Inebrianti pellicole: ruoli del vino nel cinema.


Il vino, come il mondo del cibo, è stato nel corso del tempo oggetto di analisi da parte del cinema, nelle sue differenti presenze nella vita umana. Il rapporto infatti con la storia e le sue articolazioni è estremamente interessante, così come gli effetti e le mutazioni che ha subito nel tempo.

Del resto il legame tra uomo e vino è estremamente complesso e articolato, la bevanda è da moltissimi secoli presente all'interno della vita umana non solo per quanto riguarda l'alimentazione ma anche la sua cultura e, aspetto non meno importante, gli aspetti di matrice religiosa.

Il mondo del cinema ha colto nel tempo queste infinite sfumature e le ha proposte in numerose pellicole, all'interno delle quali il nostro protagonista svolge differenti funzioni: esibire ricchezza, esaltare e caratterizzare determinati momenti, enfatizzare scene e aspetti romantici, definire il carattere dei vari personaggi e il loro modo di vedere il mondo.




Esso poi diviene, soprattutto nelle produzioni degli altri Paesi, simbolo di eleganza, saper vivere, cultura e stile. Queste caratteristiche possono essere proprie di un luogo determinato e di chi ci vive o, in alcuni casi, di un singolo individuo. Sono un esempio di quanto appena affermato i film aventi come protagonista il famosissimo James Bond, personaggio immaginario creato nel 1953 dallo scrittore britannico Ian Fleming e successivamente reso noto dal cinema.

Nel film "Hannibal", film del 2001 che appartiene alla saga "Il silenzio degli innocenti" e avente come regista Ridley Scott, il protagonista, interrogato dagli agenti, confessa le sue atrocità affermando di aver consumato carne umana abbinata a Chianti. Un esempio di come la bevanda possa essere associata anche ad aspetti fortemente negativi.

Ma il nostro protagonista è anche fonte di conoscenza gastronomica, mezzo fondamentale per mutare il proprio rapporto con la vita e col mondo dell'alimentazione, aprendosi alla conoscenza e allo stupore della scoperta. Sono temi tutt'altro che banali che emergono nel famosissimo film "Il pranzo di Babette", del 1987 di Gabriel Axel derivante dall'omonimo racconto di Karen Blixen, scrittrice danese della prima metà del Novecento.

Naturalmente il vino è narrato anche in riferimento a determinati Paesi e alla cultura enologica a essi associata; la Francia ne è un esempio. A tal proposito sono due i casi che desidero proporre: il primo è legato alla sua presenza nel film d'animazione "Ratatouille" del 2007 con regia di Brad Bird e Jan Pinkava. Nella pellicola il controverso chef Skinner apre come vino da meditazione un Chateau Latour del 1961, mentre il temutissimo critico gastronomico Anton Ego ordina, in attesa dei piatti, un Cheval Blanc del 1947. Il secondo esempio che desidero menzionare è in realtà un regista, Woody Allen che, all'interno della sua produzione cinematografica, ha inserito spesso l'inebriante bevanda. Nel film "Match Point" del 2005, per esempio, è nota la scena del ristorante in cui una dei protagonisti, l'attrice senza soldi e il suo ricco ragazzo, vanno a pranzo in un'importante ristorante e lui ordina un famoso vino di Borgogna. Anche nella pellicola "Midnight in Paris" del 2011 il protagonista, uno scrittore amante del Novecento, si ritrova catapultato negli anni Venti al tavolo di un bar con alcuni intellettuali tra cui Salvador Dalì, il quale ordina un famoso vino francese.

Ma il vino nel cinema è anche sinonimo di riscoperta delle proprie radici e dei legami con la terra di appartenenza, il film "Ritorno in Borgogna" del 2017 del regista Cédric Klapisch ne è un esempio.

Naturalmente non può mancare l'associazione con l'amore, la vita sentimentale e l'unione tra due persone, nelle infinite declinazioni che queste tematiche possono assumere. E' emblematico in tal senso, anche solo nel titolo, il film "Il profumo del mosto selvatico" del 1995, regia di Alfonso Arau

Questa importante bevanda per la storia e cultura umane può anche essere l'elemento fondamentale per caratterizzare la personalità di due soggetti, la loro differente visione del mondo e il modo con cui si pongono nei suoi confronti. A tal proposito "Sideways - In viaggio con Jack", film del 2004 del regista Alexander Payne e basato sull'omonima opera letteraria dello scrittore Rex Pickett, costituisce un esempio significativo di quanto appena affermato. Nella pellicola infatti è proprio la degustazione del vino che fa capire non solo le differenti personalità di due dei personaggi, ma anche il loro modo di approcciarsi alla degustazione e, in generale, alla vita.

Desidero concludere questo mio breve viaggio con una presenza importante del vino nell'arte cinematografica, quella nei documentari che illustrano vari aspetti a esso correlati. "Red Obsession" film documentario australiano del 2013 regia di David Roach e Warwick Ross ne è un esempio importante. Anche "Mondo vino" del 2004 regia di Jonathan Nossiter e presentato al cinquantasettesimo Festival di Cannes è estremamente interessante, affronta infatti il legame tra globalizzazione e mondo del vino e le conseguenze che la prima ha avuto sul secondo, soprattutto in termini produttivi e di impatto sul territorio.

Caratteristiche, particolarità e immagini che delineano la grande complessità del mondo enologico internazionale e le sue articolazioni nel tempo ma, aspetto primario, il forte legame tra uomo e vino e i significati che esso ha assunto nelle differenti articolazioni della cultura.

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