giovedì 28 dicembre 2017

Guy De Maupassant e il cibo.

Guy De Maupassant (1850 - 1893), fu una delle personalità di spicco della letteratura francese e uno dei padri del racconto moderno, non solo, fu anche uno degli esponenti più conosciuti del Naturalismo Francese, pur con caratteristiche particolarissime. La sua stilistica appare tra l'altro influenzata da Zola e Flaubert, a causa dei numerosi punti in comune nel pensiero letterario e di vita.
Fatta questa breve premessa necessaria per comprendere meglio il suo lavoro e, di conseguenza, il suo rapporto con il cibo,  bisogna precisare anche che le sue opere risultano assolutamente particolari, con caratteristiche ben definite, prima fra tutte il forte pessimismo che pare essere quasi un filo conduttore all'interno dei lavori dello scrittore; generalmente i suoi personaggi assumono due tipi di comportamento ben distinti: o sono caratterizzati dall'assenza di sentimenti relazionandosi in modo freddo con l'ambiente in cui vivono o con le persone che li circondano, oppure vengono schiacciati da un destino inesorabile e spesso crudele. Sono infatti numerosi gli esempi all'interno delle sue opere in cui i protagonisti vivono vicende che esprimono la totale mancanza di fiducia nella società e nel futuro.



E' possibile quindi affermare che nel suo lavoro emerge un'analisi attenta ma profondamente pessimista delle differenti tematiche che caratterizzavano la società del suo tempo, con tutti i problemi e le contraddizioni ad essa legate. Gli esempi più significativi di tutto ciò si possono trovare nei suoi racconti e novelle (numerosissimi) che esprimono il disappunto dell'autore nei confronti di una società in declino e la sua avversità nei confronti della piccola borghesia. Aspetti comuni ad altri scrittori europei (ovviamente con caratteristiche diverse per ogni singolo caso) che hanno voluto indagare, rivelare e denunciare le mille sfaccettature e contraddizioni dell'epoca.
Tutte queste caratteristiche stilistiche e di pensiero che rendono questo autore tanto particolare ed attuale sono presenti nelle sue opere anche attraverso i numerosissimi riferimenti di matrice gastronomica. Il cibo quindi nel percorso indagatore di Guy De Maupassant è, senza ombra di dubbio, un mezzo efficace per indagare e denunciare la società del suo tempo. Si potrebbe quindi dire che attraverso i riferimenti al cibo, al modo di alimentarsi e di concepirlo all'interno della vita di tutti i giorni ma anche nelle grandi occasioni, l'autore indaga e fornisce informazioni dettagliate sulla sua epoca.
E' possibile quindi, attraverso una breve analisi di alcune novelle, stabilire quali siano le connotazioni che il cibo assume nelle sue opere. Esso è anzitutto un modo per esibirsi socialmente, per sfoggiare modi, possibilità e quindi cibi che in realtà non vengono consumati comunemente. Un vizio che era già presente da secoli in forma diversa nei differenti strati sociali e che trova un esempio significativo nel racconto "L'eredità" in cui uno dei protagonisti, Cachelin, in previsione del pranzo da lui organizzato per far conoscere un collega a sua figlia, fu preso dall'agitazione per una settimana intera per organizzare un pasto che fosse al tempo stesso borghese e fine, due caratteristiche che in realtà non gli appartenevano ma che erano ambite dai ceti bassi dell'epoca. Nello stesso racconto, più avanti, tra le diverse paure sorte per l'apparente impossibilità di ricevere l'eredità dell'anziana sorella, c'era quella di non potersi permettere più i cibi prelibati consumati durante il pasto di inizio racconto, e doversi accontentare quindi di quelli di tutti i giorni.
Ma il cibo è anche connotazione sociale e, al tempo stesso, condanna (come ho già spiegato in precedenza); gli esempi a tal proposito possono essere numerosi, su tutti nella novella "Pallina" si ha l'esempio di come la società fosse, troppo spesso, superficiale e priva di valori umani. La protagonista infatti, Pallina, è una corpulenta e benestante prostituta che si trova a dover scappare dagli invasori in diligenza, assieme ad altri uomini e donne appartenenti a ceti sociali differenti. Questi ultimi non accettano la presenza sulla vettura di quella che considerano "vergogna pubblica", emarginando così la protagonista dalle loro conversazioni. A causa però dell'abbondante nevicata si trovano bloccati in strada e presto, passando le ore, i morsi della fame si fanno sentire. Nessuno ad eccezione della protagonista si era portato scorte di viveri per il viaggio così lei, notando che i suoi compagni di ventura erano sempre più affamati decide di offrir loro il proprio cibo. Nonostante le iniziali titubanze la fame fa spezzare il pregiudizio sociale e la volontà di emarginare la prostituta per non aver nulla a che fare con lei viene ben presto abbandonata. Giunti finalmente ad una locanda per il ristoro la protagonista purtroppo è l'oggetto dell'attenzione dell'ufficiale delle truppe che stavano soggiogando quei territori, che si rifiuta di far partire la comitiva se Pallina non si fosse concessa a lui. Dopo numerose proteste da parte degli altri viaggiatori Pallina piega la propria volontà per il bene di tutti. Così, dopo la notte passata con l'ufficiale, si ritrova a dover partire di corsa la mattina seguente, senza avere il tempo di preparare qualche cibo come provvista. Il racconto si conclude con la protagonista umiliata nella vettura assieme ai suoi compagni di viaggio che invece avevano fatto provviste ma, dimenticandosi dell'atto caritatevole fatto da Pallina nei loro confronti non le offrono i loro cibi, che consumano con noncuranza, senza guardare la giovane donna che li aveva sfamati poco tempo prima e aveva permesso loro di ripartire attraverso il proprio sacrificio. Un racconto duro e al tempo stesso di profonda condanna, in cui il cibo è utilizzato come mezzo per denunciare e portare alla luce l'amoralità dei comportamenti e dei sentimenti di una società avvolta nel pregiudizio.
Il cibo è utilizzato anche per fare paragoni di natura sociale, comportamentale ma anche ideologica. La novella che ho citato prima non è l'unico esempio di questo aspetto, in "Yvette" viene utilizzata un'immagine gastronomica per fare un paragone di tipo sociale, nello specifico i dolci del fornaio che sembrano belli alla vista ma poi tradiscono nel gusto vengono utilizzati per descrivere l'amore che proviene dalle "donne normali" che, secondo uno dei protagonisti, è di gran lunga inferiore rispetto quello che può essere "donato" dalle prostitute.

