martedì 28 giugno 2016

Il film come documento di un'epoca: Vatel.

In diversi articoli ho avuto modo di chiarire come un film possa diventare il documento di un'epoca, tracciandone le caratteristiche, i paradossi, le ambiguità. Il film che desidero brevemente commentare attraverso questo articolo assume proprio queste caratteristiche.
Vatel è un film drammatico del 2000 la cui regia fu condotta da Roland Joffè. Tra i personaggi che figurano nelle scene troviamo Gerard Depardieu (nel ruolo del protagonista) e Uma Thurman (nel ruolo di Anne de Montauisier).

(Francois Vatel)

Le vicende narrate sono tratte dalla storia vera di Francois  Vatel, cerimoniere alla corte di un nobile francese, suicida per non esser riuscito a compiere il proprio dovere fino in fondo  a causa di un ritardo nella fornitura di alcune derrate alimentari.
Siamo alla fine del XVII secolo, Vatel deve allestire i festeggiamenti e i banchetti in onore del Re Sole, in visita  alla corte del Principe di Condè, con cui deve riappacificare le acque.
Vicende sentimentali e di corte struggenti e molto ambigue si alternano ed integrano con le numerose scene di banchetti e di festeggiamenti che costellano il film, fornendo un vero spaccato della cucina di un'epoca.
Ricevimenti fantastici e mirabili che destano stupore ed ammirazione degli ospiti e soprattutto del re che vorrebbe Vatel alla corte di Versailles.
Ma è proprio il problema con la fornitura del pesce per il banchetto conclusivo a determinare il suicidio del protagonista. Egli, disilluso per queste problematiche e per i risvolti negativi di un amore complicato troverà pace solo attraverso il gesto estremo di togliersi la vita.

(Spolverini, Banchetto nuziale di Elisabetta Farnese, 1718-1720,
Parma, Municipio)

Per scherzo del destino, ad atto compiuto, il pesce riuscirà ad arrivare e gli aiutanti del grande cerimoniere concluderanno i preparativi e il banchetto con un enorme successo.
La storia narrata nel film, che a mio parere è molto bello perché documenta bene la cucina di un'epoca, fa molto riflettere, sotto diversi aspetti: anzitutto è un'indagine attenta alle caratteristiche sociali e culturali di fine Seicento, chiaramente con tutti i risvolti positivi e negativi. Non solo, attraverso l'osservazione attenta delle scene è possibile ricostruire i gusti alimentari di un periodo storico importante, le modalità di preparazione dei banchetti, tutti i retaggi culturali e alimentari provenienti dalle epoche precedenti e la strutturazione degli ambienti di cucina. Anche l'analisi sociale nel film riveste un ruolo molto importante: l'assenza dei valori dei nobili, il rapporto tra questi ultimi e i ceti bassi e non da ultimo le tante contraddizioni sociali esistenti.
Un film importante quindi, soprattutto se si vogliono analizzare le caratteristiche di cucina e di servizio, i gusti, le preparazioni, le strabilianti decorazioni e gli apparati scenici che costituivano parte integrante del banchetto.
Un vero documento che vi riporterà indietro nel tempo insomma, e vi farà sedere ad una tavola fastosamente apparecchiata, o tra una cucina caotica e piena di leccornie.

venerdì 10 giugno 2016

Dolci e profumate. Viaggio alla scoperta delle pesche.

Il pesco è una pianta originaria dell'Oriente, dove assume significati molto importanti. In Cina è il simbolo di immortalità e i fiori vengono conseguentemente celebrati nell'arte e nella letteratura.
Fu la Persia il mediatore culturale e commerciale con l'Europa di questi frutti, e proprio da essa presero il nome "persica" o "persico". E' consolidata la sua presenza nella storia di differenti culture.
In Egitto la nostra protagonista era sacra ad Arpocrate, ovvero Horo, il fanciullo figlio di Iside e Osiride, dio dell'infanzia e del silenzio. E' proprio da questo aspetto religioso e cultuale che pare derivi l'associazione delle pesche con le guance paffute degli infanti, spesso definite "rosa e belle come pesche". Si pensa che Alessandro Magno attraverso i suoi continui spostamenti e campagne belliche, fu il personaggio che in concreto introdusse questo prodotto.

(Giovanni Ambrogio Figino, Piatto metallico con pesche e
foglie di vite. Collezione privata)

Certo è che sono veramente tante le leggende, di matrice orientale e occidentale, legate a questa pianta e al suo frutto.
Con la caduta dell'Impero Romano la coltivazione del pesco si può dire che scomparve quasi del tutto, rimanendo confinata all'interno delle realtà monastiche; sono loro che preservarono di fatto numerose varietà dalla scomparsa.
Questo dolce frutto fu presente in molte opere botaniche nel corso della storia, partendo già in epoca romana negli scritti di numerosi intellettuali.
Un nuovo incremento della sua coltivazione avvenne solo attorno al Rinascimento, periodo in cui molte opere documentarono diverse varietà esistenti e le credenze legate alla loro coltura e utilizzo.

(Giacomo Ceruti, Tavolo con pesche)

La situazione migliorò a partire dall'Ottocento quando le tendenze e i consumi riguardanti questo prodotto aumentarono considerevolmente; ancora oggi è uno dei frutti più acquistati e con il maggior numero di varietà prodotte e commercializzate sia sul piano nazionale che internazionale.
Già all'inizio di questo percorso ho accennato ad alcuni simboli collegati alla pesca, vediamo meglio di cosa intendo: per quanto riguarda l'Oriente, la fioritura del pesco simboleggia rinnovamento e rinascita, ma anche bellezza, gioventù e purezza; per il Buddismo è uno dei frutti benedetti, in molte culture i noccioli vengono intagliati per ricavarne potenti talismani. In Occidente, oltre ad esser il simbolo della primavera, sono anche sinonimo di ammirazione e dedizione.

(Pierre Auguste Renoir, Pesche)

Per il simbolismo cristiano è il frutto della salvezza, compare spesso nei dipinti della Vergine con il bambino (anche a seguito delle influenze della cultura egizia, come ho esposto all'inizio). Il frutto con le foglie attaccate al picciolo rappresenta la coordinazione felice tra parola e virtù del cuore.
In arte e letteratura nel corso dei secoli hanno assunto numerosi e diversi significati, dalla presenza nelle nature morte (come ho voluto testimoniare con le immagini che ho scelto), alle simbologie incarnate dai dipinti di matrice religiosa; come non ricordare inoltre l'arte orientale in cui la pesca e il pesco sono presenti in modo significativo.  Spesso infine nell'arte del Settecento essa era associata alle guance rosee delle gentildonne, anche spesso con velati riferimenti di matrice amorosa e sessuale.
Un prodotto unico quindi, che unisce alla delicatezza del colore e al dolce profumo tanta cultura e curiosità, che rivivono sempre e ci accompagnano quasi per tutta la bella stagione.