturazione della polpa e la sua successiva fermentazione e/o distillazione; tutto ciò poteva avvenire grazie all'elevata presenza di glucosio nel frutto.

La farina ottenuta dalla macinazione di quest'ultimo era utilizzata in alcuni casi anche per la preparazione di dolci e primi piatti.

Oggi questo particolare frutto è oggetto di una crescente attenzione per vari motivi: anzitutto come concentrato di storia e tradizione legate a specifiche aree del nostro Paese, ma anche per la cucina vegana come valido sostituto al cacao. A ciò si collegano anche le scelte etiche alimentari che prediligono prodotti che non hanno impatto sull'ambiente e sulle società umane.

La carruba è utilizzata anche dall'industria alimentare non solo come risposta alle esigenze sopra citate ma anche all'interno di prodotti dietetici e come addensante/legante in determinati alimenti e nella produzione di cibi destinati a diete dimagranti.

Un concentrato insomma di curiosità, storia, ma anche gusto e potenzialità la cui scoperta e utilizzo è un modo per valorizzare una parte del nostro passato e farlo conoscere rendendolo utile e interessante, su tutti i fronti.

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