"(...) Ti è mai capitato di mangiare dei dolci dal fornaio? Sembrano buoni e non sanno di nulla, perché l'uomo che li ha impastati sa fare soltanto il pane. Allo stesso modo l'amore d'una normale donna di mondo mi fa sempre venire a mente quei dolci da garzone panettiere, mentre l'amore che si trova in casa della marchesa Obardi è una squisitezza"

(Guy De Maupassant, "Racconti e Novelle"; Crescere Edizioni)

Del resto le opere dell'autore sono popolate di gente fallita, perbenista, poco considerata; le prostitute per esempio sono frequenti, sono in sostanza le reali componenti di una società che, sebbene voglia mostrarsi perfetta, è compromessa negli ideali, negli intenti e nei modi di pensare e di vivere. Una società con due facce: una da esibire in pubblico, l'altra (quella vera) da tenere nel privato. Del resto i due clienti delle prostitute che sono gli autori della citazione che ho appena proposto sono un esempio significativo.
Da ciò si evince anche che il cibo è il mezzo per tracciare le caratteristiche psicologiche della società e dei soggetti che vi fanno parte.
In numerosi racconti e novelle però il cibo, oltre ad essere alleato per l'indagine psicologica e sociale, è anche il mezzo per scoprire o ricostruire abitudini e cibi del passato, attraverso la presenza di piatti che erano destinati al consumo di tutti i giorni o riservati al viaggio. All'inizio della novella "Idillio", per esempio, viene descritto il viaggio di due giovani appartenenti al ceto sociale basso sul treno che da Genova arrivava fino a Marsiglia.

