sabato 22 agosto 2015

La dimensione perduta del "mangiare assieme".

Nella società attuale, a causa di vari fattori, l'atto del mangiare è diventato sempre più un aspetto individuale. L'uomo ha meno tempo rispetto al passato, questo implica inevitabilmente che il poco spazio rimasto lo utilizzi per se stesso, senza condivisione.
Si potrebbe quasi affermare che il processo tecnologico abbia portato ad una regressione culturale che si manifesta anche nella perdita della volontà di condividere non solo semplicemente il cibo ma, cosa più importante, lo spazio ad esso destinato.

(Pieter Bruegel, Il banchetto nuziale, 1568)

Tuttavia "mangiare assieme" è sempre stata una delle caratteristiche salienti dell'essere umano. Fin dall'antichità scrittori e filosofi hanno rimarcato questo importante aspetto ed hanno prodotto opere, testi, componimenti poetici, partecipando a banchetti, pranzi e feste. Tutto ciò esula dalla pura esigenza pratica che avevano le prime comunità primitive, ovvero combattere le avversità ambientali unendosi in piccoli clan in cui si condivideva tutto, anche il cibo.
L'aspetto puramente materiale del gesto e delle derrate alimentari consumate fanno emergere, in realtà, un forte legame con il significato. Tutti i valori, gli ideali ed anche gli aspetti religiosi ed antropologici della società vengono condensati attorno alla tavola con le proprie caratteristiche: struttura, modalità in cui il pasto viene preparato e consumato e, non da ultimo, l'atto del mangiare assieme. Soprattutto grazie a questi aspetti il cibo e la tavola diventano metafore della vita; già nel linguaggio dialettale del Medioevo (ma del resto ancora oggi), condividere il cibo significava in sostanza fare parte di una stessa famiglia. Ma ciò era estendibile anche a manifestazioni più ampie dello stare assieme ossia alle comunità, sia di tipo civile che religioso.
Fare comunità voleva dire anzitutto riunirsi attorno alla mensa, non a caso questo aspetto negli ordini monastici era molto importante, l'atto del riunirsi vero e proprio era legato a due aspetti: la preghiera comune e appunto lo spazio destinato a nutrirsi; solo chi si era macchiato di colpe particolarmente gravi era interdetto a questo importante aspetto della vita.
Del resto anche sotto il punto di vista dottrinale "fare comunità" era ed è tutt'ora riunirsi attorno alla mensa mistica, il cenacolo di Cristo, e cibarsi di lui divenendo una comunità di fratelli.

(Pietro Lorenzetti, 1341)

Tuttavia va precisato che il rifiuto di ciò non era dovuto solo a particolari provvedimenti, gli eremiti, di cui ho avuto modo di parlare in altri articoli, ne sono un esempio.
Mangiare assieme era anche occasione per rinsaldare legami attorno al capo clan o al sovrano, e questo è vero non solo per il passato, nelle poche comunità ancora primitive che sopravvivono tutt'oggi ai margini del mondo moderno questo aspetto è molto sentito in diversi modi, è chiaro ma uguale nella sostanza.
Mangiare assieme è anche un modo per ricordare avvenimenti importanti od onorare persone: rendere gloria a valorosi guerrieri, cerimonie religiose o civili e, nel lutto, congedarsi da un membro della comunità.
Mangiare assieme è anche un modo per darsi coraggio e carica, a tal proposito i testi omerici ci riportano ai banchetti o alle cene consumate prima delle grandi battaglie.
Infine l'aspetto legato a questa pratica che più a mio avviso si è perso oggi è la condivisione. Riuscire a donare una parte del nostro cibo a chi ci sta a fianco, anteporre la felicità al mero soddisfacimento del bisogno è un aspetto che conoscevano più le persone povere di noi oggi, come del resto dimostra il quadro posto qua sotto.

( Bartolomé Esteban Murillo, I mangiatori
di meloni, 1645-1646)

Perdere questa caratteristica culturale importante della vita umana (perché in fondo è di questo che si tratta) è un inevitabile impoverimento della società che riesce sempre meno a svincolarsi dei fattori puramente materiali ed utilitaristici che, sebbene importanti, troppo spesso compromettono le radici culturali dell'uomo perché lo costringono a rinnegare ciò che è stato. Si, perdere il rito del "mangiare assieme" è un rinnegamento culturale.

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