giovedì 17 settembre 2015

Il vino nella storia, parte VIII: il Novecento.

Come ho già dimostrato attraverso i precedenti articoli tematici, il percorso storico e culturale del vino è una strada assolutamente non lineare, fatta di bivi, zone non asfaltate e tratti straordinariamente meravigliosi. Il Novecento si apre al vino soprattutto grazie alla novità della chimica, introdotta il secolo precedente, e a tutte le modificazioni che essa ha comportato.
Nel XIX secolo i cambiamenti e le innovazioni, unite alle tante malattie che colpirono i vigneti italiani ed europei, portarono ad enormi cambiamenti nella viticoltura che, sebbene lenti, investirono quasi inevitabilmente anche il secolo successivo.
A fine Ottocento e nei primi decenni del Novecento furono due i fattori fondamentali che fecero da propulsori di rinnovamento in ambito italiano: da un lato la nascita di due Regie Scuole di Enologia, una in Piemonte e una in Veneto; dall'altro la diffusione delle cantine sociali, prima al Nord e poi al Sud. La causa che più di tutte spinse molti produttori ad associarsi in queste nuove realtà fu la volontà di contrastare la crisi di sovrapproduzione di quegli anni.
Allo  stesso tempo fiorirono differenti iniziative, tutte finalizzate a diffondere la conoscenza agraria specifica della vite e dei nuovi sistemi colturali, con lo scopo di dare nuovo impulso alla viticoltura italiana.

(Philippe Mercier, Giovane bevitore, Louvre, Parigi)

Era fondamentale ampliare il mercato e rilanciare ed accrescere l'esportazione. Tuttavia, per fare ciò era necessario avere prodotti caratterizzati da metodi di produzione più uniformi, eliminando così le differenze metodologiche. Va detto che la ricerca e l'innovazione in questo lasso di tempo fecero enormi progressi, migliorando non solo il prodotto finale ma anche e soprattutto le tecniche di produzione a monte. Questo aspetto era molto importante, se si voleva incrementare le vendite soprattutto per quanto riguarda le esportazioni, era necessario avere metodologie moderne e più precise, ciò permetteva di avere non solo un prodotto migliore qualitativamente ma che durava più a lungo.
Nonostante ciò, molti studi condotti da scuole, enti ed Università risultavano eccessivamente teorici per i produttori che chiedevano invece risposte più pratiche ed efficaci ai problemi che riscontravano in vigna. Tuttavia mostre e concorsi a livello locale contribuirono enormemente alla diffusione delle conoscenze in ambito vitivinicolo; va anche ricordato che si diffusero le prime macchine che avevano lo scopo di facilitare alcune operazioni snellendo quindi le fasi del processo produttivo. Tutto ciò, inevitabilmente, generò anche uno sviluppo e crescita dell'industria collegata.
Anche le tecniche colturali della vite subirono considerevoli mutamenti e migliorie; le modificazioni e le scoperte introdotte nella seconda metà dell'Ottocento fecero da trampolino di lancio per le successive innovazioni che segnarono la coltura della vite nel Novecento. Queste nuove tecniche si diffusero anche a causa della presenza e all'azione di numerosi fattori di diversa natura ma riconducibili a due aspetti: da un lato le coltivazioni dovevano adattarsi allo scarso reddito dei coltivatori, dall'altro alcune tecniche colturali vennero preferite ed adottate anche e soprattutto in funzione della tipologia di vite, di suolo e di impianto. Un esempio su tutti di questo ultimo aspetto fu la predilezione di determinate disposizioni delle piante di vite e degli apparati fogliari e produttivi che, diversamente a quanto accadeva in precedenza, consentissero una diffusione ottimale dei prodotti antiparassitari e, di conseguenza, una maggiore efficacia.
Il periodo analizzato non fu caratterizzato solo da un forte aumento della tecnica e quindi dal miglioramento generale della viticoltura ma anche dal dilagante fenomeno dell'adulterazione, fenomeni riconducibili a due aspetti: da un lato la sempre più crescente richiesta di vini a buon mercato e quindi a prezzo contenuto, dal lato opposto, a seguito del diffuso benessere (periodo della Belle Époque) che determinò un aumento della richiesta di vini costosi.