"(...) Ad un tratto, appena oltrepassata una stazioncina, la contadina si svegliò, aprì il paniere, ne trasse un pezzo di pane, un fiaschetto di vino, uova sode e prugne, delle belle prugne rosse, e si mise a mangiare"

(Guy De Maupassant, "Racconti e Novelle"; Crescere Edizioni)

Una descrizione significativa, che mette in luce abitudini alimentari di determinati ceti sociali e come queste siano differenti da quelle di altri; il cibo è quindi a tutti gli effetti un mezzo di caratterizzazione sociale, un modo per descrivere un pezzo della società, per tracciarne i tratti salienti e, non da ultimo, per far emergere i modi di pensare e i differenti caratteri psicologici. Nella prima novella che ho analizzato la descrizione dei cibi della prostituta benestante Pallina è assai differente da quella che l'autore fa nell'ultima citazione che ho proposto:

"(...) Pallina si chinò con vivacità , e tirò fuori di sotto al sedile un largo paniere coperto da un tovagliolo bianco. Ne trasse dapprima un piattino, una delicata tazza d'argento, poi una zuppiera dov'erano due interi polli in gelatina, già tagliati; si vedevano ancora nel paniere tante altre buone cose incartate: sformati, frutta, dolci, tutte le provviste per un viaggio di tre giorni, in modo da non dover mai ricorrere alla cucina degli alberghi. I colli di quattro bottiglie sbucavano tra gli involti"

(Guy De Maupassant, "Racconti e Novelle"; Crescere Edizioni)

E successivamente la narrazione continua descrivendo ciò che rimase dopo l'abbuffata dei compagni di viaggio della prostituta che donò loro il proprio cibo:

"(...) Una volta passato il Rubicone ci si misero di buzzo buono: il paniere fu svuotato. C'erano rimasti ancora uno sformato di fegato di allodole, un pezzo di lingua affumicata, alcune pere spadone, un pezzo di formaggio di Pont l'Eveque, dei pasticcini e una tazza piena di cetriolini e cipolline sottaceto"

(Guy De Maupassant, "Racconti e Novelle"; Crescere Edizioni)

Una scorta di cibo da viaggio assai diversa dalla precedente, due descrizioni che fanno capire molto dei due personaggi a cui appartengono e delle rispettive possibilità economiche.
Ma il cibo è anche quello di tutti i giorni, che consuma e che offre ad un vagabondo don Vilbois nel racconto "L'oliveto":

"(...) Cinque minuti dopo era seduto di faccia al vagabondo, davanti alla zuppiera colma di una minestra di cavoli dalla quale saliva, tra i loro due volti, una piccola nube di vapore bollente."

(Guy De Maupassant, "Racconti e Novelle"; Crescere Edizioni)

Sempre in riferimento al viaggio, il cibo nelle opere dell'autore può essere presente come documento delle prelibatezze servite in zone diverse da quelle di appartenenza dei personaggi. Non solo, nella novella "Scampagnata" viene menzionato uno dei luoghi più emblematici per l'evoluzione del cibo, che si diffuse in modo significativo nel XIX secolo quale simbolo della nuova borghesia benestante: il ristorante. Anche attraverso quest'ultima presenza è possibile indagare il cibo non solo nelle opere di Maupassant ma, in generale, nel contesto storico e culturale del suo tempo.
Desidero concludere questo breve viaggio con un'ultima citazione che riassume, a mio avviso, il complesso e variegato rapporto dell'autore con il mondo alimentare e ne fa capire l'importanza. Le parole sono quelle del protagonista di "LHorlà":

"Voglio bene a questi luoghi, e mi piace starci perché qui sono le mie radici, quelle profonde e lievi radici che uniscono un uomo alla terra dove sono nati e morti i suoi avi, che lo uniscono alle usanze e ai cibi, alle espressioni e al dialetto dei contadini, all'odore della terra, dei paesetti e dell'aria stessa"

(Guy De Maupassant, "Racconti e Novelle"; Crescere Edizioni).



mercoledì 13 dicembre 2017

Il formaggio durante le Feste, storie di intrecci culturali e sociali.

