mercoledì 15 gennaio 2014

Bianco e puro: il latte avvolto da storia e tradizioni.

A Bologna, grazie al contributo della fondazione del Monte di Bologna e Ravenna è possibile ammirare, dal 18 dicembre 2013 al 13 luglio 2014, un altorilievo restaurato raffigurante una Madonna del latte, che replica e riproduce il tondo in marmo inserito nella lunetta del sepolcro Tartagni, monumento funebre realizzato in marmo nella basilica di San Domenico dallo scultore fiesolano Francesco di Simone Ferrucci (1437 - 1493) per il giurista imolese e dottore dello Studio bolognese Alessandro Tartagni, morto nel 1477.
Per riuscire a comprendere come si sia potuta generare una connessione tra la religione e il latte dobbiamo fare alcuni passi a ritroso per riscoprire quali e quante funzioni questo alimento abbia avuto nel corso della storia.
Il legame esistente tra l'uomo e il latte affonda le proprie origini fin dalle prima comunità umane. Sono proprio le popolazioni mongole, nelle loro perenni migrazioni, a consumare il latte come insostituibile fonte energetica per affrontare gli estenuanti spostamenti.
Secondo alcuni autori, poi, è proprio dalla sua conservazione in contenitori di origine animale che si è ottenuto, per puro caso, la formazione di coaguli che fecero intuire all'uomo la possibilità di produrre prodotti più conservabili : i formaggi.
Tornando al nostro protagonista è chiara l'importanza che ha avuto anche nelle prime comunità stanziali e, successivamente, nelle grandi civiltà.
In modi e con significati diversi questo prodotto è entrato non solo nella cultura ma anche nella religione divenendo un simbolo importante o diventando portatore di significati. Per capire a cosa mi riferisco esporrò alcuni casi significativi.
Un primo esempio lo troviamo nella civiltà Egizia: una delle divinità più importanti nel pantheon egizio era Hathor (o madre Hathor), divinità antichissima il cui nome significa "casa di Horus". Era considerata la dea madre Universale, in quanto generava il dio sole e allattava Horus e il suo rappresentante: il faraone; in molte rappresentazioni la dea Hathor  viene infatti rappresentata sottoforma di vacca mentre lo allatta. Dea della vita ma anche della morte perchè spesso aiuta Osiride nell'accoglienza dei defunti nell'Oltretomba.

(raffigurazione della dea Hathor nelle vesti di vacca che nutre) 

