La manna: dolce dono del cielo o della natura?

 

Lo ammetto, il titolo che ho scelto per questo approfondimento è molto provocatorio, del resto però la manna è un prodotto assolutamente particolare, avvolto da storia, tradizioni e credenze popolari. Di certo è un prodotto unico che unisce religione, storia, agricoltura ma anche arte, letteratura; una squisitezza densa di significati e simbolismi legati alla tradizione religiosa, in particolar modo ai messaggi biblici.

Sebbene sia un alimento che ha accompagnato l'uomo nel corso dei secoli è spesso soggetta a fraintendimenti o convinzioni errate, infatti è prodotta dalla linfa estratta da alcune piante del genere Fraxinus, nello specifico il Fraxinus ornus (orniello o frassino da manna). E' un prodotto tutt'altro che mitologico, connesso alla sussistenza di alcune località del Sud Italia. Infatti, all'interno del Parco delle Madonie tra i comuni di Pollina e Castelbuono, in provincia di Palermo, è presente la "Manna delle Madonie" un presidio Slow Food che necessita di tutela e promozione, è anche inserita nell'elenco di "Prodotti agroalimentari tradizionali". E' infatti una tipicità sempre meno estratta a causa degli elevati costi di produzione e della marginalità delle rendite.


(Pierre Pomet, Histoire Generale des drogues, 1694)

Ma in cosa consiste il processo per il suo ottenimento? Fondamentale è l'incisione della corteccia dei tronchi praticata in estate dalla quale fuoriesce la linfa che, solidificandosi, genera degli agglomerati che costituiscono la manna vera e propria. Di questi ce ne sono due tipologie: quelli che colano a formare delle piccole stalattiti e gli accumuli attorno al taglio che è stato praticato. I primi sono i più pregiati perché liberi da impurità; i secondi invece sono meno pregiati perché contengono generalmente piccoli pezzi di corteccia e altre parti. La raccolta va da luglio ad agosto.

La coltivazione di piante destinate all'estrazione della manna e, conseguentemente, questa pratica, erano attività molto redditizie anticamente; oggi purtroppo non è più così.

La sua raccolta, come episodio biblico dell'Antico Testamento, è stata un soggetto frequente nell'arte (in pittura) dal XV al XVIII secolo. Nell'evento narrato dalla Bibbia la manna è un dono del Signore a Mosè e al popolo ebraico per nutrirlo nel deserto. Fu infatti il cibo per quarant'anni, fino al loro arrivo alla terra di Cana.


(Il Bacchiacca, 1540-1555, National Gallery of Art,
Washington)

 

Un episodio denso di significati e simbolismi. Per la tradizione cristiana infatti rappresenta una sorta di precedente biblico della comunione, ma anche la manifestazione concreta dell'azione della Provvidenza che sempre si manifesta, attraverso vari modi, nella vita del credente.

La manna ha anche dei profondi significati per i non credenti. Essa infatti è il cibo del popolo ebraico in viaggio da una terra che non gli apparteneva (come detto espressamente da Dio) a una promessa, ma a loro ignota. E' quindi il nutrimento dell'uomo in viaggio, in cammino, tutte metafore potenti della condizione umana sulla Terra e, quindi, della vita stessa, lungo viaggio verso una meta ultima ed eterna (agli occhi dei credenti delle varie religioni). Il significato stesso del termine "manna" è importante alla luce della riflessione che ho appena proposto. Esso infatti ha il corrispettivo in ebraico in una parola che ha come secondo significato anche "domanda", sostituendo i due termini si comprendono bene i simbolismi e le caratteristiche di questo nutrimento del popolo viaggiatore e nomade. Esattamente come la manna che non può essere conservata (tranne il giorno prima del sabato), anche le domande sono efficaci perché interrogano, vivificano, danno insomma sapore all'esistenza. La loro utilità però non sta nell'essere conservate ma nel generare inquietudine, riflessione e, spesso, cambiamento, nel momento stesso in cui sono poste. Dei significati potenti insomma, che coinvolgono tutti, indipendentemente dall'essere credenti o atei.

Dal punto di vista pratico la manna può essere consumata così com'è o sciolta in acqua o latte; nell'antichità le sono state attribuite a tal proposito numerose proprietà benefiche.

Un dono della natura dolce e prezioso, non solo in termini economici (che non è poco) ma anche per la ricchezza di significati e storia che rendono la sua tutela ancor più importante e necessaria per salvaguardare un pezzo di storia di Sicilia ma, in generale, una parte importante nel rapporto tra uomo e natura.

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