giovedì 26 maggio 2016

I banchetti nella Bibbia attraverso l'arte. Il cibo che abbraccia religione e cultura.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, il cibo è molto presente nella Bibbia, sotto diversi aspetti. Lo troviamo sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento in numerose accezioni e con differenti funzioni.
In questo discorso generale meritano particolare attenzione i banchetti che sono presenti in molte occasioni e in cui il cibo assume particolari significati e simbologie. A tal proposito il banchetto non solo è il momento dei festeggiamenti per una particolare ricorrenza o festività, ma è anche l'occasione per tramare alle spalle di qualcuno, diffondere il proprio pensiero, farsi giustizia, e l'elenco sarebbe ancora lungo. Chiaramente l'arte nel corso dei secoli ha documentato tutto ciò.

(Tintoretto, Convito di Baldassarre, 1541-1542 circa, Verona, Castelvecchio)

Tra i più rappresentati troviamo sicuramente il Banchetto di Baldassarre, di cui qui sopra troviamo un'immagine. Baldassare era il figlio di re Nabucodonosor. Un giorno invitò ad un grande banchetto i suoi più alti funzionari e fece portare gli oggetti d'oro e d'argento che il padre aveva preso dal Tempio di Gerusalemme. Mentre gozzovigliavano apparve una mano che scrisse una frase sul muro della sala. Su consiglio della regina il re convocò Daniele, un uomo con particolari poteri in grado di decifrare i messaggi più arcani, per dare un senso alla sua paurosa visione. Il giovane spiegò che Dio voleva punirlo per essersi comportato in modo ingiusto come il padre ed aver oltraggiato le offerte sacre. Il suo regno sarebbe finito e lui morto per mano degli avversari. Nella stessa notte il re morì e il suo regno cessò d'esistere, come aveva predetto il giovane. In questo caso nel testo biblico il banchetto assume una doppia funzione: da un lato mostrare il comportamento deplorevole del re e della sua corte, dall'altro l'opera della giustizia divina. Ma i casi non si fermano certo qui.

(Mattia Preti, Convito di Assalonne, 1657 circa, Napoli, Museo di Capodimonte)

Assalonne, figlio del re Davide, assassinò il fratello ebbro ad un banchetto perché tempo prima aveva cercato di abusare della sorella e il padre (Davide) non era stato capace di punirlo. Da questo caso emblematico si capisce che la Bibbia è piena di situazioni tragiche, tradimenti, delitti, congiure, il banchetto appena esposto ci fornisce un valido esempio di quanto appena affermato.
Il banchetto può anche essere un'occasione per aver salva la propria vita e quella del proprio popolo, è quello che emerge dalla vicenda di Ester e Assuero, in cui le sorti del popolo ebraico perseguitato da un funzionario antisemita, vengono mutate da un banchetto grazie all'intervento divino.

(Rubens, Banchetto di re Erode, 1635-1638, Edimburgo Scottish National Gallery)

Il banchetto di re Erode, magnificamente rappresentato qua sopra da Rubens, ci offre un altro esempio. Durante il convito narrato nella Bibbia, la danza sensuale ed ammagliante di Salomè, figlia del re, riuscì a stupire così tanto i presenti da avere dal padre come ricompensa la possibilità di esaudire un desiderio a sua scelta. La figlia, istigata dalla madre, espresse la volontà di avere la testa di Giovanni Battista che quindi venne martirizzato. In questo ultimo esempio il banchetto è il simbolo e il mezzo attraverso cui si manifesta la mancanza di valori, l'animo cattivo e l'iniquità.
Ma esso non è presente solo nell'Antico Testamento, sono diversi infatti anche gli esempi nei vangeli. Le nozze di Cana, per esempio, sono il momento in cui la vita pubblica di Cristo (e la sua missione) iniziano rendendosi palesi; altri esempi in cui il banchetto o, in linea generale, la mensa comune, sono presenti nei testi sono, per esempio, Cristo in casa di Simone, oppure quando viene invitato ad un banchetto di festeggiamento in casa di un peccatore, suscitando così lo stupore e l'indignazione dei benpensanti. Infine non si può non ricordare l'Ultima Cena, che costituisce uno dei momenti salienti della Sua vita e che fu, in sostanza, un banchetto organizzato per celebrare la Pasqua ebraica.
Come ho voluto brevemente mostrare il banchetto è molto presente nella Bibbia e assume molteplici funzioni, a volte anche contrastanti, divenendo fonte di salvazione, esempio di ingiustizia od occasione di liberazione.
Anche in questo caso, e ancora una volta, il cibo e l'atto del mangiare si intrecciano profondamente con le vicende umane creando nuovi percorsi, strade, bivi e ostacoli, e divenendo forti portatori di significati.

giovedì 5 maggio 2016

Campagna e montagna: cibo, religione e tradizione.

