giovedì 16 febbraio 2017

Salvador Dalì tra arte e cibo. Parte 1: tra vita e opere.

Il legame tra Salvador Dalì ed il cibo è indubbiamente unico e molto complesso e identifica non solo il suo modo di fare arte ma, aspetto ben più importante, la sua personalità.
Salvador Dalì, marchese di Pubol (Figueres, 11 maggio 1904 - Madrid, 23 gennaio 1989), fu senza dubbio il surrealista più discusso, sia per la sua inventiva che per gli atteggiamenti irritanti.


Ma cos'è il Surrealismo? Fu anzitutto un termine inventato da Apollinaire (poeta, scrittore, critico d'arte e drammaturgo francese) per descrivere il balletto di Diaghilev Parade e il suo dramma Les Mamelles de Tiresias; termine adottato poi in senso nuovo da André Breton, poeta, saggista e critico d'arte francese.
Il primo manifesto del gruppo fu pubblicato nel 1924, anche se molti storici ritengono che i presupposti fossero presenti già nel 1920 quando avvenne la conversione di quasi tutti i Dadaisti al nuovo movimento. Questo nuovo capitolo dell'arte fu caratterizzato dall'essere fortemente interdisciplinare, soprattutto perché si propose come attitudine mentale, una filosofia di vita insomma. Dalì appartenne al versante figurativo del movimento, egli definiva la sua stessa pittura "critico-paranoica".
Come fu la vita privata dell''artista? Indubbiamente turbolenta: dopo un'infanzia trascorsa nella convinzione di dover condurre una doppia vita, la propria e quella del fratello morto prima della sua nascita, studiò a Madrid dove venne più volte espulso dalla scuola per aver accusato i professori di incompetenza. Importante fu inoltre il suo legame con il movimento surrealista di Parigi, dove giunse nel 1928.
Un altro luogo fondamentale fu Port Ligat, tratto di costa spagnola dove scelse di abitare dal 1930 con Gala, moglie sottratta a Paul Eluard.
Una caratteristica tipica di Dalì, che si manifestò in tutta la sua vita, fu il modo di utilizzare il proprio esibizionismo, non solo nell'arte ma anche nel modo di vestirsi e di presentarsi agli eventi pubblici, comportamenti e scelte indiscutibilmente bizzarre, frutto anche di un'attenzione accurata di Gala che fu la sua insostituibile musa ed alleata.
Dal 1936 visse negli Stati Uniti in cui trovò grande notorietà che provocò un progressivo peggioramento delle sue condizioni psichiche. Sono numerose poi le autobiografie che documentano in ogni particolare non solo la vita privata e pubblica ma soprattutto il suo profondo rapporto con il cibo. In particolare sono due le opere da tenere in considerazione: "Confessioni inconfessabili" ovvero l'ultimo suo libro autobiografico e "La vita segreta", scritto circa trent'anni prima del precedente.
Un legame stretto quindi con il mondo dell'alimentazione, ma anche un rapporto di tipo paranoico, che si manifestava nella grande importanza attribuita alla scelta delle materie prime che dovevano raggiungere i massimi livelli, ma anche alla simbologia connessa alle derrate alimentari ed al loro consumo.
Nei suoi scritti trovano posto anche ricordi e suggestioni dal passato; un legame esistente fin dall'infanzia, come testimonia sua sorella quando ricordava le sfuriate che il piccolo bambino viziato faceva se non riusciva ad ottenere ciò che voleva, soprattutto per quanto riguarda il cibo.
E' lui stesso a parlar nel suo primo libro di memorie "Un diario" del suo irrefrenabile desiderio di partecipare a feste e sagre:

"Quest'anno le feste sono durate nove giorni, nove giorni pieni di allegria e grandi emozioni. Queste feste sono stupendamente gioiose. Tutto l'Empordà viene a Figueres, c'è grande commercio e ci sono grandi mercati, di animali e di ortaggi e frutta. Sembra qualcosa di sapore squisitamente ellenico (...). Riassumendo, ho passato nove giorni deliziosi, sentimentali. Sono anche andato con le ragazze quando il crepuscolo era dolcemente squisito, le ho invitate alle giostre, a mangiare churros (...)."

