lunedì 3 marzo 2014

Alle origini del Carnevale

Il Carnevale come è conosciuto oggi è un prodotto del Medioevo. Le sue origini però sono molto più antiche e affondano le radici nelle ritualità romane. Nello specifico questa festa viene fatta risalire rispettivamente ai Saturnali e ai Lupercali. I primi erano un ciclo di festività celebrate sottoforma di banchetti che potevano assumere caratteri orgiastici ed erano dedicate all'insediamento nel tempio del dio Saturno e all'età dell'oro. Esse si svolgevano circa nel periodo compreso dal 17 al 23 dicembre. I secondi si celebravano i giorni nefasti di febbraio, in onore del dio Fauno nella sua accezione di Luperco, cioè protettore del bestiame ovino e caprino. Secondo un'altra interpretazione queste festività ricordavano il miracoloso allattamento di Romolo e Remo da parte della lupa.
Tornando al nostro periodo (perchè di questo si tratta), bisogna ricordare che l'inizio dei festeggiamenti era variabile e culminava nei giorni precedenti l'inizio della Quaresima. Ovviamente il ciclo dei festeggiamenti assumeva, di fatto, sfumature e caratteristiche diverse in funzione delle diverse aree geografiche.   
Come tutti sanno l'origine del nome deriva da "carnem-levare"poichè durante il Medioevo questa terminologia indicava che il giorno successivo la fine del Carnevale fino al giovedì santo vi era l'obbligo di astinenza dalla carne. Le prime testimonianze di tali festeggiamenti in contesto cristiano si hanno a partire dall' VIII secolo d.C. . Questa festa era caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l'ordine sociale vigente e i soliti ruoli venivano scambiati nascondendo l'identità dietro alle maschere.
I festeggiamenti culminavano nel processo, condanna ed esecuzione di un fantoccio che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un sempre auspicato mondo di "cuccagna" ma più spesso l'oggetto attraverso il quale venivano espiati i mali dell'anno passato. La sua morte violenta da un lato poneva fine agli sfrenati festeggiamenti carnevaleschi e dall'altro aveva una funzione propiziatoria per l'anno che stava cominciando. Questo periodo era importantissimo per la società: esso era un capovolgimento autorizzato degli schemi sociali, limitato e controllato nel tempo e nello spazio dall'autorità costituita. La festa del carnevale, fondamentalmente, era vista dalle classi sociali più agiate come un'ottima valvola di sfogo concessa ai ceti meno abbienti allo scopo di garantirsi il protrarsi dei propri privilegi.

(L. Joannes, 1651, carnevale di Roma)

E' interessante considerare anche l'origine e il significato demoniaco di alcune tra le maschere più conosciute: quella nera di Arlecchino e quella bianca e nera di Pulcinella. Dal punto di vista psicologico, inoltre, indossare una maschera è una irresistibile attrazione data la possibilità di assumere le sembianze, ma sopratutto il comportamento, della stessa.
Nonostante l'importante funzione sociale svolta, la Chiesa ha da sempre visto con sospetto e in modo negativo queste festività. La tolleranza nella smodatezza dei comportamenti, dei costumi ma anche del cibo era vista come contraria alle norme di Dio. In particolar modo l'aspetto più negativo risiedeva, secondo il parere del clero, nel travestimento che era in netto contrasto con le leggi divine: "La donna non si vestirà da uomo e l'uomo non si vestirà da donna poichè il Signore, il tuo Dio, detesta chiunque fa queste cose" (Deuteronomio, 22-5). Erano queste le principali motivazioni della contrarietà da parte del mondo religioso. Tale periodo veniva considerato come un viatico per allontanare le coscienze dalla sana preoccupazione della condizione dell'anima davanti al giudizio divino. Il fatto poi che l'inizio della Quaresima, che come noto a tutti si apre con il "mercoledì delle ceneri", giorno di pentimento, era visto come un aggravante perchè insegnava un falso riscatto spirituale, promuovendo il peccato volontario in prospettiva di un "pentimento programmato".
In ambito artistico, nelle rappresentazioni pittoriche questo tema è spesso interpretato come una battaglia tra Quaresima e Carnevale, la cui vincita da parte della prima segna l'inevitabile condanna ed esecuzione del secondo.


Abbiamo un esempio di quanto detto nel quadro presente qua sopra, di Pieter Bruegel il vecchio "La battaglia tra Carnevale e Quaresima", 1559, Vienna, Kunsthistorisches Museum. Tema centrale dell'opera è la lotta tra i due mondi: la Quaresima è magra, emaciata, indossa gli abiti della penitenza e viene trainata da un piccolo corteo; il Carnevale è grasso, siede su una botte ed ha sembianze che appaiono quasi grottesche. Le due fazioni duellano con lance che sono fortemente rappresentative: quella della prima porta all'estremità due pesci che sono gli alimenti notoriamente rappresentativi dei periodi di magro; il secondo ha come lancia uno spiedo su cui sono infilzati diversi tipi di carne.
Carnevale è il tripudio anche e sopratutto dei dolci, generalmente fritti che si realizzano in mille golose varianti diverse da regione a regione, da provincia a provincia come del resto è tipico del nostro bel Paese! Questo ultimo aspetto meriterà in futuro una riflessione a se, perchè sarebbe assai riduttivo parlare ora di poche tipologie.
Auguro a tutti un buon Carnevale!.     

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