lunedì 21 maggio 2018

Riso Delta del Po IGP.

(Immagine tratta dalla pagina ufficiale del Consorzio "Riso del Delta
del Po IGP")


Quella del riso nel Delta del Po è una presenza antica, documentata già nel 1400. Un prodotto solido quindi dal punto di vista culturale oltre che economico, ancorato saldamente al territorio e soprattutto alla gente che ci abita e lavora.
Certo è che nel corso della storia gli Estensi ebbero un ruolo importante nella coltivazione del prodotto e nell'utilizzo dei terreni.
Va necessariamente ricordato che fu significativo per la sua coltura il processo di bonifica dei terreni per renderli quindi adatti anche ad altre coltivazioni. In conseguenza a ciò anche il paesaggio e l'articolazione delle produzioni locali cambiarono considerevolmente.
Le distese di coltivazioni del riso furono ben presto affiancate dalle poche abitazioni (se così si può definirle) dei braccianti che lavoravano nelle risaie. Una sorta di divisione sociale rigida che vi ruotava attorno e che partiva dai braccianti fino ad arrivare al proprietario, quello che veniva definito in dialetto (anche nei canti giunti fino a noi) sior paron. Di questa particolare suddivisione le figure che forse vengono maggiormente ricordate nei documentari, sui libri e dalla memoria popolare sono le mondine, infaticabili lavoratrici delle risaie, chine per lunghe ore in un lavoro duro e faticoso.
Nei secoli scorsi, nonostante le limitazioni imposte alla coltura del riso dovute alla diffusione di malattie come la malaria, conseguenza dei terreni acquitrinosi, la sua coltivazione aumentò sempre più.
Lo straordinario prodotto protagonista di questo approfondimento deriva dalla specie Oriza sativa L., tipologia Japonica gruppo Superfino, nello specifico alle varietà Carnaroli, Volano, Baldo, Arborio. La zona di produzione comprende numerosi comuni tra Veneto e l'Emilia Romagna, nello specifico: Ariano, Porto Viro, Taglio di Po, Porto Tolle, Corbola, Papozze, Rosolina, Loreo, Comacchio, Goro, Codigoro, Lagosanto, Massa Fiscaglia, Migliaro, Migliarino, Ostellato, Mesola, Jolanda di Savoia e Berra.
Questo riso straordinario, denso di storia del territorio, del lavoro umano e, non da ultimo, del patrimonio culinario italiano, è caratterizzato da un chicco grande, con una forte capacità di assorbimento e poca perdita di amido. Uno degli alimenti cardine della cucina della Pianura Padana lungo i secoli, caratterizzato da un'interessante resistenza alla cottura; utilizzato in svariate ricette, dai primi ai dolci.
Un prodotto quindi tutto da gustare per scoprire, non solo una straordinaria tipicità del nostro Paese, ma anche e soprattutto la storia ed il lavoro di un territorio e della sua gente.

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