giovedì 25 settembre 2014

Uva nell'arte dei secoli scorsi: rappresentazioni e simboli.

Il tempo della vendemmia che si sta consumando in questo periodo in tutta (o quasi) Italia, ma anche i precedenti post tematici, mi hanno spinto ad analizzare il rapporto uva e arte.
Può il frutto da cui deriva il vino diventare portatore di molteplici significati ma anche,  e non solo, protagonista in forme artistiche differenti? La risposta a questo quesito la fornisce Attilio Scienza, docente universitario:

"un grappolo d'uva ha una tale forza simbolica sia profana che cristiana da andare al di là della semplice rappresentazione di un frutto".


Che ciò sia vero può essere appurato guardando opere artistiche differenti tra loro per periodo ed esecuzione ma accomunate della presenza dell'uva come elemento beneaugurale o come fonte di significati religiosi e mistici.
Essa inoltre esula dal solo atto artistico assumendo la valenza antropologica di elemento di unione, se pensiamo che supera le regole e i tabù religiosi che invece investono il vino.
La sua rappresentazione parte dalle civiltà della Mezzaluna Fertile per poi approdare nel mondo egizio, entrando perfino nella sua cosmogonia.
 Paradossalmente però è con le civiltà greca e romana che essa assumerà un ruolo rilevante nel tessuto culturale e artistico della società. Presente nei banchetti come vera e propria pietanza o, più spesso, come intermezzo tra le varie portate, essa esula dal mero scopo nutritivo assumendo significati profondi. In primo luogo, essendo legata simbolicamente alla bevanda che viene prodotta dalla sua spremitura, vi si attribuiva le stesse virtù del vino e  si pensava fosse stata scoperta da Dioniso in persona.
La sua simbologia è espressa in modo chiaro nell'arte funeraria. Il culto di Dioniso era collegato alla conoscenza dei misteri dopo la morte e questo faceva della vite e dell'uva simboli per eccellenza in questo senso. E' proprio sui sarcofagi e nell'arte funeraria in genere  che sono presenti moltissime figure con viti, uva e scene di vendemmia. Tale simbologia sarà poi ripresa da Ebrei e Cristiani.
Le forme artistiche in cui essa è presente (come ho già accennato all'inizio) sono molteplici e vanno dall'arte figurativa fino alla scrittura. Un esempio di quanto appena affermato lo troviamo in uno tra gli artisti italiani più conosciuti: Michelangelo. Egli infatti la considerava simbolo di vita .


Nella statua del Bacco giovane (la cui immagine è presente qua sopra) è presente questa simbologia, la statua è portatrice di due significati allegorici principali: la morte con la pelle di leopardo stretta nella mano che trattiene il grappolo d'uva, simbolo della vita, furtivamente spiluccato dal satirello.
Se dovessimo invece analizzare le rappresentazioni figurative, esse si manifestarono in modo significativo nell'arte romana e, nello specifico, attraverso le nature morte.

(affresco a Pompei)

(affresco a Pompei)

La rappresentazione dell'uva fatta non con finalità artistiche si avrà solo con la nascita della botanica come disciplina. In questo caso le rappresentazioni (e potremmo dire l'arte), assumono uno scopo che va ben oltre il puro piacere visivo e godimento estetico. Si ebbe l'affermazione, infatti, dell'illustrazione naturalistica , descrittiva e precisa delle uve. Cito per questo caso due esempi italiani: Bartolomeo Bimbi e Giorgio Gallesio. Il primo, pittore italiano (Settignano, 1648-Firenze, 1730), fu uno dei più importanti disegnatori naturalistici; il secondo, dirigente pubblico e botanico (Finalboro, 23 maggio 1772-Firenze,30 novembre 1839), fu il primo a rappresentare delle varietà italiane di uve nella sua "Pomona italiana ossia trattato degli alberi fruttiferi" edito a Pisa tra il 1817 e il 1839.
Oltre alle rappresentazioni appena citate si ricorda anche la sua presenza su monili, stoffe, gioielli e argenti.
Nel Nuovo Testamento e negli scritti esegetici medievali essendo essa l'origine del vino, rapprsenta di riflesso Cristo, con il suo sangue e la sua passione.
In pittura poi i significati sono molteplici e possono essere sia a sfondo religioso che profano.
Qui sotto riporto due esempi: il primo è un quadro di Frans Snyders: Natura morta con frutta in una nicchia, 1620-1630 circa. Stoccolma, Nationalmuseum.


In questa opera emergono molti significati connessi alla religione: l'uva bianca e nera posta sull'alzata e quindi su un piano soprelevato rispetto al resto della frutta risalta nel suo valore di simbolo della Passione di Cristo. La melagrana potrebbe rimandare alla Chiesa che tramanda e protegge le Sacre Scritture nella loro totalità, unendo i fedeli sotto un unico Credo, ai fichi, infine, va probabilmente attribuito il significato di emblema dell'Antico Testamento per essere il frutto dell'albero le cui foglie servirono ad Adamo ed Eva per coprirsi.
Di carattere più profano la seconda e ultima opera presente (non tutta ma in un piccolo particolare) qua sotto: di Francois Boucher, Pensano all'uva, 1749, Londra, Wallace Collection.


La scena dipinta rispecchia l'amore settecentesco per le pastorellerie e per le scene galanti nella natura verdeggiante. L'uva, rimandando all'ebbrezza prodotta dal vino, simboleggia i piaceri terreni; infine, l'erotismo della scena si esprime nel gesto seduttivo e insieme affettuoso del giovane che imbocca l'amata di acini d'uva.

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