Ma il rapporto dell'artista con il cibo si fa ancora più intenso e assurdo, egli infatti era convinto di ricordare la sua vita all'interno dell'utero materno:

"Immagino che i miei lettori non ricorderanno, o soltanto molto vagamente, quell'importantissimo periodo della loro vita precedente alla nascita e che trascorse nel seno della loro madre. Ma io si; io ricordo quel periodo come fosse ieri".



E' proprio in questa fase della vita che secondo lui avrebbe avuto i primi rapporti con il cibo, in particolare un paio di uova fritte, quelle che chiamò le "uova intrauterine" che nella sua teoria paranoico-critica ebbero un ruolo centrale nelle rappresentazioni, specialmente a partire dagli Anni Trenta. Un altro alimento molto importante fu il pane; se le uova furono il simbolo della vita intrauterina, il pane fu quello della vita terrena e allo stesso tempo di quella divina. Fu proprio attraverso questo alimento fondamentale per l'alimentazione umana che l'artista decise di ideare la sua personale rivoluzione che chiamò "La rivoluzione del pane". Giunto a Parigi iniziò ad ideare inutili oggetti surrealisti con questo alimento. Nonostante ciò la sua bizzarra rivoluzione non venne capita dal gruppo dei surrealisti parigini.



La fine di questa stravagante rivoluzione si compì nel 1934 quando, giunto a New York, scese dalla nave con sottobraccio un enorme filone di pane che non venne nemmeno notato dai giornalisti concentrati solo a catturare l'immagine di quel bizzarro artista noto ed apprezzato nel loro Paese.
Sono diversi gli aspetti legati al cibo che emergono nelle sue opere, tutti incentrati su una personalità divisa tra tradizione ed innovazione. Allo stesso modo attraverso le sue memorie è possibile determinare la genesi di molte opere, un esempio lo troviamo nella famosissima "Orologi molli":

"Mi si domanderà senza dubbio, ma allora a lei piace il Camembert? Conserva la sua forma? Posso rispondere che adoro il Camembert precisamente perché, quando è stagionato e comincia a sciogliersi, assume esattamente la forma dei miei famosi "orologi molli", e anche perché, essendo un'elaborazione artificiale, sebbene onesta, non lo si può tenere interamente responsabile della sua forma originale (...) ." ( Da "La vita segreta")



I ricordi dell'infanzia dell'artista possono fornire un contributo molto importante anche per scoprire pratiche bizzarre che lo caratterizzavano da giovane e che rimasero poi per tutta la sua vita. Ma nelle sue opere sono presenti anche piatti della tradizione, non solo, cibo e memorie sono importanti anche per definire i rapporti con la famiglia. Alcune opere come "L'enigma di Guglielmo Tell" del 1933, la cui immagine è presente qua sotto, evidenziano e per certi versi denunciano la conflittualità irrisolta con il padre.



Anche fatti sociali importanti come le drammatiche conseguenze della guerra vengono documentate e descritte attraverso similitudini gastronomiche:

"Arrivai dunque a Lisbona. Lisbona sotto il frenetico canto dei grilli, nel torrido periodo della canicola, era una sorta di padella gigantesca, scoppiettante con tutto l'olio bollente delle circostanze, dove si cucinava l'avvenire di migliaia di pesci migratori e volatili in cui si erano trasformati le  migliaia di rifugiati di ogni classe, nazionalità e razza." ( da "La vita segreta")

Come ho voluto dimostrare quindi, la presenza del cibo nella vita privata  professionale dell'artista fu molto importante, attraverso esso faceva riflessioni, ricordava il passato e progettava il futuro e, non da ultimo, inventava opere che ancora oggi consideriamo dei capolavori di eccentricità e modernità. Come si noterà nell'articolo successivo dedicato al suo particolarissimo ricettario illustrato, Dalì ed il cibo sono una cosa unica, inscindibile!

ATTENZIONE: le citazioni presenti in questo articolo provengono dal libro "Il surrealismo in cucina tra il pane e l'uovo. A tavola con Salvador Dalì" di Marina Cepeda Fuentes; Il leone verde Edizioni.

domenica 5 febbraio 2017

La carne tra storia, cultura ed antropologia. Parte 1: il caso del maiale.

