lunedì 22 agosto 2016

Molluschi tra storia e arte.

I molluschi sono frutti e tesori che il mare ci offre e che sono da sempre presenti nei sistemi di alimentazione e sussistenza. Fin dalle origini l'uomo ha saputo cogliere queste importanti risorse di sostentamento che la natura gli offriva; non è un caso se molti antropologi inseriscono questa categoria alimentare nel grande insieme di cibi che gli uomini primitivi hanno iniziato a consumare e poi ad elaborare. Pensate, per esempio, alle numerose conchiglie trovate in sepolture primitive e dai significati religiosi oltre che estetici. In tal senso la forma di molti di essi è stata l'elemento fondamentale che ha  anche consentito la loro associazione all'apparato riproduttore femminile e quindi, indirettamente, alla fecondità.

(Pompei, Casa della Venere in Conchiglia)

Fin dal mondo antico alcuni di questi straordinari prodotti furono considerati appannaggio dei ceti poveri, mentre altri vere e proprie delizie che solo i nobili potevano permettersi di gustare ma soprattutto esibire durante i banchetti. Questa caratteristica comune per tanti altri prodotti, a dire il vero, durò per molti secoli, basti pensare che nel Medioevo e in gran parte del Rinascimento in Francia, Inghilterra e Olanda le ostriche erano considerate un alimento comune, lasciato spesso ai pescatori come forma di sostentamento; solo successivamente acquisirono fama e prestigio sociale e culturale.
Varrone, letterato e scrittore latino, nel suo "De re rustica" documenta la presenza di allevamenti ben organizzati di diverse tipologie di molluschi.
A partire dal Seicento si accentuarono sensibilmente le valenze afrodisiache associate alle ostriche ed a altri molluschi. Del resto, come ho già accennato all'inizio di questo percorso, il simbolismo della donna connesso alla conchiglia era già presente molto tempo prima, in particolar modo quando si prendeva come riferimento l'ostrica che produceva la perla.

(Jean-Baptiste-Siméon Chardin, La razza, 1725-1726, Parigi,
Louvre)

La simbologia poi venne ripresa anche dal mondo religioso poiché infatti la fecondazione dell'ostrica avverrebbe attraverso la rugiada penetrata attraverso le valve del guscio aperte in determinati periodi dell'anno. L'esegesi biblica associò la sua fecondazione a quella della Vergine Maria facendola diventare sotto questo aspetto un simbolo della Madre di Dio. Per alcuni esegeti inoltre essa sarebbe il simbolo della virtù e dell'amore nascosti da un solido guscio. Caratteristiche, se ci pensiamo bene, bizzarre se si pensa che è un frutto del mare fortemente associato all'eros e alle pratiche amorose.
Per quanto riguarda il nostro Paese poi, nei secoli scorsi il consumo di molluschi è stato quasi sempre associato (in genere) ai luoghi vicino al mare e alla gente povera, che viveva con quello che il mare poteva offrire  che sfuggiva alle regole di mercato. Sotto questo aspetto sono d'esempio alcune rappresentazioni ottocentesche delle immagini dei Grand Tour, in cui pescatori e bancarelle improvvisate di gente povera offrivano varie tipologie di molluschi.
Dal punto di vista culinario poi, l'abilità di tanti uomini e donne ha saputo trasformare questi doni semplici ma gustosi in straordinarie proposte gastronomiche, differenti da territorio a territorio e da paese a paese e che ora costituiscono un grandissimo tesoro di cucina e storia.

(Frans Francken, Banchetto in casa del sindaco Rockox,
1630-1635, Monaco, Alte Pinakothek)

L'arte, come è facilmente intuibile dalle proposte che ho inserito in questo articolo, ha saputo documentare in modo mirabile nel corso dei secoli tutte queste simbologie e significati storici, culturali e sociali. L'ultimo quadro proposto qui sopra ne è un chiaro esempio perché narra le mutazioni avvenute nel corso dei secoli. Come ho già accennato nella descrizione, già agli inizi del Seicento aumentò considerevolmente la simbologia amorosa a afrodisiaca associata al consumo dell'ostrica, e questo quadro ne è un esempio. La loro presenza unita a quella di uomini e donne induce a pensare che la scena rappresentata sia un preambolo simbolico ad un esito amoroso dell'evento.
Storie, consumi e abitudini che hanno segnato non solo la storia alimentare ma anche la società, il pensiero ed il costume, intrecciandosi con mode e credenze, sacro e profano e offrendoci un panorama non solo gustoso ma anche straordinariamente avvincente. Un grande incentivo a consumare e soprattutto valorizzare questi straordinari prodotti che da Nord a Sud arricchiscono le nostre zone marittime.

mercoledì 17 agosto 2016

Le giornate del riso a Jolanda di Savoia.

A Jolanda di Savoia in provincia di Ferrara giunge alla ventunesima edizione la manifestazione "Le giornate del riso.


