giovedì 12 marzo 2015

All'origine dell'agricoltura: il rapporto uomo-natura.

L'agricoltura è stata senza dubbio una delle invenzioni più decisive della storia dell'uomo perché ne ha condizionato la vita, il modo di alimentarsi, di relazionarsi con gli altri e, non da meno, di concepire la natura.
Per le prime società di uomini raccoglitori e cacciatori lo sfruttamento delle risorse naturali era una condizione fondamentale per poter sopravvivere in un ambiente ostile alla vita. Il rapporto uomo natura era indubbiamente impari, il primo era fortemente vincolato dalle leggi e mutamenti della seconda che determinava la possibilità o meno di potersi procacciare cibo.

(La caccia, graffiti preistorici, Valle Camonica, Brescia)

La crescita progressiva della popolazione determinò la necessità di procurarsi maggiori quantità di cibo e di conseguenza, la nascita di società diverse dedite all'agricoltura e alla pastorizia. Queste nuove tipologie di comunità intervennero in modo più attivo sugli equilibri ambientali; sostanzialmente, il passaggio da un' economia di predazione ad una di produzione rappresentò un cambiamento decisivo nel rapporto tra uomini e territorio: dopo molto tempo i primi non erano più assoggettati alle leggi naturali. Nonostante questa rivoluzione ci appaia oggi di poco conto, essa fu di fondamentale importanza non solo per il motivo appena citato, ma anche perché permise la nascita dell'uomo "civile" opposto a quello "selvatico"; questo perché fare  agricoltura voleva dire ingegnarsi, progettare, costruire un sapere insomma. Tutto ciò fu graduale, per molto tempo i primi tentativi di agricoltura convissero con le pratiche di caccia e di raccolta/procacciamento del cibo. Proprio in questa fase si fecero scelte alimentari diversificate da regione a regione, queste influenzarono enormemente i sistemi agricoli affermatisi e divennero parte della vita dell'uomo.
Ma le pratiche agricole e di semina determinarono lentamente anche modificazioni ai vegetali, potremmo definirle una sorta di "addomesticamento verde".
Il passaggio definitivo all'agricoltura determinò due fenomeni sociali importanti: da un lato fu un propulsore decisivo della crescita demografica e dall'altro, la possibilità di avere cibo in eccesso (che quindi veniva conservato) determinò un aumento del tempo disponibile, veicolo per la formazione e l'evoluzione delle prime civiltà.
Con l'età del Bronzo si assistette alla definitiva affermazione della cerealicoltura ed anche le informazioni relative alle piante alimentari furono migliori e consentirono di definire in modo più preciso quali fossero le principali risorse alimentari di tipo vegetale.
Studi recenti affermano che la diffusione dell'agricoltura sulla Terra non sia avvenuta in più luoghi contemporaneamente ma  sia frutto dell'espansione di gruppi umani a partire da un centro territoriale ben definito, la cosiddetta "Mezzaluna Fertile".
 L'invenzione molto più tarda della città quale simbolo dell'evoluzione civile, non sarebbe potuta accadere senza lo sviluppo dell'agricoltura e gli enormi cambiamenti verificatisi come logica conseguenza. E' fortemente legata al mondo agricolo l'idea di un uomo che costruisce in modo "artificiale" il proprio cibo. Questa unione tra cultura e natura è incarnata in primis nel pane, simbolo dei doni della terra e della capacità dell'uomo di trasformarli. Ma essa determinò un altro cambiamento importantissimo dal punto di vista sociale, culturale e antropologico: il passaggio dal nomadismo alla sedentarietà e la nascita dei miti legati alla fertilità (i cui meccanismi sono stati già spiegati brevemente nel post di domenica 8 marzo).

(dea della fertilità, Museo Nazionale Etrusco, Viterbo)

A tal proposito va ricordato che nelle società di cacciatori e raccoglitori i riti di fertilità avevano come protagonisti animali e non il mondo vegetale; cito a tal proposito tutti i riti di matrice nordica diffusi e consolidatisi anche successivamente. Il centro di tali pratiche era la credenza della rigenerazione degli animali, come quello che vede protagonista il maiale nell'Edda, il poema scandinavo più antico.
La diversificazione tra il modello germanico basato sullo sfruttamento delle foreste e quello greco-romano sull'agricoltura, sancirono anche l'opposizione culturale, religiosa e sociale su come concepire la natura. Questi due poli furono decisivi per la formazione ideologica successiva, per il modo di concepire il bosco, l'agricoltura e, più in generale, la natura durante il Medioevo. Tutto ciò meriterà una successiva e più approfondita analisi.

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