domenica 5 luglio 2015

Il pesce nei film: simbolo di amore, lusso e molto altro.

Sono veramente tante le scene di film in cui il pesce è il protagonista, o compare come ingrediente in ricette succulente o pranzi raffinatissimi.
Assume quindi vari significati e diviene importante spesso perché attraverso esso è possibile conoscere la storia culturale dei protagonisti, andando alle loro origini.
Citerò ora dei brevi esempi per capire meglio questa poliedricità del nostro protagonista. Il primo che mi viene alla mente è "Vatel" del 2000, diretto da Roland Joffé, film molto conosciuto ed apprezzato dai cultori dei film gastronomici e non solo. Vatel è un maestro cerimoniere presso la corte del principe di Condè, ed è un vero maestro non solo nell'arte culinaria ma anche nell'organizzazione di feste e banchetti, come del resto volevano le regole dei cerimonieri di corte. Una delle scene fondamentali per la narrazione del film si svolge attorno al banchetto conclusivo dei festeggiamenti fatti in onore del Re Sole in visita al principe, e aveva come tema la mitologia marina e il pesce. Sarà la fornitura del pesce (unita ad altri problemi), che causerà i maggiori problemi determinando anche il suicidio del protagonista. Il banchetto si svolgerà comunque grazie ai suoi aiutanti, ed anzi, si rivelerà un vero successo. In questo primo caso il pesce è sinonimo di ricchezza e fonte di celebrazione della potenza e delle disponibilità economiche del nobile, nonché della bravura e della maestria del cerimoniere.
Diverso è il discorso per il film "Unbroken" di Angelina Jolie, tratto dal libro "Sono ancora un uomo" di Laura Hillenbrand. Il film narra la storia di Louis Zamperini, italo-americano prigioniero, con una storia a dir poco formidabile. Il cibo in questo caso assume un ruolo rilevante (soprattutto bel libro), che si manifesta nei ricordi del protagonista, tra cui è presente il pesce al limone cucinato in forno. Qui i prodotti alimentari sono il veicolo della memoria e, in particolar modo, delle proprie radici; il loro ricordo da parte dell'uomo è l'evocazione della terra natale e dell'infanzia che vengono distillate da quel piatto di pesce al forno che riassume un intero mondo perduto.
Potremmo dire quindi, per questo secondo aspetto, che il pesce diventa veicolo della memoria e fonte per tenere vivo il proprio passato e quindi le radici culturali dell'individuo.
Vi sono anche film in cui è partecipe di un complessivo quadro gourmet in cui piatti e ingredienti identificano la capacità di un soggetto e la sua bravura, oppure anche le eccellenze di un territorio, è quello che accade per esempio nel film "La cuoca del presidente" di Christian Vincente (2012).
In altri casi diventa mezzo di seduzione, un'arma attraverso cui stregare l'amato ed averlo ai propri piedi, è il caso di "Semplicemente irresistibile", un film di Mark Tarlov, del 1999 in cui il pesce non è solo la materia prima per produrre incantesimi d'amore culinari ma anche l'artefice stesso dei cambiamenti. Nel film per esempio la protagonista passa da cucinare piatti poco gustosi a veri e propri capolavori di gusto grazie all'ausilio di un "granchio magico" vivo.
Infine il pesce può anche diventare simbolo di sfarzo e decadenza, eros ed oblio, parlo ovviamente di "La grande abbuffata" di Marco Ferreri, del 1973. Nel film (di cui ho già parlato in un precedente articolo) l'atto del mangiare diventa veicolo di morte; una delle prime scene in cui i protagonisti si abbuffano di ostriche in un contesto che è un mix tra sfarzo e decadenza, è l'emblema di quanto ho appena detto.
Il pesce, come ho voluto dimostrare attraverso questi brevi esempi, assume significati diversi nel cinema, e diviene un mezzo indispensabile per analizzare l'uomo sotto molteplici aspetti.
Ho pensato a tal proposito ad un piatto fresco, che unisse alcune delle tipicità più gustose del nostro Sud e fosse l'ideale per una calda estate come quella che stiamo vivendo.




TAR TAR DI GAMBERO ROSSO, BURRATA AL PROFUMO DI ARANCIA E SBRISOLINA AL PISTACCHIO.

INGREDIENTI (per 4 persone)

n 20 gamberi rossi
n 1 burrata di medie dimensioni
n 2 arance biologiche
olio extravergine di oliva, sale e pepe bianco q.b.

per la sbrisolina

125g farina "00"
80g burro
50g pistacchi (non salati)
12,5g uova
12,5g tuorlo
15g zucchero
sale e pepe bianco q.b.

PROCEDIMENTO

Impastare tutti gli ingredienti della sbrisolina come per una pasta frolla. Ricavare un panetto cilindrico aiutandosi con la pellicola trasparente e metterlo a riposare in frigorifero finché non si sarà rappreso. Successivamente attraverso una grattugia a fori larghi grattugiare il composto all'interno di appositi stampini circolari conferendogli così un aspetto simile a una sbrisolona. Porre nuovamente il tutto a riposare in frigorifero. Nel frattempo preriscaldare il forno a 180 gradi e porvi successivamente le sbrisoline. Cuocere fino a quando non saranno dorate.
Mentre si raffreddano pulire i gamberi rossi avendo cura di: togliere il tubo intestinale, pulire e conservare una testa e una coda per ogni piatto per la presentazione. Tartarizzarli e condirli con olio, sale e pepe. Tritare la burrata, condirla e aggiungere poca buccia di arancia grattugiata (evitando la parte bianca). Pelare a vivo l'altra arancia e ricavare due spicchi per porzione.
Presentare come illustrato in fotografia.





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