sabato 30 agosto 2014

Funghi: storia, arte e curiosità di un dono misterioso della natura.

I funghi, dono della natura all'uomo, furono fin da tempi remoti fonte di sostentamento e sussistenza.
Questo antico rapporto permase fino a pochi decenni fa se pensiamo che, soprattutto nelle realtà rurali e montane, la loro raccolta e consumo consentirono a generazioni di gente povera di poter avere qualcosa di cui cibarsi. Nonostante tutto ciò, questo meccanismo non avvenne automaticamente: solo attraverso tentativi, morti e intossicazioni l'uomo acquisì la capacità di discriminare quelli buoni da quelli velenosi; potremmo affermare che la necessità determinò l'esperienza.

(Franco Dore, pastello secco)

Durante la preistoria però non tutti i funghi erano destinati all'alimentazione, vari ritrovamenti dimostrano infatti che il polyporus fomentarius venisse utilizzato per accendere il fuoco, mentre alte specie come medicinali e disinfettanti per le loro capacità antibiotiche e antisettiche.
Essi incominciarono a farsi più presenti nel mondo greco e in quello romano. Una leggenda tramandata dallo scrittore greco Pausania ( II secolo d.C.) dice che:

"... l'eroe Perseo, dopo un lungo ed estenuante viaggio, stanco e assetato, si poté ristorare con l'acqua raccolta nel cappello di un fungo. Decise allora di fondare in quel luogo una nuova capitale e di chiamarla Micene (mykes, fungo in greco) dando così vita ad una delle più importanti civiltà del passato: la micenea".

E' chiaro come essi per questa civiltà fossero simboli di vita. La situazione cambia nel periodo romano, diventando gradualmente simboli di morte; così scrive Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia:

"tra le piante che è rischioso mangiare, mi sembra giusto mettere anche i boleti: essi costituiscono innegabilmente un alimento squisito,  ma li ha portati sotto accusa un fatto enorme nella sua esemplarità: l'avvelenamento compiuto per loro tramite dell'imperatore Tiberio Claudio da parte della moglie Agrippina, che con tale atto diede al Mondo, e innanzitutto a se stessa, un altro veleno, il proprio figlio Nerone".

Tuttavia la convinzione sopra esposta era errata perché i boleti o Boletus era il nome dei porcini, che come sanno tutti non sono assolutamente velenosi.
Fin dall'antichità, per loro caratteristica di spuntare improvvisamente e durare poco erano l'emblema della vita umana.

(natura morta con funghi, artista lucchese Simone
 Del Tintore, XVII secolo)

Col passare dei secoli le opere sui nostri protagonisti di molti scrittori e personalità di spicco della cultura crebbero enormemente, soprattutto quelle riguardanti i rimedi consigliati in caso di avvelenamento.
Oltre al già citato Plinio il Vecchio ricordo Galeno che considerava l'ammanita caesarea una delle migliori tipologie di fungo e consigliava come rimedio per l'avvelenamento differenti soluzioni, di clisteri allo sterco di pulcino sciolto nell'aceto. Paracelso consigliava metodi simili a Galeno mentre Avicenna nei sui scritti metteva in guardia dai funghi di colore verdognolo mentre Alberto Magno descrisse un caso di avvelenamento nel suo "De vegetabilis".
Per secoli idee, tradizioni ma soprattutto superstizioni furono gli elementi distintivi di questo frutto della natura. Solo a partire dal XVI secolo con gli italiani Hermolanus e Mattiolus incominciarono a diffondersi i primi tentativi di classificazione dei funghi. Il secolo successivo diversi studiosi riuscirono a rendere più scientifica la micologia sfatando così gran parte delle superstizioni.
Accanto alle funzioni puramente materiali di cui si è già parlato in precedenza, ne è presente una che è collegata al lato spirituale dell'uomo: l'utilizzo di funghi dalle proprietà allucinogene. In riti, cerimonie o occasioni particolari venivano consumati con lo scopo di alterare lo stato di coscienza . Il rappresentante più conosciuto di questa categoria è l'amanita muscaria. Alterando lo stato di coscienza vengono definiti "enteogeni" cioè che rendono "divinamente ispirati" chi li assume.
A tal proposito alcuni studi sostengono che la sostanza ricavata da queste specie allucinogene sia, nella Bibbia, il vero elemento che avrebbe dato la conoscenza del bene e del male. Un curioso affresco nella cappella medievale di Plaincourault in Francia (foto qua sotto), raffigura la scena della tentazione di Adamo ed Eva ma stranamente nell'opera l'albero assomiglia ad un grande fungo con cappella rosso puntinato di bianco, dal cui tronco si diramano quattro rami simili a quello centrale.


Per alcuni studiosi questa raffigurazione sarebbe la prova di quanto appena esposto.
Infine nell'arte essi trovano posto in molte nature morte che documentano i prodotti della terra e i primi segni dell'arrivo dell'autunno, mentre in altre con il loro sapore gustoso ma la presenza del veleno, rappresenterebbero la seduzione del male e il piacere mondano, nella misura in cui entrambi possono essere causa di morte.

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