sabato 7 febbraio 2015

Mela: arte, storia e curiosità.

La mela è uno dei frutti più comuni sulle nostre tavole (e anche più consumati). Essa incarna spesso nell'immaginazione di tutti il concetto di salubrità, di comportamenti conformi alle norme alimentari; spesso a tal proposito la vediamo, o l'abbiamo vista, in pubblicità che vogliono trasmettere questo messaggio.
Le sue origini tuttavia sono comuni a molti frutti presenti sulle nostre tavole: originaria dell'Asia centrale si è diffusa poi in tutta Europa nel corso dei secoli.
Essa fu presente in molte culture del mediterraneo già nel mondo antico non solo come alimento, ma da protagonista in poemi e miti, favole e opere artistiche.

(Paul Cezanne, natura morta con mele
 e vaso di primule)

La sua importanza è rilevante anche nella letteratura sacra e profana: dall'attribuzione del frutto della conoscenza del bene e del male nella Genesi, all'episodio narrato come antefatto alla guerra di Troia.
Nella cultura contadina fu per secoli un elemento essenziale per la sussistenza di molte aree agricole del territorio italiano e, al tempo stesso un valido dono della natura, necessario ad alleviare la fame. La sua idoneità ad essere conservata la rese uno dei prodotti simbolo della stagione fredda (uno dei pochi disponibili), ma anche della capacità dell'uomo di adattarsi alle condizioni avverse.
Conosciuta ed amata anche nel Medioevo e nelle epoche successive, interessò i naturalisti del Seicento che ne incentivarono la coltivazione nelle serre di Versailles.
Essa è anche portatrice di numerosi significati simbolici sia di natura religiosa che profana: considerata simbolo di prosperità, bellezza e femminilità, nella Bibbia simboleggia la caduta dell'uomo e al tempo stesso la conoscenza. Rabano Mauro, abate vescovo ed erudito carolingio, affermava che era il simbolo di Cristo stesso, oltre che degli uomini santi e profeti, nonché
 dei loro insegnamenti ed opere. Per il Mundus Symbolicus di Filippo Picinelli rappresentava la dolcezza del peccato ma era anche simbolo della Vergine perché come la pianta è carica di frutti nutrienti, così Maria nutre con materna pietà.
Assumeva anche il valore di elezione e di bellezza femminile, bacata rappresentava la seduzione sensuale destinata a corrompersi, ma anche l'ipocrisia perché dietro ogni aspetto apparente si cela un verme distruttore.
Le opere d'arte riproducono magistralmente tutti questi simboli; troviamo due esempi nelle opere presenti qua sotto.
La prima opera è di Maestro boemo, Maria nel giardino del Paradiso, 1410 circa, Francoforte, Staedelches Kunstinstitut.




Il cesto di frutta posto sul tavolo e contenente le mele è un rimando alle Sacre Scritture, in particolare all'Antico Testamento e quindi al peccato originale. Il bicchiere, invece, è un rimando al Nuovo Testamento e quindi alla Passione di Cristo. Il giardino infine è l'emblema della purezza e verginità della Madre di Dio.
La seconda opera è di Gabriel Metsu, Donna che sbuccia le mele, 1660 circa, Parigi, Louvre. L'intero cestino può essere un'associazione alle Sacre Scritture; le mele invece, come per l'opera precedente, al Peccato originale. Il significato della rappresentazione della giovane potrebbe essere più avvincente in quanto nell'atto di tagliare la buccia a spirale potrebbe alludere al travaglio umano di liberare il proprio spirito dalla materia.
Anche nell'arte contemporanea questo frutto è molto presente: in territorio italiano due validi esempi sono i trentini Paolo Vallorz e Luciano Zanoni che hanno saputo interpretare un elemento importante dell'agricoltura del loro territorio con maestria e lirismo.
Territorio e tradizioni si fondono sempre più nei prodotti che non sono solo alimenti ma autentici scrigni di arte e cultura e, non da meno, vivi legami con il nostro passato.