Si sa, il formaggio è presente anche oggi sulle tavole italiane e non solo; nonostante infatti venga spesso maltrattato sia sul piano culturale che nutrizionale, quando è inserito nei pasti assume differenti significati sociali e culturali. Compagno dell'uomo nella sua evoluzione, non ha sempre goduto di buona fama. Per molto tempo infatti gli furono attribuite caratteristiche negative, aspetti che lo portarono ad essere considerato nocivo per la salute umana, soprattutto dei ceti elevati. Tutto ciò fu determinato dalla presenza per secoli della medicina galenica, i cui principi si basavano su quelli di Galeno di Pergamo, medico greco antico. Questa medicina antica e consolidata poneva al centro il ruolo degli alimenti (e quindi della cucina) sul mantenimento degli equilibri interni dell'uomo che si fondavano sui quattro elementi e sulla natura stessa del cibo. Aspetti che ho già avuto modo di analizzare in diversi miei approfondimenti ma che ho voluto riproporre qui brevemente come parte fondamentale della storia culturale dei formaggi, soprattutto se legata alle festività.

(Floris van Dyck, natura morta con formaggio, 1615 circa,
Rijksmuseum Amsterdam)

Nonostante ciò quindi e anche, come ho detto, la poca considerazione sul piano sociale, la sua presenza era viva non solo sulle tavole dei ceti bassi ma anche per quelli elevati. Se per i primi infatti esso costituiva un alimento vero e proprio, probabilmente tra le poche fonti proteiche che potevano essere disponibili, per i secondi invece il formaggio raramente veniva mangiato da solo ma era utilizzato come ingrediente per altre preparazioni. Proprio questi aspetti sono particolarmente significativi per la tematica che voglio brevemente trattare in questo approfondimento. Chi non ricorda infatti la sua presenza alla fine degli interminabili pasti che costellano le festività natalizie? Un rito immancabile che non è solo frutto delle tradizioni popolari stratificate nel corso dei secoli ma di quella medicina galenica di cui ho parlato all'inizio che aveva nei sui precetti il posizionamento del formaggio alla fine del pasto con lo scopo di "sigillare" correttamente lo stomaco e consentire una corretta digestione. Nel corso del tempo infatti, se ci fate caso, molti proverbi regionali sono stati testimoni di questo aspetto importante, chi non ricorda il famoso "la bocca non è stanca se non sa di vacca"?!.
Importante è anche, come ho già accennato, la sua presenza in innumerevoli preparazioni, da Nord a Sud. Non si contano infatti i primi come risotti, paste, sformati che lo vogliono come coprotagonista; come non citare anche la sua presenza nelle tante tipologie di paste ripiene: vi ricordate i ravioli confezionati su una montagna di formaggio nel paese di Bengodi, nella III novella dell'VIII giornata del Decamerone? E come non ricordare anche le innumerevoli preparazioni come pasticci, ripieni per arrosti, torte salate, presenti per secoli nell'immaginario del Paese di Cuccagna?
Un prodotto importante insomma, non solo per la quantità e varietà delle proposte gastronomiche che costellano le nostre tavole durante le feste, ma soprattutto per i significati e le simbologie che esse assumono o hanno assunto nel corso dei secoli. Bisogna ricordare, a tal proposito, che l'Avvento era considerato un periodo di magro necessario per prepararsi alla solennità del Natale, e quindi il formaggio era un sostituto della carne; consumato anche in questo caso da solo o unito ad altri ingredienti.
I significati non si fermano certo qui, nell'iconografia era presente spesso come associazione alla figura di Maria e nei cenacoli o nelle cene cristiche in generale per diverse motivazioni; su tutte l'alimento con cui viene prodotto, ovvero il latte, è il simbolo per eccellenza della maternità ma, al tempo stesso, a causa del suo colore bianco, anche della verginità di Maria. A tal proposito come non ricordare la presenza del latte nella simbologia dell'arte e della fede che si è concretizzata nel corso dei secoli con la diffusione di un tipo di rappresentazione antica chiamata Madonna del Latte o Virgo Lactans che trova origine addirittura in antiche rappresentazioni precristiane. Proprio per questi motivi il formaggio era il simbolo della trasformazione e della rinascita, elementi fondamentali e tradizionalmente associati al Natale e all'avvicendamento delle stagioni e quindi ai cicli naturali.
Da questi aspetti è più facile, a mio avviso, comprendere come il nostro protagonista sia presente sulle tavole delle festività che ci apprestiamo a vivere e quali siano state le motivazioni di carattere culturale ed antropologico che hanno spinto i nostri progenitori a utilizzarlo come ingrediente di preparazioni che caratterizzano il periodo di Avvento ma anche e soprattutto quello di Natale.