Parlare del ruolo della carne nella società e nella cultura dei secoli scorsi vuol dire, inevitabilmente, trattare anche la presenza dei diversi animali macellati e consumati e la loro importanza per i vari ceti sociali.
Il maiale ha avuto per secoli un ruolo primario (come del resto ho affermato in diversi miei articoli) già a partire dai primi secoli del Medioevo fino ad arrivare, addirittura, al Novecento.
Una parte consistente di questa importanza è data dal fatto che il nostro protagonista è il più rapido ed efficiente convertitore di ciò che mangia in carne, determinando anche, in un certo senso, una grande resa ed utilizzo delle carni. Nonostante ciò, per alcune culture rappresenta un genere alimentare proibito, il cui consumo è vietato da specifiche norme di matrice religiosa. Spesso le giustificazioni che vengono fornite da alcuni testi o da loro interpretazioni appaiono insufficienti o non del tutto corrette, soprattutto se si parla degli aspetti legati alla definizione di "immondo" data alla sua carne.

(Joachim Beuckelaer, macelleria, Napoli, Museo di Capodimonte)

L'origine della ripugnanza alla carne di maiale risalirebbe ai tempi di Rabbi Mosè Maimonide, medico di Saladino (XII secolo circa). Una delle credenze più diffuse in passato che giustificavano il termine dispregiativo era il fatto che il maiale si cibasse dei propri escrementi; un errore grave perché consumerebbe feci solo in caso di grave necessità, se non avesse in sostanza nient'altro da mangiare. Tale erronea condanna inoltre non teneva conto che anche altri animali come polli e capre hanno le stesse abitudini.
Maimonide sosteneva tesi poco solide sull' impurità delle carni proibite, in particolar modo quella del maiale. Affermazioni che erano volte unicamente ad affermare l'impurità del suino.
Nel corso del tempo, similmente a quanto appena affermato, furono argomentate anche tesi scientifiche che affermavano che la carne di maiale non era adatta al consumo in quanto si cibava di sporco. Tutto ciò venne avvalorato quando nel 1859 si stabilì  scientificamente il rapporto tra trichinosi (malattia di tipo parassitario) e carne suina cruda. Fu proprio da questo momento che tale teoria divenne la principale fonte per giustificare il divieto presente nella Bibbia; solo col passare del tempo questo aspetto perse gradualmente il suo valore.
Tuttavia a questo discorso molto articolato si aggiungono altri tasselli; in realtà infatti l'esclusione del maiale dalla lista dei cibi permessi sarebbe ricondotta anche ad uno specifico passo del Levitico in cui sono elencate le caratteristiche degli animali permessi e, di conseguenza, di quelli proibiti. A tal proposito l'antropologa Mary Douglas sostenne che il fulcro della questione fosse l'abbinamento dell'essere ruminante alla caratteristica di possedere lo zoccolo fesso. Poiché il maiale possiede quest'ultimo ma non è un ruminante rientrerebbe in una categoria di animali molto particolari, quelli considerati "fuori posto". Un insieme quindi di motivazioni di tipo religioso, antropologico e culturale, che determinarono un rifiuto di tipo alimentare.
Indubbiamente un altro aspetto molto importante da tenere in considerazione è il rapporto tra allevamento e geografia. Infatti, nella logica di "cosa è conveniente" indubbiamente il maiale non trova spazio nei climi caldi. Questo animale infatti non ha un efficace sistema termo-regolatore in grado di contrastare le alte temperature, ecco spiegata un'altra sua abitudine ritenuta disgustosa, ovvero quella di rotolarsi nella melma che ha, come hanno dimostrato gli esperti, un potere rinfrescante superiore a quello dell'acqua.
Il fatto che essi possano offrire "solo" carne non fu un aspetto di poco conto per le comunità nomadi. Anche per questa logica, come afferma l'antropologo Marvin Harris, il maiale è un animale costoso il cui allevamento è sconveniente per i climi caldi. Ciò non toglie, desidero ribadirlo, che sia stato molto importante per l'economia, l'alimentazione e la cultura europee ed allevato anche da alcune culture mediterranee. Un compagno dell'uomo quindi, pieno di curiosità e di contraddizioni, alcune delle quali ho voluto brevemente analizzare attraverso questo articolo. Credenze religiose e sociali che spesso vengono ignorate o sottovalutate ma che nel corso dei secoli si sono rivelate di vitale importanza per l'evoluzione dei consumi alimentari della carne suina e dei suoi derivati, non solo in territorio italiano. Nel nostro Paese infatti questa breve analisi può essere utile per chiarire meglio il ruolo importante che il suino ha avuto nell'economia della campagna fino al secolo scorso, in pratica .... per i nostri nonni!