Che broccolo! Storia di un ortaggio tutt'altro che stupido!
Il broccolo è un vegetale oggi molto diffuso appartenente alle Crucifere o Brassicaceae è ha un'origine comune con altri vegetali come cavoli e senape.
Sebbene oggi sia presente quasi tutto l'anno il periodo in cui si esprime al meglio, sia dal punto di vista nutrizionale che gustativo, è proprio l'inverno.
E' indubbiamente molto presente sulle tavole di svariati Paesi ma è proprio in Italia che si intreccia con la storia della cucina e, soprattutto, delle tradizioni alimentari. Nello specifico è un vegetale che lega la sua origine, in particolar modo, al Sud della Penisola.
I cavoli, di cui il broccolo fa parte, erano molto amati dagli Etruschi. Furono loro che, grazie ai commerci, diffusero il nostro protagonista anche in altre aree del bacino del Mediterraneo tra cui, appunto, il Meridione.
Anche altre civiltà apprezzavano e utilizzavano questi ortaggi, tra di esse vi sono certamente i Romani. C'è da dire che, nel tempo, quest'ultimi risentirono molto delle influenze culturali e culinarie etrusche.
Il legame tra civiltà romana e broccolo è espresso anche da molti altri fattori culturali: anzitutto l'etimologia del suo nome deriva da "brachium", termine latino che, riferito a un vegetale, indica "ramo, germoglio". I Romani inoltre diedero origine alla prima varietà di questo ortaggio coltivata a Roma, definita "broccolo calabrese"; tale informazione ci viene fornita dagli scritti di Plinio il Vecchio, scrittore, naturalista, filosofo e militare romano del I secolo d. C. . Non fu certo l'unico a occuparsi del nostro protagonista, Apicio infatti, gastronomo e scrittore romano vissuto tra il I e il II secolo d. C., nella sua opera "De re coquinaria", affronta, tra le varie ricette, il modo di cuocerli e condirli.
Una credenza romana curiosa era la convinzione che, mangiarli crudi prima dei banchetti, fosse fondamentale per assorbire l'alcol ingurgitato, evitando così l'ebbrezza.
Nonostante tutto ciò, la più antica ricetta a base di broccoli è presente in un testo culinario del XV secolo. Testimonianza importante anche per evidenziare come i prodotti della terra o comunque associati ai ceti bassi fossero presenti anche sulle tavole dei ricchi, naturalmente con i dovuti accorgimenti per nobilitarli. In Italia e altri Paesi furono a lungo associati al Meridione, in particolar modo alla città di Napoli; una forma di legame insomma con una cucina locale. Unione sociale e culturale che ne determinò una scarsa considerazione da parte dei ceti elevati e di molti testi culinari, che li ritenevano di scarso valore gustativo e nutrizionale.
Solo nell'Ottocento si passò gradualmente alla loro assimilazione da una cucina territoriale precisa a una nazionale, condivisa cioè con quasi tutto il Paese, anche dal punto di vista culturale.
In altre nazioni europee come Francia e Inghilterra i broccoli si diffusero attorno al Settecento ed erano spesso chiamati "asparagi italiani", chiaro riferimento alle loro origini e all'associazione col Bel Paese. Negli Stati Uniti invece ci volle molto più tempo perché riuscirono a penetrare i mercati e consumi ortofrutticoli solo attorno agli anni Venti del Novecento.
Oggi i broccoli sono presenti in quasi tutte le diete raccomandate da dietologi e nutrizionisti ma anche, naturalmente, nelle cucine tradizionali di molte località, testimoniando così che non fanno bene solo alla salute ma anche alla nostra memoria storica e alimentare.
Chi avrà più coraggio di dare del broccolo a qualcuno in senso spregiativo?


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