11 commenti:

  1. Molto simpatica questa associazione della gastronomia all'arte.

    RispondiElimina
  2. Non ci avevo pensato. Ne terro'conto anche per abbellire la mia attività. Come sai sono medico di famiglia ma mi interesso di dietologia e dietoterapia. Ovviamente anche di gastronomia. Arrivederci.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bene, sono molto contento! Io mi batto sempre per la cultura gastronomica, lo ritengo un aspetto molto importante non solo nella cucina di un Paese, ma anche nell'economia, nella cultura e negli aspetti sociali (medicina e dietologia comprese)!

      Elimina
  3. Secondo me e' importante una collaborazione tra medico ed esperto in gastronomia per la promozione di una educazione alimentare veramente efficace in grado di annullare abitudini alimentari errate e nocive per la salute di tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche secondo me! Non solo, sarebbe molto importante anche per valorizzare il territorio e la sua storia, il turismo ... sembra assurdo che si fanno corsi di cucina e si presti molta attenzione alle ricette e non alla storia dei prodotti, in fondo è un modo indubbiamente diverso ma valido per essere "consumatori consapevoli". Non riesco a far capire come tutto ciò possa essere un'arma vincente ... Mi piacerebbe molto che questa mia passione potesse diventare un lavoro vero e proprio però, ahimè ...

      Elimina
  4. Tutti hanno sempre fretta per tanti motivi. Perciò non danno importanza alla conoscenza degli alimenti che consumano. Però ci sono tanti modi per sensibilizzare le persone, per indurle a non consumare certi alimenti e a preferire altri che sono gustosi e anche salutari. Non è necessario studiare i trattati di gastronomia o di dietoterapia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sono d'accordo, credo che una conoscenza più approfondita del settore o comunque del mondo alimentare aiuti e sia necessaria. Del resto purtroppo oggi molte persone pensano non sia necessario approfondire ed avere conoscenze più specifiche... e i risultati ahimè sono sotto gli occhi di tutti. La mia tesi di laurea è stata sul rapporto tra il marketing alimentare e l'obesità infantile, i risultati della ricerca e dell'indagine svolte sono stati assolutamente preoccupanti dal mio avviso. Indubbiamente poi non è necessario che si studino i trattati di gastronomia, ma se non conosciamo la storia dei nostri prodotti alimentari e dei nostri territori come possiamo pensare di salvaguardare il nostro patrimonio culturale e gastronomico? Come possiamo pensare di restituirlo intatto e curato ai nostri figli? Come possiamo pensare di fare turismo se nemmeno noi conosciamo i tesori che possediamo?

      Elimina
  5. Sei laureato in scienze dell'alimentazione?

    RispondiElimina
  6. Indubbiamente é utile e necessario studiare la storia dei prodotti alimentari, la dietologia, la dietoterapa , la composizione degli alimenti ecc. Ma non a tutti piace fare questo o studiare in generale. In questi casi servono altri metodi per istruire le persone che non vogliono leggere neanche i libri di ricette di cucina di qualsiasi genere. Come fare?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sono laureato al corso di scienze gastronomiche presso il Dipartimento di Scienze dell'Alimentazione dell'Università di Parma. La risposta, dal mio punto di vista, potrebbe essere riuscire ad inserire piccoli pezzi di cultura alimentare e gastronomica nelle trasmissioni di ricette, nelle campagne di pubblicità alimentari, nelle visite a territori o aziende. Anche queste ultime dovrebbero capire che la cultura alimentare potrebbe essere un punto di forza e di rilancio dell'azienda e del territorio. E' necessario incuriosire, invogliare in piccole dosi, con argomenti proposti in modo differente, non accademico o saccente ma in modo fresco, dinamico e coinvolgente, senza perdere per questo l'autorevolezza (che è data dalla conoscenza non dall'ampollosità). Il problema più grande è far capire alle aziende che investire nella cultura alimentare può essere un punto di forza straordinario, soprattutto se parliamo delle aziende italiane. Quando iniziai il mio corso di cultura alimentare a novembre presso un'associazione culturale del mio territorio, notai fin da subito le facce perplesse dei partecipanti prima dell'inizio del corso. Fortunatamente la testardaggine dell'organizzatrice mi permise di iniziare e alla fine tutti erano entusiasti degli argomenti trattati, chiedendo addirittura fin da subito prototipi per dei corsi che si svolgeranno il prossimo autunno. Questo per dire che secondo me dovrebbe esserci più determinazione da parte di tutti.

      Elimina