Una gustosa scoperta: l'Erba di San Pietro.
La raccolta delle erbe è una pratica che affonda le proprie radici nella storia dell'uomo. Ho già avuto modo in altri approfondimenti di parlare della raccolta e consumo di radici, foglie, germogli che in numerosissime località italiane sono protagoniste di squisitezze, dall'antipasto al dolce. Del resto le erbe spontanee hanno intessuto nel tempo un legame solido e articolato con la cucina di matrice povera.
L'esigenza di nutrirsi unita all'ingegno e all'esperienza maturata da prove, errori (a volte anche fatali) ci permettono oggi di avere un autentico patrimonio di ricette, rimedi e preparazioni che utilizzano moltissime erbe e che negli ultimi anni stanno attirando la curiosità di un numero maggiore di persone.
Tra questo grande (quasi sterminato) mondo del gusto ci sono naturalmente alcune varietà che ancora oggi sono poco conosciute ma portano in sé storie curiose; la protagonista di questo approfondimento ne è un esempio. L'Erba di San Pietro, Tanacetum Balsamita L., è un vegetale che appartiene alla famiglia delle Asteraceae (Composite) e al genere Tanacetum. Diffusa in molte località possiede un numero elevato di nomi ma è comunemente conosciuta come "erba amara".
Fin dal passato è utilizzata per numerose ricette: come ripieno per i ravioli, per frittate e torte salate e per insaporire piatti a base di pesce e carne. Una pianta già conosciuta dalle antiche civiltà del Mediterraneo, chiamata anche "erba della Bibbia" possiede numerose proprietà medicinali e officinali, per citarne solo alcune: diuretica, cicatrizzante e digestiva. E' originaria del Caucaso e dell'Asia Occidentale, tuttavia venne introdotta nel Regno Unito nel XVI secolo e, successivamente, in America.
Il suo gusto è particolarissimo, motivo per cui non sempre è apprezzata. Le foglie infatti hanno un gusto amaro, con un odore simile a quello dell'eucalipto e della menta. La loro raccolta avviene generalmente prima della fioritura della pianta che coincide col periodo estivo. Il suo uso è limitato alle foglie con le quali la saggezza popolare di molte località italiane prepara non solo ottimi piatti come i ravioli alle erbette, ma anche digestivi. L'uso dei fiori è invece più raro.
Un tempo tuttavia era utilizzata anche durante il processo produttivo della birra, per conferire una nota speziata al prodotto finale, arricchendone quindi il gusto.
I vari nomi che le tradizioni locali le hanno attribuito: menta romana, erba amara, erba della Madonna, erba buona, designano in alcuni casi il periodo in cui avviene la raccolta, gli utilizzi e anche le proprietà organolettiche, fornendo informazioni preziose a chi non la conosce.
L'Erba di San Pietro è sicuramente un dono prezioso (e poco conosciuto) della natura con cui, nel tempo, generazioni di uomini e donne hanno saputo creare prodotti squisiti e utili e che oggi deve essere riscoperta e apprezzata, anche come patrimonio storico e culturale dei luoghi in cui viviamo.



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