mercoledì 21 maggio 2014

Strumenti che operano trasformazioni: parte II (dall' Ottocento a oggi).

Iniziando questo secondo e ultimo viaggio dal XIX secolo è utile prendere in considerazione una caratteristica fondamentale di tutti gli strumenti da cucina (fino a questo periodo): la forma. Essa infatti è funzionale non solo per il loro utilizzo con gli alimenti ma ancor più per essere utilizzati sincreticamente tra loro. Questo aspetto appare sovente con le pentole: fino al XIX secolo la forma dominante per tutte è stata quella a otre, rigonfia e panciuta. Tale forma fu resa necessaria, sostanzialmente, dal tipo di fonte di calore: le fiamme in questo modo potevano lambire da ogni lato il recipiente sospeso sul focolare. Con la rivoluzione industriale si diffusero torni più perfezionati per la lavorazione dei metalli in lastra, che permettevano di ottenere con relativa facilità forme cilindriche a pareti dritte.
 La comparsa delle piastre nelle stufe a legna richiese ben presto recipienti con la base quanto più larga possibile, perché il calore si rivolgeva esclusivamente ad essa e non più anche alle pareti.

(foto di inizi Novecento: esempio di
sincretismo stufa-pentole in una cucina
povera)

Dopo la rivoluzione industriale ed a partire da metà Ottocento fecero la loro comparsa nelle cucine della maggior parte dei paesi pentole in ferro smaltato.
Solo alla fine del secolo cominciò ad essere utilizzato l'alluminio, destinato ad una grande diffusione tra le due guerre per la cucina domestica come per quella professionale; bisognerà poi aspettare la fine degli anni Trenta per vedere comparire le prime pentole in acciaio inossidabile.
Per la casseruola diverso è il discorso: attrezzo molto presente nelle cucine di alto livello (o comunque dei ceti elevati) era principalmente in rame, adatta alle cotture ma anche alle presentazioni scenografiche ma non per contenere a lungo tempo gli alimenti perché reagendo con essi generava composti dannosi; solo successivamente si diffuse l'uso di ricoprirle internamente con stagno o argento (per chi se lo poteva permettere) ovviando in questo modo al problema sopra esposto. Con il nuovo secolo si diffusero casseruole in alluminio o, per i ceti più bassi, ferro.

(cucina casalinga dei primi anni del Novecento: da notare
l'esposizione di pentole e strumenti di materiali diversi)

Fino al dopoguerra non era solo il materiale con cui erano fabbricati gli utensili da cucina (e non parlo solo di pentole) a sancire la differenza tra ceti ma anche e soprattutto il numero di essi. Tutti ricordiamo o abbiamo visto nei film o nelle visite alle cucine di palazzi e castelli lo sfoggio fatto di un gran numero di pentole e utensili, questo non solo nel nostro magnifico Paese ma anche in altri Stati europei. Considerando ciò si può tranquillamente affermare che lo sfoggio di grandi quantità di attrezzi di cucina, magari in rame o argento, era una manifestazione visibile di potere ma soprattutto di disponibilità economiche. Diversamente, i ceti poveri, potevano contare su pochi utensili, generalmente destinati a più utilizzi e di una, al massimo due pentole. Non poteva mancare di certo la pentola della minestra o della polenta immancabilmente sul fuoco a cuocere (pensiamo al film "Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno di Mario Monicelli, tratto dall'omonima novella di Giulio Cesare Croce) uniche fonti di sostentamento per ampi strati di popolazione che potevano contare su ben poco.
L'avvento del Bauhaus, scuola di architettura, arte e design della Germania di inizio XX secolo, e il suo profondo interesse all'applicazione delle arti ad ogni aspetto della vita quotidiana, segnò un punto di svolta in questo campo. I migliori artisti e artigiani progettarono e costruirono non solo elementi d'arredo e opere d'arte ma anche pentole, strumenti da cucina dal design innovativo e avanguardistico ma che coniugavano due aspetti fondamentali: la bellezza delle forme e dell'aspetto con un'estrema praticità e funzionalità, simbolo dei tempi che mutano e delle nuove esigenze.
Oggi la cucina non è più un luogo di sola preparazione e trasformazione degli alimenti, ma un punto di incontro e socializzazione, una parte di casa insomma in cui si può vivere pienamente e ricevere gli ospiti. Detto ciò è chiaro come gli utensili da cucina siano veri e propri complementi d'arredo, oggetti che perdono quasi la loro funzione originaria caricandosi di innovazione e bellezza e divenendo così veri e propri suppellettili, parte integrante della struttura complessiva della casa.

(posate moderne, esempio di come gli utensili possono
caricarsi di modernità e, quasi, di un aspetto
ludico)

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