Dal 18 al 28 agosto 2016 un intenso programma sarà un mezzo per far conoscere questo importante prodotto non solo di zona, ma anche di tutta Italia. Stand gastronomici, dimostrazioni, esposizioni agricole e di cultura del territorio, e ancora, spazio per i bimbi e possibilità di visitare le bellezze naturalistiche, insomma, un programma denso e molto articolato che saprà offrire, ancora una volta, il meglio dell'impegno dell'uomo verso la propria terra e i suoi meravigliosi frutti.
Il riso è un elemento caratteristico del territorio italiano, in molti luoghi e regioni ha segnato non solo la storia produttiva ma anche e soprattutto quella culturale e sociale, andandosi ad integrare con altre produzioni e divenendo una fonte di sostentamento. Questo profondo e stretto legame con l'essere umano è stato espresso anche nel corso del tempo da numerosi film che hanno mostrato e documentato le condizioni di vita e lavoro di molte zone d'Italia e il lavoro faticoso di tante mondine che hanno segnato un pezzo di cuore e di storia agricola.
Sono loro che hanno documentato, più di tante parole, la presenza e l'importanza di una coltivazione su un territorio, le condizioni di vita della povera gente, ma anche le abitudini alimentari e gastronomiche. Poi, come non ricordare i tanti canti che accompagnavano e ritmavano il duro lavoro sotto il sole, chine per interminabili ore.
Cultura del riso, del territorio e delle tradizioni alimentari che rivivono e potrete riscoprire partecipando a questa bella manifestazione e gustando il piccolo ma gustoso frutto di una parte di terra del nostro Paese.

Per info Comune Jolanda di Savoia 0532/396555

lunedì 1 agosto 2016

Gustosissima anguria, il dono fresco dell'estate.

Quando spesso pensiamo al periodo estivo e al caldo, la  maggior parte delle immagini che ci vengono alla mente riguardano certamente l'anguria. Un frutto gustoso e fresco che piace indubbiamente ai piccoli e ai grandi e un mezzo molto valido per combattere l'afa e sopperire alla necessità di introdurre molti liquidi.
Potremmo affermare che la storia dell'uomo e quella dell'anguria si siano intrecciate già da molto tempo, sebbene infatti il periodo della sua introduzione in Europa è incerto, molti studiosi sono concordi nel porlo dopo il XII secolo ad opera degli Arabi.
Nonostante ciò una testimonianza scritta certa che documenta la presenza di questo straordinario prodotto fuori dal territorio europeo, documentandone l'origine, la abbiamo nel XIX secolo ad opera di David Livingstone (Blantyre, Glasgow 1813 - Citambo, Rhodesia sett. 1873), medico ed esploratore scozzese, che documentò che il cocomero cresceva in abbondanza nel deserto del Kalahari, da dove presumibilmente ha avuto origine.

(Abraham Brueghel, olio su tela, 1660 circa)

Diversi sono i nomi che nel corso dei secoli sono stati inventati per questo straordinario prodotto. Come ho già accennato il suo legame con la storia dell'uomo ha delle radici profonde e ben salde, che affondano già nelle culture del Mediterraneo. Secondo le credenze egiziane infatti, poiché esso nasceva dal seme del dio Seth, divinità del deserto, della siccità, della bufera, delle forze della natura ma anche dei morti, veniva spesso posto nelle tombe come forma di nutrimento per l'aldilà e cibo dal chiaro significato simbolico. La sua presenza è confermata anche dalla Bibbia quando, parlando degli Ebrei in cammino nel deserto tra caldo, privazioni e dure prove, si afferma che essi rimpiangevano i cocomeri che potevano mangiare in Egitto.

(Giovanni Stanchi)

Come ho già avuto modo di accennare, è da sempre utilizzato come efficace rimedio per combattere il caldo e il forte bisogno di dissetarsi ma nei secoli scorsi è stato associato, la maggior parte delle volte, al popolo e ai ceti bassi (chiaramente consumato così com'è, non trasformato).
A tal proposito famosa è la figura del cocomeraio che divenne protagonista in rappresentazioni pittoriche, letterarie, folkloristiche ma anche e soprattutto nei documenti dei Grand Tour che avevano l'obiettivo di analizzare e imprimere sulla carta non solo le bellezze passate dell'Italia ma anche le abitudini alimentari (la maggior parte delle volte incomprese!) del nostro Sud. Così, tra vicoli, piazze e mercati, non poteva certo mancare la presenza del cocomeraio che con le sue grida e i suoi gustosi prodotti attirava uomini e donne.

(A. Pinelli, Cocomerai a Piazza Navona, XIX secolo)

A volte però, come è capitato anche per altri alimenti, questo frutto può fungere da elemento identitario ma non in senso negativo, bensì positivo. E' il caso di "U gelu di muluni" (gelo d'anguria), dolce gustosissimo e assolutamente rinfrescante tipicamente siciliano, preparato per i festeggiamenti di Santa Rosalia. Un ottimo modo per concludere i pasti di festeggiamento e al tempo stesso rinfrescarsi dalla calura estiva, una preparazione a cui venivano aggiunti anche pezzettini di cioccolato per arricchirla e simulare i semi e che la rendevano di certo non alla portata di tutti. E' attualmente presente nelle proposte gastronomiche siciliane, simbolo (fortunatamente) di un filo conduttore che unisce il passato al presente e non si è ancora spezzato.
Oggi l'anguria è diventata un must estivo, come del resto ho ricordato nella parte introduttiva dell'articolo; le proposte gastronomiche e di abbinamento sono tra le più varie e vanno da macedonie a gelati, sorbetti fino a raggiungere abbinamenti audaci con pesci come il tonno crudo.
L'arte ha voluto documentare i simbolismi e la presenza di questo prodotto nella storia e nella società, ne sono un esempio le proposte che ho voluto inserire in questo percorso.
Anche nei film la nostra protagonista è presente, non solo come un immancabile elemento dei costumi targati anni Cinquanta e Sessanta ma anche, attraverso simbolismi erotici, nella filmografia odierna. Un esempio ci può essere fornito dal film metà cinese e metà francese "Il gusto dell'anguria", del 2005, un mix tra comicità ed irriverente erotismo.
Gusto, passione e freschezza che ristora non solo la nostra estate ma anche e soprattutto la nostra cultura... anche con la calura estiva!