venerdì 7 novembre 2014

Alla scoperta del riso, inseparabile compagno dell'uomo (parte II, il caso italiano).

Continua il viaggio alla scoperta del mondo del riso, questa seconda tappa è dedicata (come si evince dal titolo) alla sua storia in Italia.
Sono scarse le notizie sul consumo e la coltivazione del riso in Occidente nel periodo che va dalla caduta dell'Impero Romano (476 d.C.) all'avvento dei Califfati arabi (VIII secolo). Si sa che furono questi a introdurne il commercio e la coltivazione prima in Algeria e Senegal e successivamente verso la parte occidentale del continente africano; in seguito, con il califfato d'Occidente, verrà anche coltivato in Andalusia e Sicilia.
Nel 875 d.C. il governatore arabo in Sicilia ne fissò le norme per il commercio e l'importazione.
A dire il vero, la cronologia dell'avvento del riso in Italia è una questione assai controversa; nello specifico il problema non riguarda la sua commercializzazione ma la coltivazione: gli arabi portarono il riso ma non la risicoltura.

(Historia Plantarum, fine XIV secolo)

Qualche traccia della sua presenza certa in Italia si trova in un documento del 1390. Nel 1468 poi, fu inaugurata la prima risaia, mentre il primo documento che dimostra la sua coltivazione in territorio italiano risale al 1475 ed è una lettera di Galeazzo Maria Sforza il quale prometteva di inviarne dodici sacchi al duca di Ferrara.
Con l'avvio della risicoltura in Lombardia esso mutò la propria destinazione: da prodotto ad uso esclusivo degli speziali a fonte di alimentazione dei Lombardi; da qui si diffuse successivamente in tutte le zone paludose della Pianura Padana. Contemporaneamente a ciò, aumentarono considerevolmente i casi di malaria che spinsero molti governi a redigere provvedimenti atti a limitare questa coltura.
Essa però col tempo si espanse sul territorio italiano (prevalentemente al nord), grazie soprattutto all'alta resa rispetto ai cereali che vi venivano tradizionalmente coltivati. Questo fu reso possibile da altri due aspetti fondamentali: da un lato le carestie che colpivano periodicamente i territori rurali italiani e dall'altro le epidemie di varia natura; è chiaro in tal senso che le une sono collegate alle altre. Tutto ciò, unito ad una scarsa possibilità di approvigionamento coi paesi vicini fece si che il riso venisse visto come una valida soluzione.
Dalla Pianura Padana si diffuse anche in Emilia e Toscana dove però la penetrazione fu più lenta a causa della minore disponibilità d'acqua.
Alla fine del XVII secolo esso si coltivava largamente nella pianura del Po, Toscana e qualche area della Calabria e della Sicilia. Verso il 1700 le risaie in territorio milanese coprivano una superficie di oltre 20000 ettari, un secolo e mezzo dopo le sole risaie del vercellese raggiungevano i 30000 ettari.


Il XIX secolo è ricordato per l'opera di costruzione della più importante rete irrigua ( Canale Cavour) a vantaggio delle coltivazioni di riso. Sorsero però due problemi: la malaria, problematica già connessa in passato a questa coltivazione e il brusone, la più grave patologia che colpisce il riso. Per quanto riguarda il primo fattore, si resero necessarie nuove tipologie di riso, senza sommersione, i cosiddetti "risi a secco" o "risi di montagna". Da ciò vi fu l'introduzione di specie esotiche tra cui quella chiamata "chinese" che era la più produttiva e precoce (anche se era una tipologia a sommersione); per la seconda invece si studiarono nuove varietà in grado di resistere alla patologia.
Nel 1925 avvenne un evento di portata storica: la realizzazione per la prima volta in Italia di un incrocio artificiale tra due varietà di riso presso la Stazione sperimentale di risicoltura di Vercelli. I più importanti risultati furono la creazione del Vialone Nano ("Nano" x "Vialone") e del Carnaroli ("Vialone" x "Lencino"), ma quest'ultimo solo nel 1945.



Il riso fin dalla sua introduzione, ebbe un ruolo di rilievo nel sistema agricolo e alimentare italiano. Questo dono della natura permise a generazioni di persone di sfamarsi e lavorare (pensiamo alle mondine delle immagini riportate sopra). Riflettendo su ciò non si possono non ricordare i numerosi film e opere che documentano il duro lavoro di queste persone nella cura e raccolta del nostro protagonista. Storie di povertà, sfruttamento dal punto di vista lavorativo ma anche tanta voglia di andare avanti. Molti film dedicano una o più scene al loro ruolo (soprattutto delle mondine) nel contesto agricolo italiano del Novecento.
Cultura, storia e tradizioni di uno dei prodotti simbolo dell'Italia e del suo straordinario patrimonio culturale e gastronomico.

 

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