In questo contesto il latte non è solo un alimento indispensabile per la vita ma, provenendo da una divinità assume una funzione divina divenendo il nutrimento sacro per eccellenza.
Dall'altra parte del Mondo anche nell'Induismo il latte è presente in differenti forme e in diversi culti; nel mito delle origini della dea Lakshmi il dio Creatore Brahma chiese a Deva e Asura (divinità primordiali) di zangolare l'oceano di latte per ottenere il nettare dell'immortalità. Anche per questo caso il ruolo del latte nella mitologia induista è chiaro.
Parlando sempre di questa religione politeista voglio riportare una curiosità: Ganesha o Ganesh, una delle divinità più amate e invocate ha fatto parlare di sè negli ultimi anni, infatti si è assistito ad una forte rinascita del suo culto. In uno dei riti celebrati in suo onore alle statue viene dato da bere, in forma simbolica, il latte. La rinascita del culto sembra essere dovuta al fatto che il 21 settembre 1995 le statue di Ganesha in India avrebbero cominciato spontaneamente a bere latte ogni volta che un cucchiaino veniva posto davanti alla loro bocca. Simultaneamente in altre località sparse in tutto il Mondo avvenne lo stesso fenomeno che fu interpretato come un segno della giocosità del dio e del suo amore per gli scherzi.
Il latte però non è presente solo nelle religioni politeiste ma anche in quelle monoteiste come l'Ebraismo e l'Islam. Sono vari i passi nella Bibbia e nel Corano in cui il latte è presente.
In queste due religioni il latte non è menzionato solo nel testo sacro ma anche sottoforma di precetti alimentari: quelli ebraici ne sono un esempio significativo.
Secondo queste prescrizioni i cibi che per la Bibbia possono essere mangiati prendono il nome di "kosher". In questo senso non tutti gli alimenti sono kosher e alcuni (come la carne o i prodotti della lavorazione del latte) per esserlo devono adempiere ad alcune norme che regolano la loro trasformazione. Nello specifico il latte e i suoi derivati sono kosher se provengono da animali kosher, tuttavia non possono essere consumati insieme a carne e pollame secondo il passo dell'Esodo (23, 19) "Non farai cuocere un capretto nel latte di sua madre". Il formaggio ha un controllo più rigoroso, qualunque forma e provenienza devono essere supervisionate da un rabbino dato che il caglio è di origine animale; lo stesso discorso vale per un altro prodotto della lavorazione del latte che è il burro.
Se volessimo parlare della tematica della mostra citata all'inizio dell'articolo troveremmo, anche nella tradizione cristiana, interessanti legami tra la Vergine e il latte.
Nello specifico l'altrorilievo che è stato restaurato fa parte di una corrente di rappresentazione della Vergine, molto diffusa già nei primi secoli del Medioevo, in atto di allattare o dal cui seno esce latte. Questa rappresentazione prende il nome di "Madonna del latte" o Galactotrofusa o Madonna lactans o Virgo lactans. Sia la denominazione che la modalità di rappresentazione deriverebbero dall' Egitto Copto (Galaktotrophousa) e trarrebbero origine dalla cultura egizia (di cui è già stato scritto).
Il latte nella rappresentazione iconografica schizza dalla Vergine ad altri soggetti (diversi dal bambino Gesù) e assume due significati distinti: se il soggetto è un santo il gesto ha la funzione di presentarlo ai fedeli e affermare come, per sua intercessione, si possa arrivare alla Vergine e quindi a Dio; se invece nell'iconografia le gocce di latte cadono sulle anime del purgatorio il significato è la redenzione che si ottiene pregando la Vergine e in virtù del fatto che Essa, madre del Cristo e "nuova Eva" cancella il fardello del peccato dall'uomo.

(Maestro della Maddalena; Madonna del latte con angeli,
santi e storie di San Pietro; fine XIII secolo;
 Yale University Art Gallery)

Dal 1300 in poi la rappresentazione della Madonna assume forme più realistiche. Leo Steinberg, critico d'arte americano (9 luglio 1920 - 13 marzo 2011) sosteneva che l'esposizione del seno e la sua rappresentazione realistica e l'atto d'allattare: "forniva ai credenti l'assicurazione che il Dio attaccato alla mammella di Maria si era fatto uomo e che colei che sosteneva il Dio-uomo, nella sua pochezza, si era garantita infinito credito in Cielo".

(Pedro Machuco, Vergine e le anime del
 Purgatorio, 1517,  Museo del Prado)

Durante il Medioevo il latte di pecora e di capra aveva un ruolo importante non solo in ambito artistico ma anche dal punto di vista alimentare, occorre fare però alcune considerazioni.
La prima molto importante è che il latte non veniva consumato mai così com'è ma sempre trasformato. La seconda considerazione importante risiede nel fatto che il latte che veniva utilizzato non era di vacca  ma delle due specie sopra citate che, infatti, venivano allevate per sfruttare le capacità lattifere. La conferma di ciò ci viene dagli scritti di Isidoro di Siviglia (Cartagena 560 d.C. - 4 aprile 636 d.C.) vescovo della città spagnola durante il dominio dei Visigoti: nei suoi scritti troviamo la netta distinzione tra gli animali da soma, i bovini in generale erano considerati tali, e gli animali da nutrimento: il suino e gli ovini.
            