Parlare del rapporto esistente tra cibo, religione e tradizione, vuol dire fare un percorso storico in cui il passato e le generazioni sono senza dubbio i due pilastri portanti. Sebbene infatti esistano (o dovremmo dire sopravvivano) ancora piccole realtà in cui questi importanti aspetti culturali e sociali sono ancora mantenuti vivi, nella maggior parte dei casi essi si riducono a reperti da museo o documenti da libro.
Eppure questi tre componenti della vita di campagna e di montagna erano molto sentiti in passato, da Nord a Sud essi si fondevano in un unico aspetto antropologico, la continua commistione tra il mondo religioso e la vita quotidiana, e la necessità di esorcizzare quest'ultima attraverso riti, gestualità o simboli beneaugurali. Sotto questi grandi aspetti vi sono indubbiamente le tante diversità presenti in ogni regione e territorio, patrimoni unici ed inestimabili.
Il legame esposto si esprime in tutti gli ambiti della vita, primo fra tutti l'abitare. In un mondo poco conosciuto, popolato da forze naturali o (presunte) soprannaturali, il ricorso a rappresentazioni di immagini e simboli sacri era un elemento fondamentale del vivere e dell'abitare. La casa, di ogni ceto, era segnata quindi all'esterno e all'interno, affinché la protezione potesse essere, in un certo senso totale.



Così, già varcando gli ingressi alle abitazioni, sugli stipiti erano apposti i segni di una fede totale o totalizzante, bene espressa dalle immagini presenti sia sopra che sotto e appartenenti a due tipi di casa (e di ceto) assai diversi.



Un posto importante insomma quello della religione e delle credenze popolari; spesso, soprattutto nelle zone di montagna del Nord, nell'ambiente principale destinato alla vita della famiglia non poteva certo mancare un piccolo altare con un'immagine sacra a presidiare il luogo più vissuto e più importante. Ricordo bene, inoltre, che dalle mie parti (provincia di Brescia), i simboli religiosi erano presenti non solo nei locali destinati alla vita del nucleo familiare, ma anche nelle zone atte alla produzione. Spesso infatti nelle stalle, o sulle porte delle cantine era possibile trovare santini o crocifissi che "presidiavano" i luoghi destinati a raccogliere e trasformare i prodotti del duro lavoro umano garantendo così, in modo certamente utopico, tutti i mestieri e i processi di trasformazione.
Presenza e legame che certo non si fermavano qui, ma si estendevano anche agli attrezzi di lavoro, dai più semplici a quelli più elaborati o destinati ad esser messi in bella mostra. E' il caso del meraviglioso carro immortalato nella foto proposta qua sotto, e degli splendidi intagli di cui è composto.


Attenzione però, sbaglieremmo a pensare che fosse esclusivamente un desiderio di mostrare disponibilità economiche, le motivazioni degli intagli affondano anche nella volontà di affidamento alla protezione dei santi e il carro della precedente immagine e proveniente dal centro Italia (proposto nei dettagli anche nelle due successive) ci offre due spunti significativi, l'affidamento a due santi cari al mondo contadino: sant'Antonio da Padova e Santa Eurosia. Per il primo non servono spiegazioni, la seconda, forse poco conosciuta oggi, è invece molto cara alla campagna perché la proteggeva dalle disastrose e tanto temute grandinate.





Così dagli strumenti di lavoro, il legame tra cibo, religione e tradizione, passa anche dai prodotti e attraverso i metodi di trasformazione, imprimendo quasi indelebilmente un marchio non solo fisico, ma anzitutto culturale e storico in un cibo che poi veniva consumato o venduto e che quindi assumeva un ruolo fondamentale per l'alimentazione e il sostentamento della famiglia.




Le due immagini proposte qua sopra ci forniscono due esempi significativi di due ambiti produttivi, culturali e territoriali diversi: il primo è uno stampo per il burro, mentre il secondo un marchio per pecore.
Il discorso non si ferma certo qui, ma si evolve in altre situazioni e contesti molto importanti: le feste patronali per esempio, in cui tradizioni agricole e gastronomiche si fondono sapientemente, le simbologie assunte dai vari ingredienti e preparazioni, la loro forma e il loro abbinamento.
Quindi abbiamo detto abitazione, territorio, attrezzi, prodotti e preparazioni. Non dobbiamo dimenticare anche le commistioni culturali o le somiglianze presenti in culture apparentemente distanti ma che hanno in realtà intenti antropologici e culturali identici.
Un sistema indubbiamente complesso e molto articolato, che ho voluto (per ora) solo accennare per riflettere assieme a voi sulle numerose particolarità e varianti che ruotano attorno al grande mondo del cibo e che testimoniano la sua importanza nella vita e nella storia umane.