martedì 13 maggio 2014

Asparagi, figli della primavera.

Gli asparagi sono un tipico ortaggio primaverile, originari dei Paesi del Mediterraneo erano conosciuti fin dagli antichi Greci, da cui deriverebbe il nome asparagus ossia qualsiasi germoglio tenero e molto dolce (significato originario).
Essi erano molto conosciuti ed apprezzati anche dai Romani tanto da essere descritti da molti autori: Catone il Censore (III secolo a.C.) nel "De agricoltura", Plinio il Vecchio (79 a.C.) in "Naturalis Historia" ricorda le rigogliose coltivazioni di asparagi dei territori di Ravenna, infine Giovenale nelle "Satire" afferma: "montani asparagi da gustare con uova belle grosse". Se invece volessimo avere informazioni sulle modalità di cottura dovremmo consultare gli scritti di Gaio Svetonio Tranquillo (scrittore romano di età Imperiale) che ci dice come i romani fossero soliti consumarli previa scottatura in acqua bollente o seccati come provvista per l'inverno.
Quest'ultimo scrittore ci fornisce qualche informazione in più: nel suo "De vita caesaurum" narra che per indicare un'azione militare rapida, l'imperatore Augusto era solito affermare: "celerius quam asparagi cocontur" cioè "più rapidamente di quanto gli asparagi impiegano a cuocere".
Con la caduta dell'Impero Romano e il cambiamento del rapporto dell'uomo con la natura , ma anche a seguito di una serie di forti carestie, e quindi di frequenti e importanti razzie di tutto ciò che i boschi potevano offrire, questi ortaggi scomparvero totalmente dalle tavole per riapparire solo attorno al 1300 nei dintorni di Parigi.

(Realfonso, natura morta con asparagi,uova e pere, Napoli
Collezione Maglione)

Con il Rinascimento esso ritroverà la stabilità antica anche grazie al fatto che si passò dalla raccolta di quelli selvatici, che la natura offriva, alla coltivazione; grazie a ciò essi ebbero il posto d'onore sulle tavole di tutti i ceti.
Successivamente il Re Sole li apprezzerà a tal punto da ordinarne la coltivazione nelle serre reali per poterli gustare tutto l'anno, definendoli "Re dei vegetali".
Il nostro protagonista è stato utilizzato nel corso della storia anche come potente farmaco: gli Egizi lo utilizzavano come medicamento per varie affezioni, in particolare per la sterilità; i romani confermarono la sua fama impiegandolo in vari modi per differenti patologie.
Una delle ricette medicinali più note che impiega l'asparago come ingrediente fondamentale è quella fornita dalla Scuola Salernitana attraverso il Tacquinum Sanitatis.
Oltre a ciò, a partire dal Medioevo gli asparagi vennero considerati potenti afrodisiaci, venendo quindi impiegati nella formulazione di numerosi filtri d'amore.
Le proprietà diuretiche di questi vegetali sono da sempre conosciute ma bisognerà aspettare il 1829 perché il medico francese Francois Broussais ne dimostri scientificamente tale proprietà, isolando il principio attivo che chiamò asparagina.
Riprendendo l'argomento trattato in precedenza, molti uomini erano soliti consumarli durante "cene libertine" in cui il tradimento era il protagonista indiscusso. A tal proposito un autore ottocentesco di libri di cucina, tale Stanislas Martin, racconta che alcuni mariti infedeli vennero smascherati dal fiuto delle mogli le quali basandosi sull'odore della loro urina (tipico di quando si consuma asparagi), scoprirono che essi avevano partecipato ad una di queste "cene".
Ovviamente il nostro breve viaggio non può non toccare anche l'arte e la letteratura: anche in questi campi gli asparagi sono presenti. Nell'arte troviamo un chiaro esempio in due nature morte di Edouard Manet (presenti qua sotto): "l'asperge" e "una botte d'asperges" .




 In letteratura invece un valido esempio è Achille Campanile (Roma, 28 settembre 1899-Lariano, 4 gennaio 1977): scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e  giornalista italiano che nel libro "Gli asparagi e l'immortalità dell'anima" discusse sulle possibili correlazioni tra asparagi e immortalità dell'anima giungendo alla conclusione che da qualunque parte la questione venisse esaminata non c'è nulla di comune fra gli asparagi e l'immortalità dell'anima.

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