sabato 30 aprile 2016

Xenia, le origini della natura morta.

Tutti conosciamo le nature morte; nella nostra vita abbiamo avuto occasione, in un modo o nell'altro, di poterne ammirare qualcuna. Vi sono delle forme rappresentative che le precedono e che per certi aspetti possono essere considerate delle progenitrici? La risposta a questa domanda non può che essere affermativa, si tratta di Xenia. Un nome poco conosciuto, o meglio, probabilmente non sappiamo associarlo alle tante rappresentazioni di frutta, verdura e cibi che abbiamo visto molte volte nel mondo antico, in particolar modo nell'arte romana.

(Vaso di cristallo con frutta, villa di Boscoreale, I secolo d.C.,
Napoli, Museo Archeologico)

Per "xenia" si intendono infatti le rappresentazioni parietali di alimenti e prodotti alimentari, il loro nome deriva da quei cibi che venivano inviati all'ospite nelle stanze in cui alloggiava e avevano diverse funzioni: in un primo momento soprattutto dargli il benvenuto (soprattutto in epoca imperiale), poi divennero ascrivibili a questo nome anche quegli alimenti che, dopo alcuni giorni di permanenza, venivano offerti dal padrone di casa in modo che l'ospite potesse cucinarli da se e non essere quindi dipendente da norme e gusti dell'ospitante.
Diversi autori di epoca romana come Plinio, Vitruvio e Petronio ne documentarono la loro presenza nel sistema culturale ed alimentare romano.
E' necessario ricordare inoltre che l'ospitalità era un elemento fondamentale nel sistema culturale romano e, in generale, nel mondo antico; i miti presenti nelle Metamorfosi di Ovidio ci danno validi esempi a tal proposito, l'ospite era immagine delle divinità, a lui andava rispetto, aiuto e soccorso.

(affresco a Pompei)

Proprio da quest'ultimo importante aspetto è dipesa la diffusione e consolidamento delle rappresentazioni parietali di alimenti. Dalla maggior parte degli storici a queste forme di arte viene attribuita una funzione esclusivamente decorativa, tuttavia esse in realtà si caricavano spesso di significati più profondi che univano il desiderio di omaggiare l'ospite in modo anche simbolico, a funzioni legate a rituali religiosi. E' infatti questo l'ulteriore aspetto da prendere in considerazione quando si affronta questo grande e complesso tema, nello specifico il desiderio di omaggiare le divinità attraverso offerte rituali di natura simbolica.
Nel grande argomento che sto affrontando con voi in cui si uniscono i cibi e il mondo alimentare in diverse declinazioni, l'arte, la cultura e le credenze religiose, trovano uno spazio consistente le rappresentazioni di spazzatura.
Per esser più precisi, in molti affreschi rappresentanti banchetti e cene si possono notare sui pavimenti dei luoghi raffigurati la presenza di scarti e resti di cibi gettati a terra. La rappresentazione di questi ultimi non è solo un puro atto decorativo o documento del modo di alimentarsi, bensì un aspetto rituale e superstizioso vero e proprio. I resti del pasto che venivano rappresentati lasciati a terra, erano l'offerta alimentare lasciata alle ombre che erano presenti nella casa; raccogliere il cibo che cadeva oppure spazzare il pavimento subito dopo il pasto non era considerato un comportamento corretto.

(mosaico con scena di banchetto, V secolo d. C.,
Musée Château)

Le complesse forme culturali  rappresentative esposte furono le matrici su cui si evolsero le nature morte dei secoli successivi.
Quando vedremo un affresco parietale (in un libro, o magari dal vivo) di epoca romana, comprenderemo l'enorme importanza artistica e culturale che il cibo ha avuto anche sotto questo aspetto, e chissà, magari riusciremo a vedere il cibo sotto una diversa luce, anche sul piano artistico!

lunedì 18 aprile 2016

Zucchero tra storia ed arte.

La storia dello zucchero e del suo utilizzo è un percorso avvincente, fatto di aspetti positivi ed altri fortemente negativi; prima del suo avvento le pietanze venivano dolcificate in vari modi: miele, mosto cotto, ... .Questo utilizzo di più sostanze che davano intensità differenti di dolce ed aromi molto complessi deriva dalla moda medievale di mescolare i gusti creando aromi e proposte gastronomiche che oggi definiremmo alquanto azzardate.
Polinesia e Nuova Guinea furono i due centri dai quali si diffuse lo zucchero. In India si ritiene esistessero grandi coltivazioni, è proprio qui infatti che Alessandro il Grande conobbe questo prodotto.
La diffusione in Europa avvenne a partire dall'VIII secolo d.C. circa attraverso l'espansione araba. Sebbene vi furono vari tentativi di coltivazione, essi risultarono poco soddisfacenti, tanto che due città come Venezia e Genova preferivano importarlo.