(scena di mungitura e lavorazione del latte nell'affresco
"il sogno dell'angelo di San Gioacchino, 1471 circa)

Secondo i medici antichi e medievali il latte era una sorta di sangue bianco purificato, proprio in virtù di ciò veniva consigliato di berlo solo come medicinale; Ippocrate e Galeno, infatti, lo consigliavano per la cura di diversi mali. Questa convinzione fu confermata successivamente anche nel "summa lacticinorum" (1459) di Pantaleone da Confienza (nato a Vercelli nella prima metà del XV secolo) medico e archiatra ducale, accademico a Pavia e Torino, consigliere fidato di Ludovico di Savoia e informatore diplomatico.
Al di là di queste credenze il rifiuto del consumo di latte così com'è era dovuto, principalmente, a due ordini di fattori: da un lato la connessione di questo alimento con l'infanzia è il motivo per cui non veniva considerato idoneo per gli adulti (inoltre l'estrema deperibilità che ne era caratteristica impediva di conservarlo e consumarlo successivamente).
Altro fattore da prendere in considerazione risiede nel fatto che nei primi secoli del Medioevo consumare il latte non trasformato voleva dire identificarsi nelle popolazioni nordiche (i barbari) nella cui dieta era presente, di conseguenza questo modello alimentare non si consolidò facilmente in Italia.
In ambito europeo il consumo di latte subì un lieve aumento intorno alla prima metà del XIX secolo grazie ai progressi della scienza e della tecnologia. Affermare, tuttavia, che i consumi aumentarono sarebbe un azzardo perchè a causa di molti fattori il latte rimaneva un alimento irraggiungibile per i ceti poveri dell'Europa.
In Italia la situazione era simile anche se con la diversità che al nord il latte era più consumato rispetto al sud. La prova di ciò la troviamo nelle preparazioni povere che avevano tra gli ingredienti questo prodotto: ne sono un esempio il baccalà oppure, in territorio bresciano, la minestra di latte.
Sebbene nel 1927 il regime fascista affermava che il latte era finalmente entrato nella dieta "frugale" di tutti i contadini bisognerà aspettare gli anni '60 affinchè le diversità tra nord e sud venissero appiattite.

(lavorazione contadina del latte in una cascina
del nord Italia; inizi del XX secolo)

Il latte merita, in ultima analisi, una riflessione anche in ambito antropologico. Perchè alcuni popoli possono essere considerati lattofili e altri invece lattofobi?.
Se prendiamo in considerazione i regimi alimentari dei popoli orientali (cinesi, giapponesi, vietnamiti, ...) ci accorgeremmo che sono privi di latticini. Secondo il noto antropologo Robert Lowie il fattore per cui queste popolazioni non hanno all'interno della propria dieta il latte sarebbe dovuta al fatto che essi non possiedono l'enzima specifico per digerirlo. La risposta fornita però non sarebbe del tutto esaustiva; la motivazione infatti secondo Marvin Harris risiede nel fatto che l'agricoltura nei paesi orientali ha assunto caratteristiche tali da non avere bisogno di animali da soma come i bovini, di conseguenza gli allevvamenti di tipo rurale si sono maggiormente concentrati su un'altro animale molto utile e tra l'altro molto presente in tutte le cucine orientali: il maiale.
Abbiamo analizzato il latte sotto più aspetti: quello storico, artistico ma anche gli usi e i costumi per passare poi al lato antropologico e sociale.
Anche con questo articolo si è analizzato un altro esempio di quanto ci sia dietro ad ogni singolo alimento che consumiamo quotidianamente; per chi andrà a visitare la mostra: buona visita nella magnifica Bologna!.     

     
         


8 commenti:

  1. Hai un follower in più....complimenti!!
    dal poco che ho potuto vedere, ma solo per problemi di tempo, il tuo blog è interessante, l'ho aggiunto anche alla mia barra preferiti sul desktop
    a presto Anna

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  2. Come sempre... articolo originale e ricco di spunti di riflessione..
    La mostra di cui parli deve essere davvero molto interessante!

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  3. Una mostra davvero interessante come il tuo post...Mi e' piaciuto leggere tutte queste considerazioni su uno degli alimenti piu' diffusi, complimenti.

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    1. Si , é una mostra molto bella; grazie mille Sabina!

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  4. Davvero interessante questo articolo! Ho scoperto un sacco di cose che non sapevo :)

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