domenica 24 novembre 2013

Colti in...castagna!

La castagna è, nella mente di tutti, frutto simbolo dell’ autunno stagione dei primi freddi mitigati dal tepore dei caminetti dove viene fatta cuocere per mezzo della bollitura o, più comunemente, arrostita.
La sua origine è incerta così come le modalità di diffusione ma è già conosciuta e apprezzata a partire dall’età antica.
Questo frutto dal Medioevo per svariati secoli ha avuto un ruolo centrale nella sussistenza di ampie fasce di popolazione: non a caso, infatti, il castagno viene anche soprannominato “l’albero del pane” per la consuetudine dei ceti sociali bassi di ricavarne farina dai frutti come indiscussa sostituta di quella di frumento, molto più preziosa.
La castagna ha avuto, però, un ruolo importante anche nell’arte e  nella letteratura per molti secoli.Nel mondo artistico sono molteplici i modi e i significati attraverso cui la castagna viene proposta.
In tal senso le nature morte sono un valido esempio: in questi contesti le castagne hanno un ruolo di completamento di una composizione oppure, in alcuni casi, assumono significati precisi.
Le due nature morte che qui sono presenti sono un valido esempio di questa ambivalenza.






La prima "Natura morta con vino e castagne" di Albert Samuel Anker (1897 olio su tela) è un chiaro esempio della prima funzione: le castagne e il vino in questo quadro formano una composizione che descrive bene uno spaccato di vita quotidiana, quasi una fotografia di un momento di vita.
Piu complesso è il discorso per il secondo quadro: di Osias Beert (1610 olio su tela) “Natura morta con ostriche”. In questa opera le castagne simboleggiano la castità in associazione con l’amore carnale rappresentato dalle ostriche (che da sempre sono considerate un afrodisiaco per eccellenza) , la ricchezza delle olive e l’unione sentimentale celata in un limone tagliato a metà.
Il significato che qui assumono le castagne  non è un caso a se, già nel Medioevo nell’arte sacra la castagna assumeva questa simbologia.
Nell’ esegesi biblica, infatti, alla castagna si attribuisce il valore di continenza, perché il suo nome latino castanea deriverebbe da castitas ovvero “castità”.


Poiché quindi è di frequente associata alla Vergine ( nell’immagine qui sopra: Madonna delle castagne, Genova) essa può avere il valore di riferimento alla concezione virginale di Cristo.
Per Filippo Picinelli (1604 – 1679)  filosofo e teologo del Seicento la castagna è metafora del buon cristiano che all’esterno mostra le spine proprio come il riccio ma dentro è pieno di virtù proprio come la castagna (Mundus Symbolicus, 1687).
Anche nella letteratura al castagno con i propri frutti viene dato uno spazio di rilievo, uno degli esempi più illustri è la poesia “ il castagno” di Pascoli presente nella raccolta Myricae.
Chiudo, infine, con una piccola curiosità e cioè quando l’immagine della raccolta delle castagne assume un ruolo didattico, è il caso dell’ultimo esempio qui riportato,


di Raymond Gabriel Lambert (1889 – 1967) un pittore e illustratore francese molto attivo nell’editoria per l’infanzia, questa immagine, nello specifico, è tratta dalla grammatica scolastica “Méthode et exercices de langues française” (1947, illustrazione bicolore). 
In questo breve viaggio abbiamo visto come la castagna abbia assunto, nel corso dei secoli, diversi significati e sia stata spesso protagonista di differenti discipline: dalla pittura alla letteratura passando dalla pedagogia per l’infanzia.
Curioso che un frutto così umile sia stato così importante per la vita dell’ uomo non solo sotto l’aspetto alimentare ma anche e soprattutto in diversi campi. Viene quindi da dire…
Evviva la semplicità…!

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