(Luigi Monteverde, Natura morta con dolci, 1884)

Va ricordato che anche per i motivi sopra detti l'uso dello zucchero non era comune, prima di tutto i suoi prezzi erano alti, inoltre rientrava nella grande categoria delle spezie. A tal proposito era utilizzato per confezionare medicinali ed era ingrediente importante negli elettuari, sciroppi di natura medica costituiti da erbe medicinali e zucchero nei quali quest'ultimo aveva la funzione di rendere meno sgradevole il preparato medico; nei Racconti di Canterbury, per esempio, si fa riferimento a questi composti.
Anche durante il Rinascimento quando il suo consumo aumentò, il nostro protagonista rimase un prodotto per ceti abbienti ed era quasi interamente importato. Il Portogallo fu, bisogna riconoscerlo, l'eccezione a tutto ciò perché in alcune aree era caratterizzato da un clima subtropicale adatto alla sua coltivazione. Proprio da questa terra Colombo portò semi e parti della canna da zucchero nelle Indie Occidentali. In quest'ultima destinazione la resa della canna da zucchero fu alta e nacque un vero e proprio nodo sociale collegato allo sfruttamento degli schiavi.

(Raccolta della canna da zucchero in un dipinto del XIX secolo)

Va ricordato che, chiaramente, in un primo tempo non esisteva lo zucchero come lo conosciamo noi ora, ma i cosiddetti "pani di zucchero", blocchi cristallini che venivano resi polvere passandoli sopra una grattugia.
A dire la verità, molte zone italiane rimasero negli usi ancorate alle antiche tradizioni, utilizzando così (anche per esigenze pratiche o dovute all'ubicazione) dolcificanti differenti dallo zucchero.
Sotto alcuni aspetti, il successo di alcune bevande amare come il caffè e la cioccolata fu determinato anche dalla loro possibilità di essere dolcificate.
La sua successiva diffusione (anche, sul piano culturale, come conseguenza a quella delle bevande sopra citate), incentivò la produzione della pasticceria, determinando una grande affermazione del dessert.

(Willem Kalf, Natura morta con Nautilus e zuccheriera
Ming, 1660, Madrid, Museo Thyssen- Bornemisza)

Fu anche in funzione di ciò che nacque e si diffuse il cosiddetto "cuoco pasticcere", che fece conoscere la propria arte anche nei secoli successivi.
Attualmente lo zucchero è sistematicamente associato, dal punto di vista alimentare e salutistico, ai consumi troppo elevati, soprattutto nella dieta dei più piccoli, con conseguenze nefaste sulla loro salute.
L'arte e, in misura minore, la letteratura, hanno documentato nel tempo la sua presenza nel sistema culturale ed alimentare di molti Paesi, non solo nella rappresentazione di nature morte o dei cosiddetti "trionfi di zucchero", ma anche nell'arte che documenta il lavoro nelle piantagioni e lo sfruttamento degli schiavi.

giovedì 7 aprile 2016

Sagra del Carciofo Romanesco.

Nei giorni di 8-9-10 aprile 2016 si svolgerà a Ladispoli, provincia di Roma, la "Sagra del Carciofo Romanesco", manifestazione molto conosciuta nel territorio che ha come protagonista indiscusso il carciofo.



All'interno infatti di una cornice unica e gustosissima costituita dalla tipica cucina romanesca saranno proposte numerose preparazioni a base di carciofo; verranno infatti coinvolti i ristoranti locali che offriranno menù turistici al prezzo fisso di 23 euro.
Ma la manifestazione non si ferma certo qui: spettacoli, performance, e tante altre proposte che animeranno i tre giorni di festeggiamenti.
La Sagra è ben consolidata nel tempo e le sue date vengono fissate in base ai ritmi dell'agricoltura e quindi della raccolta di questo prodotto.
Il carciofo è uno dei prodotti che per antonomasia vengono associati alla tipica cucina romana; frutto dell'apporto di altre culture e tradizioni, si è innestato nella cucina e nelle abitudini alimentari di un territorio divenendone uno dei simboli più illustri, capace di far vivere un pezzo importante di cultura alimentare.
Oggi più che mai è un prodotto straordinario perché, oltre ad esser gustoso (che non è poco!) è il simbolo di una porzione di tradizione alimentare tutta da conoscere, proteggere e tramandare alle generazioni future.
Un'occasione unica quindi per scoprire la cucina di un territorio e un territorio attraverso i suoi prodotti.

Per info: info@prolocoladispoli.it  0699223725 - 069913049