giovedì 5 maggio 2016

Campagna e montagna: cibo, religione e tradizione.

Parlare del rapporto esistente tra cibo, religione e tradizione, vuol dire fare un percorso storico in cui il passato e le generazioni sono senza dubbio i due pilastri portanti. Sebbene infatti esistano (o dovremmo dire sopravvivano) ancora piccole realtà in cui questi importanti aspetti culturali e sociali sono ancora mantenuti vivi, nella maggior parte dei casi essi si riducono a reperti da museo o documenti da libro.
Eppure questi tre componenti della vita di campagna e di montagna erano molto sentiti in passato, da Nord a Sud essi si fondevano in un unico aspetto antropologico, la continua commistione tra il mondo religioso e la vita quotidiana, e la necessità di esorcizzare quest'ultima attraverso riti, gestualità o simboli beneaugurali. Sotto questi grandi aspetti vi sono indubbiamente le tante diversità presenti in ogni regione e territorio, patrimoni unici ed inestimabili.
Il legame esposto si esprime in tutti gli ambiti della vita, primo fra tutti l'abitare. In un mondo poco conosciuto, popolato da forze naturali o (presunte) soprannaturali, il ricorso a rappresentazioni di immagini e simboli sacri era un elemento fondamentale del vivere e dell'abitare. La casa, di ogni ceto, era segnata quindi all'esterno e all'interno, affinché la protezione potesse essere, in un certo senso totale.



Così, già varcando gli ingressi alle abitazioni, sugli stipiti erano apposti i segni di una fede totale o totalizzante, bene espressa dalle immagini presenti sia sopra che sotto e appartenenti a due tipi di casa (e di ceto) assai diversi.



Un posto importante insomma quello della religione e delle credenze popolari; spesso, soprattutto nelle zone di montagna del Nord, nell'ambiente principale destinato alla vita della famiglia non poteva certo mancare un piccolo altare con un'immagine sacra a presidiare il luogo più vissuto e più importante. Ricordo bene, inoltre, che dalle mie parti (provincia di Brescia), i simboli religiosi erano presenti non solo nei locali destinati alla vita del nucleo familiare, ma anche nelle zone atte alla produzione. Spesso infatti nelle stalle, o sulle porte delle cantine era possibile trovare santini o crocifissi che "presidiavano" i luoghi destinati a raccogliere e trasformare i prodotti del duro lavoro umano garantendo così, in modo certamente utopico, tutti i mestieri e i processi di trasformazione.
Presenza e legame che certo non si fermavano qui, ma si estendevano anche agli attrezzi di lavoro, dai più semplici a quelli più elaborati o destinati ad esser messi in bella mostra. E' il caso del meraviglioso carro immortalato nella foto proposta qua sotto, e degli splendidi intagli di cui è composto.


Attenzione però, sbaglieremmo a pensare che fosse esclusivamente un desiderio di mostrare disponibilità economiche, le motivazioni degli intagli affondano anche nella volontà di affidamento alla protezione dei santi e il carro della precedente immagine e proveniente dal centro Italia (proposto nei dettagli anche nelle due successive) ci offre due spunti significativi, l'affidamento a due santi cari al mondo contadino: sant'Antonio da Padova e Santa Eurosia. Per il primo non servono spiegazioni, la seconda, forse poco conosciuta oggi, è invece molto cara alla campagna perché la proteggeva dalle disastrose e tanto temute grandinate.





Così dagli strumenti di lavoro, il legame tra cibo, religione e tradizione, passa anche dai prodotti e attraverso i metodi di trasformazione, imprimendo quasi indelebilmente un marchio non solo fisico, ma anzitutto culturale e storico in un cibo che poi veniva consumato o venduto e che quindi assumeva un ruolo fondamentale per l'alimentazione e il sostentamento della famiglia.




Le due immagini proposte qua sopra ci forniscono due esempi significativi di due ambiti produttivi, culturali e territoriali diversi: il primo è uno stampo per il burro, mentre il secondo un marchio per pecore.
Il discorso non si ferma certo qui, ma si evolve in altre situazioni e contesti molto importanti: le feste patronali per esempio, in cui tradizioni agricole e gastronomiche si fondono sapientemente, le simbologie assunte dai vari ingredienti e preparazioni, la loro forma e il loro abbinamento.
Quindi abbiamo detto abitazione, territorio, attrezzi, prodotti e preparazioni. Non dobbiamo dimenticare anche le commistioni culturali o le somiglianze presenti in culture apparentemente distanti ma che hanno in realtà intenti antropologici e culturali identici.
Un sistema indubbiamente complesso e molto articolato, che ho voluto (per ora) solo accennare per riflettere assieme a voi sulle numerose particolarità e varianti che ruotano attorno al grande mondo del cibo e che testimoniano la sua importanza nella vita e nella storia umane.

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