(Paul Cezanne, Il bevitore, 1891, The Barnes
Foundation, US)

A seguito di ciò avveniva spesso che vini inadatti al commercio venissero comunque utilizzati per colmare la domanda. Tanti erano i metodi illeciti impiegati, tuttavia i più conosciuti erano due: annacquare il vino o produrlo a partire da uva passa che veniva importata ad un costo assai inferiore. Questo fenomeno era così diffuso che già nel 1880 a Marsiglia venne pubblicato un libro dal titolo "Come fare il vino dall' uva passa". In risposta a tutto ciò vennero promulgate leggi già ad inizio secolo per arginare il problema.
A metà del Novecento fattori di varia origine: crisi economiche, guerre, crisi di stabilità tra i vari Paesi e fattori climatici, aggravarono la situazione già precaria dei vigneti e quindi influirono negativamente sulla produzione del vino. Tuttavia è proprio da queste situazioni che nacquero i sistemi di vinificazione e coltura che ancora oggi vengono utilizzati.
Per tutto il XX secolo vi fu una costante riorganizzazione delle aziende enologiche col tentativo da un lato di generare nuovi mercati e quindi ampliare le possibilità di guadagno, dall'altro di ridurre i costi.
 Il vino iniziò però ad essere sempre più associato ad aspetti negativi della società; nel 1867 fu infatti introdotta la prima tassa sul consumo di alcol con lo scopo di scongiurare i sempre più crescenti problemi legati al suo consumo eccessivo e quindi le conseguenze negative a livello sociale e medico.
Va inoltre ricordato che dal punto di vista commerciale il nostro protagonista in tutto il Novecento subì enormi fluttuazioni, non solo a causa di fattori climatici, ma soprattutto in conseguenza a guerre, che come tutti sappiamo segnarono gran parte del secolo scorso.
Gli anni Cinquanta furono caratterizzati da innumerevoli problemi: prezzi bassi dell'uva, arretratezza delle campagne e delle attrezzature per lavorare la terra, inoltre vi era anche il problema che gran parte dei contadini, a causa della guerra e delle conseguenze post belliche, avevano abbandonato il mondo agricolo per cercare fortuna in città o in altri Paesi.
Solo con gli anni Settanta la situazione migliorò considerevolmente, grazie soprattutto ad un mutato rapporto dell'uomo con la natura e con il mondo rurale. Gradualmente si passò ad un tipo di coltura dei vigneti più intensiva che cambiò (in alcuni casi anche radicalmente) il paesaggio in molte zone d'Italia. Fenomeno che, bisogna ricordare, non fu omogeneo per tutti i territori ed aziende.
Questi anni furono un vero punto di svolta , non solo per l'introduzione di nuove metodologie, ma anche e soprattutto perché molti produttori iniziarono ad indirizzare le proprie aziende verso la produzione "di qualità". Fu proprio a partire da questo decennio che la ricerca enologica costituì il discriminante fondamentale per un mestiere che ormai stava diventando un arte, grazie soprattutto alla continua ricerca.

(Fortunato Depero, Riti e splendori
d'osteria, Collezione Cassa Rurale
di Rovereto.)

Nei decenni successivi ricerca e continue sperimentazioni, nuovi vini e nuove tecniche furono alla base della filosofia di molti produttori, arrivando fino ad oggi, e puntando ad un legame molto saldo e sempre più vincente: qualità, territorio, innovazione. Sono solo la conoscenza del nostro Paese e della sua storia, uniti ad un'adeguata formazione scientifica e culturale che fanno oggi la vera differenza tra un prodotto di qualità e che è destinato ad aver successo nel corso del tempo, ad un prodotto di breve durata.

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